Veterano del film ad episodi, il regista Kim Jong-kwan torna sul grande schermo con Frosted Window dopo la co-regia del 2024, The Killers, (Kim Jong-kwan, con Roh Deok, Lee Myung-se e Chang Hang-jun) presentata in Italia al Florence Korean Film Festival.
Il film si iscrive in una solida tradizione del regista, è i riferimenti e gli eco con le sue opere precedenti sono numerose: The table sicuramente, ma anche Worst Woman.
Frosted Window, e la nostalgia dei film semplici
Frosted Window è un film a capitoli che omaggia lo sguardo ravvicinato di Hong Sang-soo, piuttosto che i dialoghi fitti e ammiccanti di Richard Linklater e le relazioni con i bicchieri e le tazzine che hanno solo i personaggi dei film di Jim Jarmush. Ma è un film propriamente di Kim Jong-kwan, per chi ha familiarità con il suo cinema.
Rappresenta situazioni triangolari, con sfumature vicine al reale, concedendo respiro e tolleranza ai personaggi che si studiano, si assaggiano a vicenda. Il gioco seduttivo è delicato e ci ricorda quanto piacevole sia temporeggiare e cambiare idea.
Primo episodio, Out walking
Il primo capitolo, Out walking, ci illude che il film abbia poco da dare. Per la prima parte del film non esistono conflitti narrativi degni di nota, ma un seducente trentenne (Jang Ryul) che se va in giro per la città a fare il “piacione”. Incontra qualcuno che vuole essere lasciato in pace, incontra qualcun altro che pare aspettare solo lui, la povera Sanghee, ingenua e fiduciosa.
Per questa assenza di intrigo e di contesa, il futuro del film sembra essere a rischio; non si avvertono neppure i segnali di genere, quelli che altrove ti permetterebbero di preannunciare un imminente disastro. Le personalità non stridono, non c’è attrito, ma tutto scivola via senza lasciare traccia. Ebbene, a Frosted Window bisogna concedere un po’ di agio, lasciare che la sua primavera arrivi e la fioritura ci avvolga fragrante e inaspettata. Fino a quando, finalmente, e quasi sul finire del racconto, arriva una telefonata. E allora ecco l’abilità di chi scrive e assembla un lavoro visivo del genere: il film racconta di scelte, di opportunità mancate, di tradimenti, e di confusione sentimentale. E lo fa in una cornice visiva curata e solida.

Frosted Window di Kim Jong-kwan – Immagini stampa fornite da Jeonju International Film Festival
Breather
Il secondo episodio, Breather, è un omaggio al gioco della seduzione. È un appuntamento tra un lui impegnato (Joo Jong-hyuk) e una lei (Jeon So-young) che non pare voler davvero minacciare la storia di lui. Se non fosse che il ragazzo è perso… Ma chi davvero dirige lo scambio? Quanto l’alcool disinibisce, e quindi contribuisce ad avvicinare, oppure fa perdere la rotta? E, cosa si nasconde in realtà dietro a quell’appuntamento?
L’inquadratura è quasi sempre la stessa, un piano a due che Jarmush avrebbe approvato, ma non ci serve un taglio stretto sulla mano che cerca l’altra. La fotografia già lavora su toni caldi e tenui e ci racconta tutto quella chimica che ci sembra di intuire.
In assoluto, il film è piacevole per la cura che riversa nelle singole inquadrature, per quanto valore ha la composizione visiva di Lee Seunghun e Shin Dong-heon, per cui non esistono immagini che abbiano meno valore di altre ma tutto deve mostrare altezzosa dignità cinematografica, quasi manierismo ma senza farne sfoggio.

Frosted Window di Kim Jong-kwan – Immagini stampa fornite da Jeonju International Film Festival
Mari
La terza parte, Mari, è dove il cerchio si chiude, e il regista convoglia tutta la sua magia, abbattendo con classe la quarta parete. Non sappiamo più se ci troviamo dentro o fuori la vita della protagonista (Ook Ja-yeon), se è l’attrice ad interpretare se stessa o la sua storia ad essere diventata un film. Le parole confondono i piani di lettura e in queste inquadrature decorate quasi ossessivamente, dove anche il set design sgomita per essere considerato protagonista, finalmente, ritroviamo tutta la tenue seppur efficace forza della settimana arte.
I luoghi ritornano, come nei film del maestro Hong, e quella che sembrerebbe una grande città diventa un piccolo quartiere, decodificato da storie ed emozioni. I muri non sono più muri, i vetri, le finestre, soprattutto quelle, non sono più soltanto degli elementi di architettura ma gli scrigni di emozioni intessute e vissute con ardore tenuto a freno.
Che bella immagine della seduzione, della delusione, della sofferenza. Che bella diversità nei triangoli amorosi, non tradizionali né scontati; con quale armonia la storia si sviluppa e la recitazione omaggia la mansueta moderazione emotiva che confronta l’istintiva urgenza dell’attrazione e dell’amore. Frosted Window di Kim Jong-kwan punta ad accomodarsi nel cuore.