Il documentario La cima è in concorso al Trento Film Festival, in programma dal 24 aprile al 3 maggio 2026.
Il film, diretto da Simone Cargnoni, fa parte della sezione Orizzonti vicini, una vetrina dedicata ad autori, produzioni e racconti del Trentino – Alto Adige.
La Cima
Sullo sfondo del Brenta Open, evento di arrampicata inclusiva nelle Dolomiti, tre partecipanti con diverse condizioni fisiche e disabilità affrontano insieme un’esperienza che va oltre lo sport, trasformando la salita in un percorso condiviso di relazione con la montagna e con gli altri.
Il documentario segue da vicino la quotidianità e la preparazione atletica di Kevin Ferrari, Nicolle Boroni e Gianluigi Rosa, fino alla scalata di gruppo. Attraverso interviste, materiali d’archivio e riprese immersive, l’arrampicata e la montagna non vengono raccontate solo come una prova fisica, ma come uno spazio di ascolto condiviso, fatto di adattamenti, fatica, silenzi e sostegno concreto tra i partecipanti.
Nel dialogo continuo tra uomo e natura, la vetta perde il valore di semplice obiettivo sportivo e diventa un’occasione per ridefinire i propri limiti e ripensare a ciò che, in un primo momento, può sembrare impossibile o irrealizzabile.
La potenza delle immagini e il rapporto con la natura
Il documentario colpisce soprattutto per il lato visivo. I protagonisti vengono seguiti nel corso delle arrampicate, mentre la macchina da presa si avvicina a loro, mostrandone la fatica, le difficoltà, ma anche l’entusiasmo e la soddisfazione, per poi allontanarsi, andando a rivelare l’ambiente circostante e gli spazi naturali magnifici e suggestivi. Viene quindi lasciato spazio solo ai silenzi e ai suoni naturali, nonché ai respiri e ai ganci e ai cavi dell’attrezzatura che si muovono.
Le immagini delle Dolomiti e delle arrampicate sono intervallate da momenti di maggiore intimità in cui vari amici e “compagni di arrampicata” si ritrovano seduti a un tavolo, circondati da uno sfondo completamente nero, a guardare foto dei vari percorsi affrontati assieme nel corso degli anni. In seguito viene invece lasciato spazio ai singoli racconti, concentrandosi soprattutto su Kevin, Nicolle e Gianluigi. Ognuno di loro affronta vari temi, andando a raccontare il rapporto col proprio corpo, l’accettazione della propria disabilità, la paura del giudizio altrui, nonché l’importanza dello sport e, in particolare, dell’arrampicata.

La cima come metafora
Il racconto all’interno del documentario si basa in gran parte sulla necessità di accettare se stessi e il proprio corpo, senza però accettare dei limiti imposti da altri. I protagonisti parlano con orgoglio della felicità che hanno raggiunto nella propria vita e di come non considerino affatto la propria disabilità come un limite. Parlano dell’importanza non solo dello sport e del rapporto con la natura ma anche dell’importanza della condivisione delle esperienze, della collettività e del sostegno reciproco.
La montagna viene presentata come uno spazio di confronto, prima ancora che di conquista. Non c’è l’enfasi dell’impresa né la costruzione spettacolare della sfida: ciò che interessa al film è il percorso, il tempo necessario, la dimensione fisica dell’ascesa.
In questo senso, il raggiungimento della cima diventa una metafora della vita: non è importante l’obiettivo ma il percorso, la soddisfazione e la crescita personale, oltre alla creazione di ricordi condivisi.
L’importante non è la cima, ma il raggiungimento della vetta e la voglia di sfidare le proprie paure e smettere di scappare da esse.
Un percorso tra corpo e montagna
La Cima si sviluppa in modo coerente e lineare, mantenendo un tono costante dall’inizio alla fine. Il film non cerca soluzioni formali complesse, ma si affida alla relazione tra i protagonisti, il corpo e la montagna.
Il risultato è un documentario solido, che restituisce con chiarezza il valore dell’esperienza condivisa e il rapporto tra limite, movimento e relazione.