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Trento Film Festival

‘Civetta, la parete dei sogni’: non più monti, ma “anime di monti”

Uno dei nove episodi della serie 'Dolomitismo. Racconti Verticali', ideata e diretta da Emanuele Confortin, ora al Trento Film Festival 2026

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'Civetta, la parete dei sogni': uno dei nove episodi della serie 'Dolomitismo. Racconti Verticali', ideata e diretta da Emanuele Confortin

Civetta, la parete dei sogni, presentato nella sezione Proiezioni Speciali del Trento Film Festival 2026, è solo uno dei nove episodi di Dolomitismo. Racconti Verticali. La serie, ideata e diretta da Emanuele Confortin, ripercorre la storia dell’alpinismo nelle Dolomiti attraverso le testimonianze di Luca Vallata e altri alpinisti, con gli interventi del geologo Emiliano Oddone e il disegno dal vivo di Gigi Dal Re a fare da contrappunto.

Il regista – anche Accademico del CAI, Club Alpino Italiano – documenta la scalata lungo la storica via Aste-Susatti accompagnato da Luca Vallata, Alessandro Baù e Claudia Mario.

Civetta, la parete dei sogni: agosto 1929, Dolomiti

“Con la fame dei predatori, issiamo sulla pietra il nostro corpo molle”, scrisse Antonia Pozzi nell’agosto 1929. Nella poesia Dolomiti, con poche righe, è descritta la scalata nella sua dimensione più intima e spirituale: non più monti, ma “anime di monti”. Non a caso la parete nord-ovest del Civetta è nominata la parete dei sogni o, come la chiamano gli alpinisti, la “parete delle pareti”. Un imponente muro di roccia che si protende per oltre mille metri, circondato alla base dai ghiaioni di calcari e dolomie e sulla cima da densi strati di nubi.

L’origine incerta del nome “Civetta” è stata a lungo oggetto di discussione. Tra le ipotesi vi è la derivazione dal latino “civitas” per via della somiglianza a una “città turrita”, dal profilo disegnato da grandi torri di roccia. Non sono soltanto le scanalature e i solchi nella parete a disegnarne la geometria, ma anche il colore e dunque la composizione partecipano alla definizione del ritratto complessivo. Il colore grigio indica una roccia non particolarmente friabile, ma quando tende all’arancione e al bianco – dove la dolomia principale incontra il calcare – la scalata si fa più impervia: la roccia diventa friabile e le superfici si fanno più arrotondate e smussate.

“È difficile che ci sia, in uno spazio così ristretto come la zona dolomitica, una concentrazione di pareti così grandi, tutte così diverse l’una dall’altra, ciascuna con i propri colori e le proprie caratteristiche”, dice l’alpinista Claudia Mario. È infatti l’eterogeneità geologica delle Dolomiti – Patrimonio Mondiale dal 2009 – a determinare l’unicità del sito, che durante tutto l’anno è meta ambita da escursionisti e amanti delle vie ferrate. Nel 2019 la stessa pratica dell’alpinismo viene riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale.

Le cause di questa attrazione

“Tradizionalmente si ritiene che i primi veri scopritori delle nostre cime siano stati i cacciatori di camosci”, spiega Luca Vallata. L’alpinista solleva il dubbio che i pionieri delle Alpi fossero mossi perlopiù da una semplice curiosità, se non dal desiderio di conquistare per primi una cima. Ma se si è disposti a rischiare la vita per così poco, dev’esserci allora una ragione più profonda che spieghi questa “urgenza dell’alta montagna”, e il sentimento di partecipazione che scaturisce alla vista di una parete all’apparenza insormontabile. Aggiunge poi: “Credo che questa sia una copertura, perché per spiegare ai propri parenti perché avevano rischiato e perché erano andati in cima, dovevano per forza dire che era servito a qualcosa”.

L’immobilità

Dino Buzzati – anch’egli appassionato alpinista – provò a definire le cause di questa attrazione in un articolo pubblicato sulla rivista Como nel 1957. La attribuì in parte alla ripidezza che “moltiplica la sensazione di lontananza e quindi meravigliose speranze; […] essa ci fa risultare remotissime, addirittura irraggiungibili, creste in realtà lontane appena poche migliaia o centinaia di metri”. Ma anche e soprattutto all’immobilità della montagna: “Sorge nell’uomo il confuso desiderio di aderire, di adeguarsi, di identificarsi in certo modo a tanta immobilità, di prenderne infine possesso. E di qui l’alpinismo”.

Con la stessa immobilità, le rocce delle Dolomiti custodiscono una fedele testimonianza dei cambiamenti climatici che hanno interessato il periodo di passaggio tra il triassico e il giurassico, dove avvenne un’estinzione di massa che interessò oltre il 70% delle specie marine e delle specie di vertebrati terrestri. “Le rocce delle Dolomiti, in più punti del record geologico, registrano queste estinzioni di massa derivanti da cambiamenti climatici. È un processo estremamente utile e interessante interrogare il passato per capire le dinamiche attuali”, spiega il geologo Emiliano Oddone.

Le pareti del Civetta, dove la storia dell’alpinismo classico nelle Dolomiti e quella geologica si compenetrano, animano nell’alpinista aspirazioni che vanno oltre l’esperienza della scalata con i suoi sistemi di fessure e diedri. Non è solo l’illusione di poter dominare l’irriducibile, né tantomeno l’emozione che si accompagna all’incognita di un percorso imprevedibile, a poter spiegare esaustivamente l’istinto all’esplorazione della montagna, dove tutto sembra mutare restando al contempo uguale a se stesso: c’è qualcosa di più, qualcosa di eterno, e potrebbe essere anche questa l’immobilità di cui scrisse Buzzati.

Il regista

Emanuele Confortin è giornalista, fotogiornalista e documentarista indipendente. Laureato in Lingue e Civiltà Orientali, dal 1998 si occupa di Asia Meridionale e dal 2008 di Medio Oriente, e tratta in particolare di aree di crisi, cambiamento climatico, migrazioni e minoranze. Tra i suoi lavori più rilevanti, oltre a Dolomitismo. Racconti Verticali – di cui fa parte l’episodio Civetta, la parete dei sogni – figurano anche L’ultima Via di Riccardo Bee, presentato alla 71ª edizione del Trento Film Festival dove ha ottenuto il Premio del pubblico al miglior film di alpinismo; Diga, cronache transumanti, insignito del Premio Dolomiti Patrimonio Mondiale al Trento Film Festival 2021 e del Premio del METS al Trento Film Festival 2020; Kinnaur Himalaya, vincitore del Premio Mountain Wilderness International al Torellò Mountain Film Festival 2020.

Civetta, la parete dei sogni

  • Anno: 2025
  • Durata: 29'
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Emanuele Confortin