La storia editoriale di Rukeli presenta il coinvolgimento di numerose realtà sociali, ognuna delle quali aveva il compito di offrire al progetto un contributo specifico. Parliamo di associazioni di promozione culturale, enti regionali, istituti scolastici e progetti di ricerca europei, tutti intorno alla produzione del film. Con un simile marasma di teste da assecondare, solo il genio e la visione di un autore come Alessandro Rak potevano guidare il lavoro senza che esso si tramutasse in una tragica occasione sprecata.
Il cortometraggio ha esordito fuori concorso a Venezia nel 2025 ed è reduce dalla vittoria ai Nastri d’Argento 2026, conferendo al regista un altro premio importante dopo l’European Film Award per il miglior film d’animazione a L’arte della felicità. e le diverse candidature ai David di Donatello per Gatta Cenerentola.
Storia di una discriminazione che continua
A dare il proprio soprannome al titolo dell’opera è Johann Wilhelm Trollman, pugile di etnia sinti attivo nella boxe professionale in Germania dal ‘29 al ‘34 che trovò la morte nel campo di lavoro di Wittenberge, avendo battuto, nonostante il deperimento fisico, un kapò nazista a un incontro avvenuto all’interno del campo. Nel corso del racconto, la voce interiore del protagonista descrive, per mezzo del timbro di Antonio de Matteo, i numerosi episodi discriminatori che hanno contrastato la sua carriera sportiva, ai quali egli dimostra di opporre fino all’ultimo una forza soprannaturale che lo lega spiritualmente al proprio popolo.
Dai titoli di coda di Rukeli emerge una dedica a dir poco sorprendente a Michelle Seferovic, bambina vittima di un incidente domestico dovuto alla insufficiente manutenzione dell’impianto elettrico adiacente al campo Rom in cui viveva. Appare dunque evidente il coraggioso tentativo da parte della casa di produzione AntropicA e dei gruppi collaboranti di sottolineare una continuità nell’emarginazione che la civiltà moderna ha perpetrato nei confronti della comunità a cui appartenevano Johann Wilhelm e Michelle.

La pittura unisce realtà e immaginazione
Oltre a ciò, esiste un ulteriore elemento capace di sottolineare l’importanza storica e culturale di Rukeli e del suo successo in ambito di premiazioni. Si tratta infatti del primo cortometraggio animato vincitore del Corto d’Argento che si avvale dell’IA generativa, con lo scopo di accostare a reperti fotografici effettivi sequenze fittizie che riproducono i momenti della vita del pugile privi di copertura mediatica. Riguardo alla questione, Alessandro Rak ha spiegato la tecnica che ha utilizzato per contenere l’artificiosità del prodotto finale:
«L’aspetto pittorico è servito a smarcare queste immagini dalla loro natura iniziale, e dargli un’unica impronta stilistica. Il movimento delle pennellate dà un senso di continua reinterpretazione di quello che si vede, che è quello che mi piace di questo stile.»
In linea con le dichiarazioni del cineasta, sebbene i caratteri che indicano l’origine di taluni quadri siano riconoscibili, quest’ultimi trovano la propria contestualizzazione grazie alla qualità materica dei fotogrammi, le cui raffigurazioni appaiono sempre indefinite e in costante movimento a causa dell’evanescenza del bianco e nero e dell’incisività del tratto grafico. Questo perturbamento nel disegno, in aggiunta, combacia perfettamente con la colonna sonora di Marco Sica che trae ispirazione dalla turbolenta musica gitana.
Una speranza per l’animazione italiana
Difficilmente l’approdo dell’intelligenza artificiale nell’industria cinematografica sorprenderà qualcuno. Già da tempo si registrano utilizzi di tale strumento nelle pellicole live action per i motivi più disparati e oggi sembra che perfino l’animazione, baluardo della creatività e della libera espressione filmica, stia giungendo a un tavolo di negoziazione con esso.
Pur con i dovuti accorgimenti, lo sdoganamento dell’IA come dispositivo per la messa in opera di film in 2D e 3D può diventare un’opportunità di agevolazione della produzione animata in Italia, capace persino di limitare i problemi di budget. Non si tratta solo di favorire un mercato, ma anche di accompagnare l’evoluzione di una tradizione consolidata nel nostro paese: partendo da Bruno Bozzetto, passando per i lungometraggi di Enzo D’Alò fino ad arrivare alla recente distribuzione di Orfeo di Virgilio Villoresi, film in tecnica mista ispirato a una graphic novel dello stesso Bozzetto.
Senza dubbio, il dibattito rimarrà aperto ancora a lungo; nondimeno, risulta necessario registrare la bravura di Alessandro Rak nell’elaborare un’opera breve come Rukeli, pregna della sua concezione artistica chiara e riconoscibile nonostante parte della realizzazione sia stata affidata all’intelligenza artificiale.
