Le chant des fôrets di Vincent Munier è stato presentato in concorso alla 74ª edizione del Trento Film Festival, appuntamento imperdibile per tutti gli amanti dei film che affrontano temi legati alla montagna e all’ambiente in generale.
Le chant des fôrets: tre generazioni si tramandano l’amore per la natura
Una casa in un bosco illuminata da fioche luci di candele e abitata da tre persone di altrettante generazioni: un nonno, Michel Munier, un padre, Vincent Munier e Simon, il giovane figlio di Vincent. Attorno a un tavolo, col riverbero delle candele che donano un grande senso di intimità e pace, si raccontano le tante meraviglie che la foresta regala loro ogni giorno e ogni notte.
Quelle che Michel e Vincent, entrambi naturalisti, fanno a Simon, sono narrazioni che rivelano la profonda passione per le osservazioni della fauna selvatica che nel corso della loro vita, pazientemente, hanno potuto fare nella foresta, e che vogliono trasmettere a Simon.
Un’opera che è un’immersione profonda nella natura, alla scoperta della sua bellezza, osservando uccelli rari, cervi, linci, volpi e il mitico gallo cedrone, creatura divenuta sempre più rara nelle zone dove vivono i Munier, i Vosgi francesi, a causa dei profondi cambiamenti climatici in atto.

Un film dall’afflato poetico, realizzato con immagini di grande fascinazione
Le chant des fôrets è un’opera che utilizza immagini dal grande impatto visivo realizzate dal cineoperatore e fotografo naturalista Antoine Lavorel. Queste permettono di evidenziare come l’uomo sia indissolubilmente connesso alla natura e, per questo, debba essere in grado di tornare a vivere in equilibrio con essa, come una delle tante realtà che la compongono.
Insieme ai tre protagonisti rimaniamo estasiati nell’osservare la varietà di fauna selvatica che popola una foresta, restando incantati nell’udire i tanti suoni che risuonano giorno e notte fra le alte conifere o assistendo alla lotta fra due cervi maschi, ascoltandone i profondi bramiti d’amore in quella che rimane una delle sequenze più appassionanti di tutto il film.
È necessario, secondo i Munier, tornare a saper ascoltare e apprezzare i messaggi che la foresta regala: le grida, i sussurri, i canti tutti diversi dei molti uccelli che la popolano, il verso dei cervi, il suono secco e gli schiocchi che emette il gallo cedrone. Al contempo, con poche e semplici parole e con molte, splendide immagini, ci vogliono mettere in guardia del pericolo a cui l’uomo va incontro con lo scriteriato sfruttamento del pianeta e degli ambienti naturali.
Dobbiamo ritornare a vivere la natura, a saperla apprezzare, affondando le mani nella lignina degli alberi caduti, materia in decomposizione dalla quale nasce nuova vita. Perché, come afferma Michel Munier:
“Le nostre origini sono qui. Qui c’è tutta la nostra storia. Tutta la storia della vita sulla terra. Migliaia di anni di esseri viventi, di piante e animali, lì nel terreno.”
Le chant des fôrets è una poesia, un inno alla vita, un’ode appassionata alla natura che è il bene più prezioso che abbiamo, da amare e rispettare e di cui noi facciamo parte. “Noi nasciamo, viviamo, moriamo per partecipare al movimento generale. Le nostre origini sono lì, nell’humus – ci dice Michel – e tutte le vibrazioni che risuonano discretamente dentro di noi, ci ispirano, come un respiro”. Il respiro della vita.
