Hanno dignità, coraggio e determinazione da vendere le protagoniste di Ballata femmenella, toccante e misuratissimo doc, diretto da Elettra Raffaela Melucci e Giovanni Battista Origo, presentato al 41esimo Lovers Film Festival.
Senza scadere nel pittoresco, nella volgarità , che hanno spesso caratterizzato i documentari sui “femminelli” napoletani, i registi lasciano che le protagoniste raccontino le loro storie.
“Io sono nata Amedeo, ma sono sempre stata Loredana” dichiara una delle intervistate.
Sulla sua stessa lunghezza d’onda, un’altra protagonista:
“Non ho deciso di essere Sara, sono nata Sara”.
Secondo Carmelo Cosma, novantenne da Avetrana in Puglia, nota come “Tarantina”, amica ai tempi de La dolce vita, di Federico Fellini, Anita Ekberg, Laura Betti e Goffredo Parise, “femminella è un termine antico che risale al tempo dei reali e avevano il compito di accudire i bambini o di fungere come dame di compagnia.”
Loredana fa, invece riferimento agli anni della Seconda Guerra mondiale e al dato storico che i “femminelli” a Napoli, costituivano, già allora, una forte presenza in città:
“ Gli uomini erano al fronte, le donne svolgevano i lavori maschili e i femminelli facevano le mansioni delle donne.” La “Tarantina”, ribadisce con forza:
“Femminello si nasce, trans si diventa.”
Sfilano sullo schermo le testimonianze di Samantha, showgirl de “Le Coccinelle”, storico gruppo teatrale. Figlia di un trans, ha sposato un uomo che era una donna e i due sono stati la prima coppia trans sposata in Italia.
Seguono Porpora, la più politicizzata di tutte, una intellettuale con un passato di militanza nella sinistra extraparlamentare e Stefania, un’infanzia passata in collegio e un fratello morto per overdose.
Ballata femminella: un doc che non cede alle strizzate di cuore, girato con garbo e sensibilità
Un file rouge lega insieme tutte queste storie. Dopo aver scoperto, sin dalla tenera età, di essere incarcerate in un corpo maschile, dopo mille dubbi e incertezze, comunicato, coraggiosamente, ai loro genitori la loro condizione, di fatto, sono state cacciate di casa e costrette a vivere da sole.
Loredana rievoca come i fascisti e i naziskin, in pieno governo Berlusconi, per un periodo le perseguitavano e, dopo averle picchiate, le scaraventavano nei cassonetti dell’immondizia.
Con orgoglio, ricorda anche come, decise a reagire, si erano mobilitate con delle mazze per respingere i loro assalti e da, qual giorno in poi, furono lasciate in pace.
Forse, il racconto più struggente è quello di Jackie, giovane laureata in Legge che non ha mai potuto esercitare la professione in uno studio legale.
A suo dire, nessun avvocato ha mai voluto che frequentasse il proprio studio perché la sua presenza sarebbe stata “sconveniente”.
In maniera acuta, sottolinea come, al giorno d’oggi, non dà fastidio l’immagine della trans ai margini della società, ma la sua normalizzazione. Nessuno è disposta a immaginare di vederla, seduta a una cassa di un supermercato o che possa svolgere un lavoro normale.
Ancora più caustica Loredana:
“La sinistra si pone il problema di come definirci, ma non quello di battersi perché abbiano un lavoro.”
Ad arricchire la visione di questo intenso e coinvolgente doc, dei filmati che mostrano i cortei dei “femminelli”, impegnati un tempo nelle Quattro Giornate di Napoli, hanno sfilato all’ombra del Vesuvio, sin dal 1996, per difendere i loro diritti e la loro dignità. Imperdibile
41° Lovers Film Festival dal 16 al 21 aprile