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Korea Film Festival

‘The Mutation’, un viaggio nell’identità negata

Al Florence Korean Film Fest 2026, la regista Shin Su-Won svela le problematicità della società in cui vive, attraverso i silenzi e le incomprensioni di una coppia di protagonisti insolita.

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Presentato in prima mondiale alla Quinzaine des Cinéastes del Festival di Busan 2025 e ora candidato al Korean Film Fest 2026 di Firenze, The Mutation è il sesto lungometraggio di Shin Su-won, una delle voci più coerenti e necessarie del cinema coreano contemporaneo. Autrice che nel corso degli anni ha saputo costruire una filmografia capace di indagare con acuità le fragilità dell’emarginazione, da Pluto (2013), premiato alla Berlinale, al raffinato Hommage (2022), la regista torna al festival fiorentino come un’ospite di casa, in un rapporto artistico e affettivo che si consolida di edizione in edizione.

Il concetto della mutazione

Il titolo è già un manifesto, perché la mutazione non è sociale, esistenziale, relazionale, prima ancora che biologica. Se-oh (Han Hyun-Min) è un uomo coreano, figlio di genitori coreani, che a causa di una mutazione genetica presenta i tratti fisici di un uomo di colore.

La sua intera esistenza è scandita dallo stesso quesito esistenziale ripetuto all’infinito, come se la risposta giusta non esistesse, o peggio, non potesse essere creduta: “chi sono io, davvero?”. Lavorare travestito da tigre bianca in un parco divertimenti diventa la metafora più lampante della sua condizione: amato come personaggio di finzione, respinto come essere umano.

Il destino di Shin si intreccia presto a quello di Sora (Lee Joo-Young), un’artigiana che costruisce tavoli in legno fatti a mano e che porta il peso invisibile di una storia d’amore con la sua ragazza, naufragata nel clima soffocante di una comunità di provincia profondamente conservatrice e cristiana. La coppia di protagonisti è formata da due persone che non hanno scelto ciò che sono, il colore della pelle, il genere, l’orientamento sessuale, e che si trovano a fare i conti con un mondo che non ha elaborato gli strumenti per accettarle.

Il nostro punto di partenza

Se-oh, dopo un malore durante uno dei suoi turni in maschera, decide di usare il suo congedo malattia in modo singolare: acquista una valigia costosa e degli abiti coordinati, e cerca qualcuno disposto ad accompagnarlo per due giorni, offrendo la valigia stessa come ricompensa per il viaggio.

Sora accetta. Da quel momento, i due si muovono tra il parco divertimenti dove lavora lui, il piccolo studio di co-working dove lavora lei, e infine una cittadina di provincia che per Sora è una sorta di ritorno alle origini, carico di dolore e di non detti. Il film segue questo percorso con un ritmo costante, mai concitato, come se la regia volesse restituire la sensazione vera di due persone che imparano gradualmente a fidarsi l’una dell’altra.

Emergono, in questo viaggio, alcune sequenze destinate a restare impresse: la corsa sul treno, lo scambio al mercato delle pulci, l’incontro con un collega di Se-oh, il momento del funerale. Episodi che condensano, ognuno a modo proprio, il tema centrale del film: quanto sia doloroso e ingiusto che il punto di partenza della propria vita sia qualcosa su cui non si è mai avuto alcun controllo.

La tigre bianca e altri animali mutanti

Shin Su-Won è una regista che non disdegna la sottile ironia, e in The Mutation questo talento si esprime con eleganza. La scelta di far lavorare Se-oh travestito da tigre bianca non è casuale: è un animale albino, un essere che la natura ha marcato come diverso dalla norma, ammirato per la sua rarità in gabbia, temuto o ignorato in libertà. Il parallelismo è esplicito, eppure non risulta mai didascalico, grazie alla misura con cui la regista gestisce la simbologia senza mai appesantirla.

Allo stesso modo, il gesto con cui Se-oh porta con sé una valigia elegante, oggetto di valore che offre come scambio alla compagna di viaggio, funziona come un codice visivo del film intero: il tentativo di comprare, o almeno di negoziare, un momento di appartenenza in un mondo che sistematicamente gliela nega.

Due corpi fuori posto

Il film si regge interamente sulle spalle di Han Hyun-Min e Lee Joo-Young, e lo fa con una solidità che raramente si incontra in opere dal registro così trattenuto. Il protagonista, modello e attore al suo primo ruolo cinematografico significativo, restituisce il disagio perenne di Se-oh con una precisione che evita ogni semplificazione, un uomo stanco di giustificare le proprie scelte e dotato di una drammaticità priva di retorica. Lee Joo-Young, invece, costruisce Sora come una donna indurita dal lutto sentimentale, abituata a fuggire in piccole autodistruzioni, ma ancora capace di una vulnerabilità autentica.

La chimica tra i due non è romantica: è la chimica di chi riconosce nell’altro una ferita analoga alla propria, senza bisogno di nominarla. E la regista ha la saggezza di non forzarli verso una risoluzione facile o consolatoria. Il mercato, in particolare, offre uno dei momenti più onesti del film: sceglie il realismo al posto della catarsi, e la scelta sembra rivelarsi quella giusta.

Il peso del contesto

Se The Mutation è un film intimo, lo è dentro un quadro politico preciso. La società coreana che Shin Su-Won sembra incapace di guardare oltre la superficie. È la comunità di provincia che non ha gli strumenti per accettare l’amore tra due donne, è la folla che fissa Se-oh per strada, è il collega che reagisce con imbarazzo piuttosto che con naturalezza. Non c’è un antagonista, non c’è una scena di violenza esplicita. C’è qualcosa di più pervasivo e, per questo, più difficile da combattere: l’esclusione del diverso come normalità.

In questo senso, il film si inserisce in modo coerente nella filmografia della regista, che da sempre privilegia gli individui intrappolati dal pregiudizio rispetto alle strutture narrative convenzionali. E si inserisce anche in un dibattito più ampio sul cinema coreano contemporaneo, quello sul confine tra rappresentazione e responsabilità, su chi ha il diritto di raccontare determinate esperienze, su quanto il cinema di genere arthouse possa farsi carico di istanze sociali senza appiattirsi nel didascalico.

Le domande lasciate aperte

Shin Su-won sceglie di lasciare aperti tali quesiti, come le storie dei suoi due protagonisti, che al termine del viaggio non trovano una soluzione, ma forse qualcosa di più fragile e prezioso: la sensazione di non essere soli.

The Mutation è un film che non cerca l’applauso facile né il colpo di scena. È un’opera costruita su silenzi, su sguardi laterali, su una fotografia che trasforma i paesaggi urbani e provinciali della Corea in spazi emotivi riconoscibili. Non è un film perfetto: il ritmo trattenuto mostra qualche cedimento nei tratti meno incisivi della narrazione, e la tensione drammatica non mantiene sempre la stessa intensità tra un episodio e l’altro. Tuttavia, è un film necessario, nel senso più preciso del termine, perché racconta qualcosa che esiste, e che il cinema fatica ancora troppo spesso ad affrontare con questo livello di onestà e di grazia.

The Mutation

  • Anno: 2026
  • Durata: 107'
  • Distribuzione: Finecut
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Corea del Sud
  • Regia: Shin Su-Won
  • Data di uscita: 24-March-2026