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Festival del Cinema Tedesco

‘No Mercy’: la regia femminile crea film più crudi e scomodi?

No Mercy nasce dalle parole di Kira Muratova, le quali sono un eco talmente forte da diventare un racconto corale sul cinema prodotto dalle donne. Perspicace nella forma e nello stile conferisce uno sguardo unico su tematiche attuali e urgenti

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No Mercy

No Mercy si presenta come un lungo ed appassionante itinerario attraverso decenni di storia del cinema, concentrandosi sulla produzione firmata da registe. Cercando di offrire uno sguardo diverso, la regista Isa Willinger, riporta l’attenzione su questioni urgenti e profondamente attuali. 

Presentato alla Biennale 2025, la pellicola riflette il ruolo della donna nell’industria cinematografica, davanti e dietro la cinepresa. Dopo il debutto internazionale, No Mercy approda anche in Italia, inserendosi nel circuito dei festival grazie alla sua presentazione al Festival del Cinema Tedesco di Roma.

La regista, interessata da sempre al linguaggio cinematografico femminile, viene ispirata da “Women Make Film [+]” di Mark Cousins, un saggio di 12 ore composto esclusivamente da spezzoni di film diretti da donne. Dopo la visione della pellicola sorge in lei un dubbio: perché queste registe non hanno la possibilità di esprimersi?”. L’etichetta “film al femminile” o “film diretti solo da donne”, secondo Willinger, crea una nicchia eccessivamente limitante, da cui nasce la necessità di dare voce alle registe stesse.

No Mercy

No Mercy un lucido documentario sulla storia del cinema, volto a dare voce alle registe e scardinare alcuni concetti patriarcali

Le parole di una regista cult lasciano il loro eco: lo spunto da cui nasce No Mercy

In apertura, la voce fuori campo della regista rievoca un evento cruciale della sua formazione: il viaggio ad Odessa, dopo aver completato gli studi di cinema, per incontrare la sua figura di riferimento, la regista Kira Muratova (1934-2018). L’incontro si traduce in un dialogo sulla possibilità, tutt’altro che scontata, di produrre un cinema realmente libero. Muratova sottolinea le difficoltà legate nell’affrontare temi ritenuti scomodi o controversi, rivendicando la necessità di un’espressione autentica attraverso le immagini. 

Tra le riflessioni più incisive, emerge un’affermazione destinata a lasciare il segno nella mente di Willinger: sono spesso le donne a realizzare le opere più radicali e crude. Parole che ribaltano lo stereotipo della sensibilità femminile intesa in senso univoco, portando alla luce una dimensione più complessa e raramente rappresentata sullo schermo.

Una pluralità di voci e di sguardi 

Da questo spunto prende forma un racconto corale che evita le facili e pericolose generalizzazioni e si propone di indagare la pluralità delle esperienze autoriali femminili. A completare questo mosaico intervengono cineaste del calibro di Ana Lily Amirpour, Catherine Breillat, Céline Sciamma, Alice Diop, ma anche Monika Treut e Virginie Despentes. Attraverso interviste e sequenze tratte dalle loro opere più importanti, contribuiscono ad ampliare e approfondire il concetto a suo tempo intuito da Muratova a cui si intrecciano tematiche di stringente attualità, come la violenza di genere. La volontà è quella di analizzare e scardinare le profonde gerarchie del panorama cinematografico dei film di finzione attraverso un genere più libero e sensibile: il documentario. 

Female gaze: una prospettiva diversa

In questo contesto, No Mercy propone una lettura più completa dello “sguardo femminile”: non come l’opposto speculare del male gaze, né come categoria uniforme riducibile al genere della regista. Al contrario, il film suggerisce che non esista un unico modo “femminile” di guardare, ma una costellazione di approcci, spesso anche contraddittori, i quali possono includere ambiguità, durezza e persino forme di rappresentazione non accomodanti.

Più che etichettare e delineare uno stile, il documentario mette in evidenza una libertà dello sguardo in grado di sottrarsi ai modelli imposti e costruire immagini capaci di esprimere soggettività plurali, senza dover aderire a un’idea prestabilita di sensibilità femminile. 

Un documentario lucido e intelligente

Con una messa in scena particolarmente vibrante e dai ritmi serrati, No Mercy si presenta come un documentario che colpisce immediatamente per la sua lucidità e intelligenza.  

La voce fuori campo della regista e l’uso della cinepresa a mano, abili nell’intrecciare il racconto della propria esperienza con la riflessione sul tema centrale del film, trasmette una dimensione intima e personale, usata come filtro per trattare argomenti universali.

Questa sorprendente lucidità è il risultato di un equilibrio non scontato, dimostrando una notevole maturità nel contenere l’intensità emotiva, evitando che questa travolga la struttura complessiva dell’opera. Una struttura ellittica che gioca con le prospettive e il tempo, non solo arricchisce la narrazione, ma la rende anche più incisiva, evitando di ricadere in spiegazioni troppo lineari o proverbiali. 

In un’epoca in cui la questione del ruolo della donna è tanto urgente quanto trattata attraverso grandi cliché, il film riesce a differenziarsi per la sua autenticità, la sua forza espressiva e la sua prospettiva acuta. No Mercy, infatti, non si limita a illustrare il problema, ma invita a riflettere più attentamente sulle dinamiche di potere, visibilità e autonomia. 

Il documentario si distingue così non solo per la sua singolarità, ma anche per una forte identità stilistica, capace di mantenere una voce unica e decisa nonostante tratti un tema tanto discusso. Grazie a tali caratteristiche riesce a far emergere con forza il contributo delle donne nel panorama cinematografico e sociale.

No Mercy

No Mercy un lucido documentario sulla storia del cinema, volto a dare voce alle registe e scardinare alcuni concetti patriarcali

Il gioco di sguardi di No Mercy

La scelta di Isa Willinger di inserire, dopo molte delle interviste, una sequenza di una donna che si guarda intorno non è affatto casuale, ma assume un valore fortemente simbolico all’interno di No MercyLa ricorrenza di queste immagini diventa più chiara se si legge come un vero e proprio dispositivo visivo, non solo come raccordo estetico. La regista costruisce una sorta di sintassi dello sguardo: dopo ogni riflessione teorica o autobiografica delle registe intervistate, inserisce un momento puramente visivo che traduce quelle parole in gesti.

Il punto centrale è chi guarda e come guarda. Nella storia del cinema, le donne sono state spesso rappresentate come oggetti osservati dal soggetto maschile; qui, invece, vediamo donne che osservano il mondo come soggetti attivi. Un semplice espediente che però ha l’effetto preciso di interrompere l’abitudine dello spettatore di “consumare” l’immagine femminile, mettendolo in una posizione più instabile. Un gioco di sguardi abilmente studiato per ribaltare silenziosamente, ma in maniera incisiva, la tradizione del male gaze. 

Lo sguardo della donna aperto, mobile e in ricerca, simboleggia una visione femminile dinamica e in costante evoluzione, non alla ricerca di consenso esterno, ma volto a sfidare il pubblico mettendo in discussione il suo ruolo di osservatore. 

Parallelismi tra vite artistiche e umane affini

Particolarmente interessanti risultano i rimandi e i parallelismi tra la vita di Willinger e la vicenda biografica di Muratova, costruiti con finezza e senza forzature. Veri e propri dispositivi visivi mettendo così in dialogo due percorsi artistici e umani segnati da tensioni affini. La scelta di sottolineare come le vite di entrambe siano influenzate dal rapporto con il potere e la necessità di espressione ha lo scopo di evidenziare come certe dinamiche si ripetano, pur in contesti diversi. Ne emerge così un tessuto narrativo denso e stratificato capace di alternare riflessione e suggestione visiva con grande efficacia. 

Grazie alla sua forza semantica e visiva, No Mercy si configura quasi come un’esperienza vertiginosa: un percorso emotivo che ricorda, per andamento e intensità, una corsa sulle montagne russe. Un documentario rigoroso, necessario, urgente che non solo invita alla riflessione, ma apre anche un confronto critico destinato a uscire dallo schermo e pervadere la sala. 

No Mercy

  • Anno: 2025
  • Durata: 104'
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Germania, Austria
  • Regia: Isa Willinger