Connect with us

Korea Film Festival

Il Florence Korea Film Fest raccontato dal direttore Riccardo Gelli

Il punto sulla selezione ufficiale, i rapporti con le università coreane e il fenomeno della starizzazione degli attori.

Pubblicato

il

Il Florence Korea Film Fest taglia il traguardo della ventiquattresima edizione confermandosi non solo come la principale vetrina del cinema sudcoreano in Italia, ma come un vero e proprio hub di sperimentazione culturale. In un momento in cui la Corea del Sud domina l’immaginario globale tra successi da Oscar e produzioni da record sulle piattaforme streaming, il festival diretto da Riccardo Gelli sceglie di andare oltre il già noto. La sfida di quest’anno è ambiziosa: connettere i grandi nomi del circuito internazionale alle radici profonde della narrazione coreana, dai vivai accademici della KAFA fino alle nuove frontiere digitali dei Webtoon.

Al centro di questa edizione brilla il talento poliedrico dell’ospite d’onore Yeon Sang-ho e il magnetismo di una star globale come Gong Yoo, simboli di un’industria capace di rigenerarsi costantemente tra animazione e live action. In questa intervista, Riccardo Gelli ci guida attraverso le scelte curatoriali di un festival che non si limita a proiettare film, ma costruisce percorsi di inclusività reale e di formazione, aprendo le porte alle nuove generazioni di autori e rendendo la cultura coreana un’esperienza finalmente accessibile a tutti.

Cosa aspettarsi del Florence Korea Film Fest quest’anno

Quest’anno l’ospite d’onore è Yeon Sang-ho, di cui proiettate il cult Train to Busan, ma anche il suo nuovo thriller The Ugly. Mi incuriosisce molto il fatto che sia un regista celebre in grado di spaziare tra animazione e live action. Che importanza date al fatto di proiettare i suoi lavori di animazione, come ad esempio The King of Pigs e The Fake, accanto a successi così popolari? E perché avete scelto proprio lui?

Noi cerchiamo sempre di proporre autori che il pubblico cinefilo conosce, ma vogliamo mostrare anche a un pubblico normale artisti che non si trovano nel cartellone cinematografico italiano normalmente. Fin dall’inizio, il nostro festival vuole far conoscere la cinematografia e la cultura coreana attraverso il cinema, cercando autori non conosciuti al 100%. Train to Busan ha avuto un grande successo, ma il pubblico spesso non conosce gli altri suoi film. Yeon Sang-ho nasce proprio come regista d’animazione, infatti in programma abbiamo The King of Pigs e Seoul Station; il suo stile horror e thriller è una firma che si ritrova coerente in tutta la sua produzione, sia animata che dal vivo.

Quanto hanno influito le serie tv sudcoreane

Infatti trovo molto interessante che comunque il genere, per quanto poi si trasformi in animazione, mantenga comunque un suo stile e soprattutto genere. Mentre per quanto riguarda la masterclass di Gong Yoo, ho saputo che è andata sold out in pochissimo. Cosa dice questo fenomeno sulla “starizzazione” degli attori coreani in Italia e sulla sua capacità di incarnare le fragilità dell’uomo moderno?

Gong Yoo è un attore protagonista di film e serie TV — pensiamo a Netflix — che lo hanno reso famosissimo in tutto il mondo. Questo fenomeno per noi è molto interessante; ci dice che il pubblico segue l’attore attraverso diversi media. In futuro cercheremo di essere ancora più preparati quando inviteremo star di questo calibro che lavorano molto con le serie, perché la richiesta è altissima.

Pensate in futuro di ospitare proprio le serie TV nel programma del Florence Korea Film Fest?

Sì, oggi le serie TV sono molto più distribuite rispetto ai film grazie alle piattaforme; prima non c’erano Netflix o Disney+ per promuoverle così tanto. Ci stiamo provando, ma il problema principale rimane il calendario: le serie spesso escono verso novembre o dicembre, mentre noi siamo legati alla tradizione del festival in primavera, a marzo. Ci piace questo periodo, ma seguiamo con molta attenzione questo cambiamento del mercato; spesso vedo le anteprime al Busan International Film Festival e ci piacerebbe molto portare questo fenomeno stabilmente qui a Firenze.

Cosa porta la Corea del Sud all’Italia

Spostandoci sui cortometraggi, ho visto che avete partner come KAFA, Indiestory e Film Dabin. Come avviene la scelta dei nuovi talenti e quanto conta la formazione accademica?

I cortometraggi sono il punto di partenza: i registi li realizzano per farsi le ossa e poi, col tempo, diventano i grandi autori che conosciamo. In Corea si passa molto attraverso le scuole che forniscono tutti gli strumenti tecnici. Noi collaboriamo con i grandi festival come il Jeonju International Film Festival, il Bucheon International Fantastic Film Festival e il Busan International Film Festival per selezionarli. In più lavoriamo con università come la Chung-Ang (CAU), che è il fiore all’occhiello per studiare regia e sceneggiatura, e la Chungkang per l’animazione. È proprio da questi vivai accademici che sono passati nomi come Bong Joon-ho o Park Chan-wook. Siamo felici di collaborare con queste realtà per scovare chi, tra questi ragazzi, diventerà il prossimo grande regista coreano.

Mentre ho visto sul programma il workshop sui Webtoon che si svolgerà il 26 marzo e vede protagonisti Nam Jung-hoon e Anna Bonita. Perché avete deciso di puntare sul legame tra il fumetto digitale e la settima arte?

Abbiamo iniziato quattro anni fa, quando il Webtoon in Italia era ancora quasi sconosciuto. È un fenomeno coreano al 100% che si legge sul cellulare e non si sfoglia sulla carta stampata. Collaboriamo con la Chungkang University e con l’agenzia di Busan che organizza il Busan Webtoon Festival. Da qualche anno anche il nostro trailer ufficiale nasce da disegnatori coreani di Webtoon, animati poi dall’Accademia Nemo di Firenze. Dato che normalmente il Webtoon si scorre con il dito sullo schermo, abbiamo voluto sperimentare questa unione per trasformare lo scorrimento digitale in una vera esperienza cinematografica.

L’importanza dell’inclusione e dell’accessibilità nel Florence Korea Film Fest

Ultima cosa: ho notato con piacere che tutte le masterclass sono tradotte in LIS (Lingua dei Segni Italiana). È un impegno verso l’inclusività molto bello.

Sì, ne siamo molto felici, per noi l’inclusività è molto importante. Tutto nasce anche dal fatto che abbiamo molte persone che vengono a studiare il coreano da noi; abbiamo infatti una scuola di lingua coreana gestita dalla nostra associazione che organizza il festival. Ci hanno proposto questa collaborazione per rendere il festival accessibile a tutti senza problemi. È fondamentale che anche le persone con disabilità possano partecipare ai racconti e agli incontri attraverso il linguaggio dei segni. È un percorso che abbiamo iniziato con orgoglio e che intendiamo assolutamente portare avanti nei prossimi anni.