Rave On – presentato in anteprima nazionale alla sezione LP Feature dedicata ai lungometraggi narrativi del SeeYouSound 2026 – è un’esperienza immersiva che interessa tutti i sensi e trascina fin dalle prime sequenze nelle atmosfere dense della cultura rave.
Kosmo (Aaron Altaras) è un dj produttore techno in crisi esistenziale e creativa. Il club, un tempo suo habitat naturale, gli ha chiuso le porte e quel che prima era un rifugio sembra divenuto una fortezza invalicabile. Vuole consegnare un vinile con le sue nuove tracce al dj Trey Porter (Hieroglyphic Being), vero e proprio mito della nuova scena elettronica internazionale; imbucato nel locale, grazie alla compiacenza di un buttafuori, inizia una lenta discesa agli inferi alla ricerca di un riscatto.
Lo spazio percorso da Kosmo è un luogo fisico e al tempo stesso intimo, deformato e scivoloso. Il club si fa rappresentazione del dissesto interiore del protagonista, inghiottito in un vortice di incontri, luci stranianti, droghe, sudore, dark rooms e bagni maleodoranti. Il volto è sempre più stranito, progressivamente allucinato. La musica lo martella, lo assilla, lo percuote, lo penetra fino all’ultima cellula: il rave in corso diviene totalizzante, si compie nelle profondità del suo io frammentato e compromesso. Intanto stringe a sé la borsa col vinile, oggetto desueto e superato da suoni in cui stenta a riconoscersi a causa di una musica che negli anni è divenuta “liquida”. Si infila in un condotto di areazione per raggiungere l’agognato Trey Porter e sprofonda in una spirale ancora più acida.
Rave On è un viaggio senza meta, dai risvolti spesso grotteschi, pervaso da un’umanità totale.
Kosmo fa incontri improbabili e, tra fantasmi del passato, cadute e promesse romantiche, cerca faticosamente la via verso la luce. La troverà a sorpresa, del tutto ignaro, “another lost soul” all’aprirsi di un nuovo giorno.
I registi Nikias Chryssos e Viktor Jakovleski in sala illustrano come il film sia stato realizzato all’interno di club con personaggi reali, muovendosi nel delirio della notte rave, con la camera addosso al protagonista, attraverso prospettive opprimenti e costrittive. La resa è realistica e quasi commovente per chiunque si sia trovato a frequentare quei mondi, trascorrendo ore infinite con le casse a palla, strobo pressanti e beat incessante. Si sente lo slancio di libertà, lo sfinimento, il gusto schifoso in bocca di quando al mattino ci si ritrova sfatti e soddisfatti seduti a terra, in attesa di ripartire.
Il senso di comunione insito nella scena viene restituito da Rave On in maniera sublime. Il dancefloor genera un’altra dimensione, un “Kosmo” dove le persone celebrano una sorta di rito pagano all’unisono e le barriere sociali si annullano in nome del beat, dunque il nome del protagonista diviene programmatico; in lui si compie il miracolo, prende vita un mondo diverso, si modula un altro livello di umanità.
Il suono veicola la rinascita.
Kosmo si abbandona al flusso sonoro in estasi; viene passato un suo brano, si perde felice, ne rivendica la creazione e l’autorialità e l’istante successivo realizza che quella musica non è più sua, ma è di tutti e si modella come lo spazio e il tempo all’interno del club.
Le musiche originali, realizzate appositamente per il film da Ed Davenport, si alternano a vere pietre miliari della techno ’90, come la storica Camargue, restituendo a pieno e senza alcuna retorica la centralità culturale di Berlino all’interno della scena techno mondiale, già esplorata in pellicole come Berlin Calling o The Sound of Berlin
Aaron Altaras è straordinario nella resa del collasso psico-fisico che lo attraversa. Il corpo non è mai elemento puramente estetico o periferico, ma un tutt’uno con la caduta. Il viso beato e inebetito da “post raver” è epico.
Rave On è già un cult movie, tanto più in un’epoca avvolta da censura dilagante e appiattimento conservatore, “a dream within a dream“.
Scopri SeeYouSound International Music Film Festival qui.