Il documentario La Prima Festa, diretto da Pietro Fuccio presentato al Seeyousound 2026, racconta la sfida organizzativa e culturale del concerto di Cosmo tenutosi a Bologna nell’ottobre 2021. Il film documenta il ritorno agli eventi di massa senza distanziamento, trasformando un esperimento sociale in una testimonianza di resistenza e liberazione collettiva.
Tutto sembrava pronto. Ogni cosa era stata studiata nei minimi dettagli. Se non fosse che la pandemia mondiale e il Covid hanno bloccato completamente il comparto della musica dal vivo. Come vivere di musica quando la vita sembra doversi fermare?
Il Lockdown e La Prima Festa dell’amore
In sala al Cinema Massimo ci sono proprio tutti i protagonisti di questo documentario: il regista Pietro Fuccio e Nicola Romani di Dna Concerti, Emiliano Colasanti di 42 Records e Marco Jacopo Bianchi, in arte Cosmo.
Osservare con loro in sala, le immagini di repertorio dei tg nazionali, le città svuotate, il lockdown a distanza di soli 5 anni è stato estraniante. Riascoltare parole che fanno tremare i polsi e incazzare come: green pass, distanziamento sociale, tamponi, ecc.
Ricordare che siamo stati chiusi in casa per mesi, anni della nostra vita è irreale, come uscire da un brutto incubo, è stato come aprire un vaso di pandora e boom!: far riemergere una serie di immagini, esperienze personali, lutti e paure che abbiamo cercato di resettare e nascondere in un angolo della memoria e dimenticare.
La Prima Festa ha il pregio di voler riaprire quel cassetto e metterci davanti a uno specchio, comprendere l’infinità di errori commessi durante la pandemia, ma anche comprendere meglio la crisi profonda che ha subito il comparto culturale e in particolare gli eventi dal vivo. Non solo il racconto di un concerto, le cui normali difficoltà organizzative, per un lungo ed eccezionale periodo, sono divenute ostacoli insormontabili, ma un rito collettivo, sciamanico per ritornare alla normalità più forti e consapevoli.
Il maestro di cerimonie, voce volto e corpo di tutto questo è Cosmo. Marco ci abbraccia emotivamente con la sua carica di energia da metà documentario, ci fa ballare e commuovere fino alla fine della proiezione. Per lui solo un grande “grazie” per aver raccontato le sue ragioni oggettive prima e di averci fatto ballare, incontrare ed innamorare di nuovo, in presenza, davanti a un palco insieme alla sua comunità musicale e la sua visione di vita.

La politica non sa ballare
Cosa devono aver passato emotivamente in quei mesi Dna, 42 Records e Cosmo, un vortice di rabbia a ogni tentativo fallito di rendere possibile quella incredibile idea. Mentre in Europa e nel mondo si provava a tornare alla normalità sperimentando forme di eventi live senza distanziamento, Cosmo scriveva al governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e alla sua vice, Elly Schlein, per avere supporto nella realizzazione di quella che nella mente del musicista piemontese voleva e doveva essere una festa per tutta Bologna oltre che per il suo pubblico. Trovandosi in una imbarazzante conversazione (come ricordato in sala) con il ministro della Cultura dell’epoca, Dario Franceschini, davanti alla constatazione di non aver capito il dramma che stava colpendo l’intero settore della musica e dello spettacolo dal vivo. Solo con l’arrivo di un decreto tardivo e non chiaro nella pratica, aprì uno spiraglio per mettere a terra l’evento.
Arriva la commozione
La commozione dopo aver visto La Prima Festa in sala è collettiva. Siamo tutti evidentemente scossi nel aver rivissuto seppur minimamente quel periodo tremendo e sospeso nel tempo. La musica come sappiamo ha un potere curativo, lisergico. Marco lo ha capito da tempo e senza paura ci ha spiegato cosa provava, il suo disappunto per chi ci teneva rinchiusi, il disagio di un artista di non poter esibirsi, la voglia di contatto e di non poter fare festa fino al giorno 15 aprile 2022, quando questa maledizione si è rotta nelle lacrime di gioia e negli spazi esterni del club bolognese Estragon.

Ma cosa succede ora che la pandemia sembra un lontano ricordo?
Oggi a bloccare un comparto sono invece i ritardi nei finanziamenti ministeriali che minano le basi e la serenità di chi svolge eventi culturali in Italia. Solo grandi eventi dai costi proibitivi in enormi palazzetti. Eroi del nostro tempo tutti “gli artigiani” che compiono l’atto rivoluzionario di fare un festival cinematografico o musicale senza certezze economiche, con la voglia di esserci, di fare rumore, di abbracciare il proprio pubblico.
Commuove, inoltre, chi scrive, pensare che quella stessa pandemia che voleva interrompere La prima festa, nel 2020 bloccò anche i festeggiamenti del Seeyousound e fu costretto a chiudere quella edizione dopo appena un giorno dal suo inizio. Ed oggi siamo qui a seguire la dodicesima edizione.
Anche per questo noi di Taxidrivers.it amiamo il Seeyousound.