In sala dal 5 marzo con Universal Pictures, Epic: Elvis Presley in Concert porta la firma di Baz Luhrmann, a distanza di tre anni dal precedente biopic Elvis con Austin Butler nei panni del mitico cantante.
Epic: Elvis Presley in Concert| Il Re da Los Angeles
Tra il 1969 e il 1976, Las Vegas fu letteralmente invasa dall’energia e dallo splendore del Re. In circa sette anni, Elvis Presley salì sul paloscenico, con la sua affezionata e numerosa orchestra, due o tre volte a sera, ogni giorno della settimana, per un totale di quasi 650 concerti. Senza mai perdere un briciolo di quella passione e trascinando migliaia e migliaia di persone dentro al suo ritmo, attraverso i suoi movimenti e il suo amore incondizionato nei confronti di chi lo aveva reso quella celebrità. I filmati scovati da Luhrmann, durante la lavorazione del suo biopic sull’artista, ci mostrano uno sguardo ravvicinato e intimo al personaggio pubblico, ma anche all’uomo dietro il costume.
“Con il Rhythm and Blues le stendi tutte.”
Tra diamanti, ori e lustrini, Elvis portava in scena un’umanità, oltre che una spiritualità, molto particolari, con delle idee e degli ideali precisi. Ed è proprio questo lo scopo del documentario: restituire verità al suo protagonista. Dopo aver recuperato più di sessanta scatole di materiale d’archivio nei magazzini della Warner Bros., il cineasta australiano ha lavorato due anni sul suono e sul restauro, per arrivare alla pellicola che esce ora nelle sale italiane, ma che è stata presentata in anteprima al Toronto Film Festival.

Il punto di vista di Elvis Presley
Di Elvis Presley se ne è detto e sentito tanto. Ma mai da suo punto di vista. Almeno questo è il punto di partenza da cui prende avvio il nuovo incredibile progetto targato Baz Luhrmann. In poco più di un’ora e mezza, immerge il suo pubblico in un mondo popolato di note musicali, passi di danza, energia e sudore. Il Re, come era soprannominato Elvis, rivive sullo schermo in tutto il suo inimitabile splendore. Tute aderenti, paillettes, foulard, stivaloni e occhiali da sole. Ogni oggetto di scena lo rappresenta in maniera sempre diversa, eclettica, talvolta barocca. Ma il suo stile in fondo ha fatto la Storia. Ed è una storia che tutti o quasi conoscono.
“Non si può piacere a tutti.”
Ciononostante è un piacere unico riavvicinarsi a un personaggio come Elvis, ascoltarne le canzoni e ammirarlo nel suo ambiente preferito: il palcoscenico. “Casa”, come lo definisce lui stesso. Il calore del pubblico è la sua linfa, l’amore sprigionato tra le persone assiepate spalla contro spalla l’una all’altra il suo motore. E lui non si risparmia. Mai. Lascia che la musica lo attraversi, letteralmente e visibilmente, gettando su chi è davanti a lui un incantesimo. Travolgente, irresistibile, imperituro. Nessuno come Elvis avrà più quel tipo di potere. Era qualcosa che proveniva da dentro di lui, qualcosa che neanche lui forse sapeva esattamente cosa fosse, ma al quale era impossibile resistere e che lo portava a un passo dal cielo.
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