In uscita per Movies Inspired giovedì 5 febbraio 2026, L’infiltrata narra le vicende di una donna che riuscì in un’impresa eccezionale, dando avvio al processo che portò all’eliminazione dell’ETA (acronimo per Euskadi Ta Askatasuna, “Paese Basco e Libertà”). Arantxa Echevarría scrive e dirige un’opera assolutamente godibile e interessante, con una grande protagonista, la giovane vincitrice di un premio Goya – proprio per questo ruolo – Carolina Yuste. Ispirandosi alla reale figura dell’agente Elena Tejada, emerge il ritratto di un preciso spaccato storico e sociale e di chi fu determinante nel cambiarlo.
L’infiltrata | La trama
Monica (Yuste) lavora nella polizia e ha una storia con un collega che le ha chiesto di andare a vivere insieme. Se non che, una mattina, viene approcciata da Ángel Salcedo (Luis Tosar), uomo di punta dell’antiterrorismo. In un periodo in cui la lotta separatista basca usa qualsiasi mezzo, soprattutto violento, per ottenere la liberazione che agogna, tutti sono chiamati ad agire. Soprattutto Monica, che non aspettava altro se non la grande occasione. Ed eccola lì davanti, a patto di portare con sè la sua gatta.
Non sospetteranno mai di una donna.
A poco più di vent’anni, la giovane agente viene così reclutata e incaricata di infiltrarsi negli ambienti frequentati dai separatisti. In circa sei anni, sviluppa amicizie e mostra un atteggiamento simpatizzante anche nei confronti di chi compie azioni terroristiche. Come per esempio Kepa Extebarría (Iñigo Gastesi), che decide di ospitare dentro casa, rischiando molto più di quanto immaginato.
Il duro lavoro di un infiltrato
L’infiltrata appare un film pieno di dettagli, grazie ai quali il contesto assume sembianze reali e tangibili. Ed è così che l’atmosfera in continua tensione sospinge e trattiene il pubblico all’interno della narrazione. Nulla viene dato per scontato e, trovandosi dinanzi a un’opera ispirata a fatti veri, non si può contare su un’idea di happy end a tutti i costi. La Echevarría, insieme ad altre due incredibili sceneggiatrici, che rispondono ai nomi di María Luisa Gutiérrez e Amèlia Mora, costruisce una partitura solida, accattivante, pulita. Forti di una protagonista fuori dal comune – a cui la Yuste dona un’umanità concreta e in pericoloso bilico – le tre possono giocare con i canoni del genere, senza mai tradire la verità dietro le vicende e i personaggi.
Questa guerra va vinta e voglio essere in prima linea.
Altro imprescindibile elemento di forza, per lo spettatore come per Arantxa, è Ángel: il rapporto tra i due attraversa varie fasi, fino a consolidarsi in una forma di affetto inattesa ma profonda. In casi simili, in maniera spesso inconsapevole, viene a crearsi una dipendenza, che può significare anche sopravvivenza. Lo stesso avviene con Kepa, un uomo sicuramente dedicato alla causa, ma pur sempre un uomo con le sue paure e i suoi impulsi.
Oltre al “puro e semplice” racconto, L’infiltrata riesce quindi a immortalare una generazione di uomini e donne alle prese con una battaglia ben più grande di loro. Una battaglia che ha a che fare con la libertà e con l’oppressione, con la violenza e con il perdono, con il sacrificio e con la rinuncia.
*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.