In occasione della 76ª edizione del Festival di Berlino, la sezione Berlinale Classics 2026 presenta il programma più ampio dalla sua nascita, con dieci film provenienti da nove paesi. La selezione conferma l’identità dei Classics come spazio non solo di celebrazione del patrimonio cinematografico, ma anche di riscoperta, sperimentazione e dialogo tra culture e cinematografie spesso marginalizzate o dimenticate. Tra le novità più rilevanti figurano il debutto assoluto del Marocco e dell’Ucraina, l’ingresso per la prima volta di un film anime e una forte attenzione alle pratiche di restauro come atto critico e curatoriale.
Come dettaglio aggiuntivo, il festival ha anche svelato il poster ufficiale, firmato dalla designer berlinese Claudia Schramke con il celebre orso simbolo, e la retrospettiva “Lost in the 90s”, un omaggio al decennio tra creatività e sperimentazione, con restauri in 4K, titoli iconici e proiezioni internazionali
La scaletta completa, in ordine cronologico per anno di produzione
I film in programma sono presentati in ordine cronologico di produzione, delineando un percorso che va dal cinema muto degli anni Venti fino alla metà degli anni Novanta, e che permette di osservare l’evoluzione delle forme cinematografiche, dei generi e degli sguardi autoriali nel corso del Novecento.
Berlinale Classics 2026: Alle origini del cinema moderno
Il viaggio si apre nel pieno dell’epoca del muto con Geheimnisse einer Seele (Segreti di un’anima, 1926) di Georg Wilhelm Pabst, opera chiave del cinema d’avanguardia e pioniera nella rappresentazione cinematografica dell’inconscio. Il film sarà presentato alla Haus der Kulturen der Welt di Berlino con una nuova colonna sonora composta da Yongbom Lee, accompagnata da un sistema sperimentale che traduce in tempo reale l’attività neurale di un musicista in luce e suono, sottolineando il dialogo tra cinema, scienza e performance contemporanea.
Gli anni Trenta e il cinema europeo tra politica e satira
Dagli anni Trenta arrivano due titoli profondamente diversi ma complementari. Da un lato Kryshtalevyi Palats (Crystal Palace, 1934) di Hryhorii Hrycher, dramma politico ucraino influenzato dall’espressionismo tedesco e dall’avanguardia nazionale, scomparso poco dopo la prima e oggi riportato alla luce grazie a un complesso progetto di restauro internazionale. Dall’altro La kermesse héroïque (Carnevale nelle Fiandre, 1935) di Jacques Feyder, brillante commedia in costume ambientata nel Seicento fiammingo, che ribalta i ruoli di genere attraverso il ritratto di donne forti e uomini deboli; il film sarà presentato nella sua versione francese restaurata dal CNC.
Berlinale Classics 2026: Il dopoguerra e lo sguardo critico sulla società
Il programma prosegue con Erogotoshi-tachi yori: Jinruigaku nyûmon (The Pornographers, 1966) di Shōhei Imamura, presentato in versione restaurata in occasione del centenario della nascita del regista. Satira feroce della società giapponese del dopoguerra, il film individua nell’avidità e negli istinti primari i veri motori della ricostruzione economica e morale del paese, confermando Imamura come una delle voci più radicali del cinema giapponese.
Il 1979 tra postcolonialismo, genere e critica sociale
Un’ampia sezione del programma è dedicata a film realizzati nel 1979, anno emblematico per la varietà di sguardi e linguaggi. Assarab (Mirage) di Ahmed Bouanani, unico film narrativo del regista, rappresenta un’opera seminale del cinema marocchino postcoloniale ed è presentato in un restauro 4K che ne preserva le specificità visive e sonore, in sintonia con il focus dedicato al Marocco all’European Film Market 2026.
Accanto a questo titolo, Hukkunud Alpinisti hotell (Dead Mountaineer’s Hotel) di Grigori Kromanov mescola noir e fantascienza, adattando un racconto dei fratelli Arkady e Boris Strugatsky, mentre Panelstory, aneb jak se rodí sídliště (Prefab Story) di Věra Chytilová offre una satira tagliente sulla vita comunitaria in un complesso residenziale di nuova costruzione, film a lungo censurato prima di ottenere l’approvazione ufficiale.
Cult movie e nuove prospettive negli anni Ottanta e Novanta
Gli anni Ottanta sono rappresentati dal cult indiano In Which Annie Gives It Those Ones (1989) di Pradip Krishen, scritto da Arundhati Roy, che attinge all’esperienza universitaria e al clima politico-culturale dell’India di fine decennio.
Per la prima volta nella storia della sezione, Berlinale Classics accoglie inoltre un film anime: Jubei Ninpucho (Ninja Scroll, 1993) di Yoshiaki Kawajiri, titolo fondamentale dell’animazione giapponese e riferimento globale del genere, presentato in una versione restaurata in 4K con il coinvolgimento diretto del regista.
A chiudere il programma è Leaving Las Vegas (1995) di Mike Figgis, il titolo più recente della selezione, che valse a Nicolas Cage l’Oscar come miglior attore e che sarà proiettato in una nuova versione restaurata a partire dal negativo Super 16.
Berlinale Classics 2026: Ospiti e visione curatoriale
La Berlinale ha già confermato la presenza di Arundhati Roy e Mike Figgis, a sottolineare il dialogo tra memoria cinematografica e testimonianza diretta degli autori. Con il programma 2026, Berlinale Classics rafforza così la propria vocazione a rileggere la storia del cinema in chiave globale, mettendo in relazione restauri, contesti produttivi e sguardi autoriali diversi.