About Luis, ( Es geht um Luis ) film del 2024 e secondo lungometraggio scritto e diretto da Lucia Chiarla, arriva finalmente al cinema distribuito da No.Mad Entertainment. Un’opera che mette lo spettatore di fronte alla fragilità della famiglia moderna, alle sue crepe invisibili, e alle pressioni di una società che pretende adeguamento e velocità.
Tratto dall’opera teatrale El pequeño poni di Paco Bezerra, il film rilegge il temadelbullismo attraverso uno sguardo radicalmente adulto: quello di due genitori troppo stanchi, troppo impegnati, troppo soli per riuscire davvero a proteggere il proprio figlio.
Una trama semplice che nasconde una frattura profonda
Constanze e Jens sono i genitori di Luis, un bambino di dieci anni. Le loro vite scorrono su dei binari paralleli che raramente si incontrano. Jens lavora come tassista, spesso di notte, Constanze passa i weekend in ufficio e sogna un contratto stabile. Il taxi diventa il luogo in cui marito e moglie si vedono, discutono, si stringono e si allontanano. È il loro microcosmoprivato, ma anche un teatro di tensioni irrisolte.
La loro routine si spezza quando la scuola telefona e racconta ai genitori che Luisèvittimadibullismo. Il motivo è un simbolo di innocenza e identità. Lo zainetto viola con l’unicorno che il bambino ama e che rifiuta di abbandonare. Il preside consiglia ai genitori di sostituirlo con uno “più normale”, un suggerimento che apre uno squarcio.
La questione non riguarda soltanto lo zaino, ma tutto ciò che rappresenta. Il diritto di essere diversi, vulnerabili, liberi. Da quel punto, i genitori si trovano a dover gestire non solo l’emergenza scolastica, ma anche le loro paure più profonde. Un mix di emozioni come laperdita, il fallimento, l’incapacitàdiproteggere ciò che hanno di più caro.
La decisione di non mostrare Luis sullo schermo è una scelta radicale. il bambino resta una voce, un’assenza che pesa, un simbolo universale di vulnerabilità. L’identificazione emotiva non avviene con lui, ma con i genitori, con le loro contraddizioni e impotenza.
Il taxi come campo di battaglia emotivo
AboutLuis concentra la quasi totalità della sua azione all’interno del taxi. Questa scelta, tutt’altro che casuale, permette alla regista di mettere in scena un dramma familiare che si consuma in uno spazio ristretto, ma che riflette un mondo sociale molto più ampio, in trasformazione e talvolta ostile.
L’adattamento cinematografico pone una sfida: uscire dall’appartamento teatrale senza perdere intimità e tensione. La soluzione di Chiarla è geniale nella sua semplicità. Iltaxi diventa una “stanza in movimento”, una finestra sulla città e sulle vite degli altri, ma anche una trappola in cui la coppia si confronta, si accusa, si perde. Un luogo claustrofobico, dinamico ma anche un riflesso della precarietà lavorativa, delle corse contro il tempo, della stanchezza che consuma lentamente.
Cast e interpretazioni
Il film si regge sulle prove intense dei due protagonisti:
Max Riemelt (Jens) attore di grande esperienza internazionale, noto per Sense8, BerlinSyndrome e TheMatrixResurrections. Qui porta in scena un padre affaticato, amorevole e goffo, intrappolato tra turni estenuanti e senso di colpa.
Natalia Rudziewicz (Constanze) già acclamata per Viva Forever, interpreta una madre ambiziosa e fragile, combattuta tra carriera e responsabilità materna. La sua performance è nervosa, tesa, coltissima nel modo in cui porta il peso della pressione sociale.
Premi e festival
About Luis è stato presentato in anteprima mondiale allo Zurich Film Festival 2024, dove ha concorso per il Golden Eye. È poi approdato alla Festa del Cinema di Roma 2024, nella sezione Progressive Cinema, ottenendo il Premio “Sorriso Diverso”. Ha partecipato inoltre a numerosi festival internazionali, tra cui Max Ophüls Preis 2025, KinEst Fest 2025 (dove ha vinto Miglior Film) e Odesa IFF.
Un film necessario per la società
Questo un film che non alza mai la voce, ma colpisce con una precisione chirurgica. È un racconto su ciò che accade quando il rumore del mondo diventa così assordante da renderci incapaci di ascoltare chi amiamo.
La registafirma un’opera asciutta, elegante, dolorosa, capace di parlare a tutti: ai genitori, agli insegnanti, agli studenti, a chiunque abbia vissuto o testimoniato il peso del conformismo e della fragilità quotidiana.
È un film che fa pensare, che irrita, che commuove, e soprattutto che resta.