Un computer non creerà un film bello come il mio, nemmeno tra 4.500 anni.
È con questa provocazione di Werner Herzog che si apre About a Hero, diretto da Piotr Winiewicz e in concorso al Torino Film Festival nella sezione documentari. Ma sarà davvero così?
Infatti, l’opera, che combina realtà e finzione, è frutto di una collaborazione con l’IA – che ha realizzato la sceneggiatura e generato artificialmente la voce di alcuni personaggi, incluso lo stesso Herzog. La sovrapposizione di finzione e interviste reali, quindi, diventa il punto di partenza per indagare l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’arte e, più in generale, sul futuro dell’umanità.
Un oscuro segreto
Quando un operaio di Getunkirchenburg, Dorem Clery, muore in circostanze misteriose, Werner Herzog si reca nella cittadina per indagare sul misterioso caso. Ciò che il regista scopre ‒ o crede di scoprire ‒ apre le porte di un mondo distopico, in cui realtà e finzione si mescolano fino a diventare indistinguibili. La vicenda, quindi, è soltanto un preludio a eventi più inquietanti di ciò che appaiono.
Uomo e macchina: un confine sempre più labile
Durante la visione di About a Hero ci accorgiamo che l’indagine è soltanto un pretesto: il cuore del lungometraggio, infatti, è una riflessione sul modo in cui la tecnologia influisce sulle vite umane. Getunkirchenburg diviene lo specchio di un futuro possibile, forse nemmeno troppo lontano dal nostro. Così come racconta Spike Jonez nel suo Her, in About a Hero le macchine hanno prepotentemente invaso la vita lavorativa e privata degli abitanti, fino a diventarne parte integrante – e dei perfetti sostituiti dell’essere umano. Il risultato è una società frammentata e sempre più isolata, in cui la tecnologia amplifica notevolmente le distanze. Le macchine diventano sempre più surrogati dell’uomo, spesso più efficienti – persino nelle sfere più intime.
Quello che appare come contesto distopico, in realtà genera una domanda attualissima: fino a che punto i dispositivi elettronici stanno modificando la nostra esistenza? Infatti, non solo già dipendiamo in parte da essi, ma sono e saranno sempre più responsabili di una percezione deformata della realtà.
Infine, mentre le immagini scorrono dinanzi a noi, non possiamo che ricollegarci alla frase iniziale di Herzog. La tecnologia, dunque, potrà mai superarci anche in ambito artistico? E se ciò accadesse, cosa significherebbe per noi?

un frame del film
Un film riuscito?
Molte critiche hanno messo in luce le incongruenze della sceneggiatura, generata dall’intelligenza artificiale. Tuttavia, la vera domanda da porsi è: quanto avremmo giudicato diversamente il film se non sapessimo dell’uso dell’IA?
Il valore del mockumentary di Piotr Winiewicz non risiede tanto nella storia che viene narrata ma, piuttosto, nelle questioni che solleva. L’indagine di Herzog diventa un modo per guardare alla nostra società e per rivedere i nostri rapporti non solo con le macchine, ma anche con chi ci sta intorno.
A prescindere dal fatto che sia stato realizzato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, About a Hero riesce abilmente a mettere in luce i desideri più cupi dell’animo umano e a rivelare una profonda solitudine collettiva, anche attraverso una fotografia e a una messa in scena che evocano le atmosfere sospese delle opere di Jeff Wall e Gregory Crewdson.
In fondo, il vero mistero di About a Hero non è l’oscura trama che avvolge Getunkirchenburg, ma ciò che ci pone davanti: le macchine ci stanno davvero sostituendo, oppure siamo noi che stiamo lentamente smettendo di essere umani?