C’è un momento, nella notte di Hawkins, in cui il silenzio sembra risuonare più forte del caos. È l’attimo prima che la crepa ritorni a spalancarsi, prima che l’aria torni a vibrare come una corda spezzata. I primi quattro capitoli dell’ultima stagione di Stranger Thingssi aprono proprio qui: in una calma sospesa, così fragile da sembrare già incrinata. E basta un dettaglio per capire che nulla è davvero finito. Che il Sottosopra non è un luogo, ma un ritorno. Hawkins, quella cittadina che ricorda una vecchia fotografia anni ’80, sembra chiedere al mondo di restare ancora un istante prima dell’inevitabile collasso. È in quell’istante sospeso che si capisce che stiamo assistendo al tramonto di un’epoca, a un addio costruito con la delicatezza di chi sa che i finali non si scrivono: si custodiscono. In questo capitolo finale i fratelliDuffer firmano la loro opera più consapevole, trasformando un’avventura sovrannaturale in un romanzo di formazione che racconta cosa succede quando i ragazzi diventano adulti e gli incubi non possono più essere spiegati con la magia. È un ritorno alle origini e insieme una fuga, un racconto che non smette mai di emozionare chi lo guarda.
È finalmente su Netflix l’attesa quinta e ultima stagione di Stranger Things, serie cult diventata un vero e proprio fenomeno mondiale, ideata dai Duffer Brothersnel 2016.
Dove eravamo rimasti
La quarta stagione di Stranger Things si svolge sei mesi dopo la battaglia di Starcourt. Il gruppo è diviso: Undici (Millie Bonnie Brown) ha perso i suoi poteri e vive in California, mentre gli altri sono a Hawkins, dove una nuova minaccia emerge dal Sottosopra — Vecna, un mostro che uccide le sue vittime sfruttando i loro traumi. Mentre Joyce (Winona Ryder) e Murray (Bret Gelman) partono per la Russia per salvare Hopper (David Harbour), Undici affronta il proprio passato per recuperare i poteri. Scopre così che Vecna è in realtà Henry Creel (James Campbell Bower), il Numero Uno, il primo soggetto del laboratorio di Hawkins. Lo scontro finale lascia Vecna ferito ma vivo, e il confine tra Hawkins e il Sottosopra si spezza, segnando l’inizio di una battaglia molto più grande.
Vecna, presenza onnipresente
Quello che ritroviamo è un mondo che abbiamo imparato a conoscere nel tempo: Hawkins, con le sue case silenziose, il suo bosco inquieto e le sue ferite mai rimarginate, ma attraversata adesso da un’ombra definitiva. La storia riparte dal collasso avvenuto alla fine della stagione precedente: il Sottosopra ha ormai iniziato a fondersi con Hawkins, trasformando la cittadina in una distopia pulsante, dove il confine tra umano e mostruoso è solo un ricordo. Vecna non è solo l’antagonista: è il non detto, il trauma che riaffiora, l’ombra che nessuno può davvero ignorare. È la materializzazione della crepa interiore che ogni personaggio si porta dietro, la somma di tutte le paure rimaste sotto pelle. Mentre il mondo si sgretola, i ragazzi – ormai giovani adulti – si ritrovano costretti a separarsi per compiere missioni parallele, specchio delle loro trasformazioni interiori.
Undici, cuore emotivo dell’ultima stagione
Undici diventa protagonista di un percorso che non ha nulla a che fare con la potenza dei suoi poteri, ma con la fragilità della sua umanità. Non è più la bambina salvata dalla sua stessa forza sovrannaturale, ma una giovane donna stanca che deve riconoscere il potere come casa e prigione allo stesso tempo. La sua non è una battaglia per vincere, ma per capire chi è diventata. È un’eroina nuova, più complessa. Millie Bobby Brown qui offre la sua prova più controllata e intensa. Accanto a lei, Mike attraversa una delle trasformazioni più interessanti della stagione. Per la prima volta emerge totalmente la sua vulnerabilità, la sensazione di non essere all’altezza della persona che ama. È un racconto intimo, che appassiona. E poi c’è Will. Il suo legame con il Sottosopra è ormai un nodo emotivo potentissimo: non è più solo un tormento, ma un richiamo, un segnale, un’identità che chiede di essere accettata. È un personaggio che finalmente respira, e nel respiro crea tensione. Will diventa ciò che era sempre stato: il cuore segreto della serie.
Dustin e Steve, la coppia più sorprendente di Stranger Things, trovano spazio in un racconto che alterna humour e commozione. La loro relazione è messa alla prova da un pericolo che questa volta sembra davvero definitivo, e che costringe Steve a fare i conti con ciò che sarebbe disposto a sacrificare. Nancy, Robin, Lucas e Max completano un mosaico emotivo che è diventato più adulto che mai. Nancy emerge come una figura combattiva mentre Robin continua ad avere quella lucidità nevrotica che riesce a salvare tutti nel momento esatto in cui sembrano affogare. E poi c’è Max, sospesa fra la vita e la morte, simbolo di un corpo che racconta tutto ciò che è stato perduto.
Un racconto che parla di crescita
I primi quattro episodi dell’attesa quinta stagione di Stranger Thingsconfermano una grande verità: dietro le biciclette, gli walkman e i mostri dall’altra dimensione, c’è un racconto che parla di crescita, perdita e identità. Questa apertura di stagione, più cupa e compatta, abbandona quasi totalmente la leggerezza giovanile degli inizi. I suoi protagonisti sono figure stanche, travolte da un conflitto che non è più l’avventura dell’infanzia ma la resa dei conti dell’età adulta. Il Sottosopra non è più un luogo, ma una malattia che corrode Hawkins dall’interno, un’infezione visiva che sembra quasi un vero e proprio organismo. Le superfici sporche e le luci che tagliano volti segnati da un’atmosfera che schiaccia invece di avvolgere mostrano il nuovo paesaggio. La regia, in questi primi quattro episodi lavora molto sul ritmo: è meno frenetico e più stratificato. È quasi un ritorno alle origini. Ma la cosa che più sorprende di questa ultima stagione è la cura fotografica carica di ombre.
Ci sono stagioni che aprono un varco, e stagioni che lo richiudono con la potenza di un’eco che torna a riprendere ciò che ha lasciato in sospeso. La sensazione che si ha, dopo questi primi quattro episodi, è che Stranger Things vuole riportare Hawkins nel punto in cui tutto è iniziato. Un luogo dove la paura è anche formazione, dove crescere significa anche guardare l’oscurità negli occhi e riconoscere che somiglia un po’ a noi.
Il trailer della quinta stagione di Stranger Things