Al Festival Alice nella città Cacciatori d’uranio, di Davide Palella, è un cortometraggio fantascientifico sperimentale pieno di nostalgia.
Cacciatori d’uranio: l’umanità della macchina
Il cortometraggio di Davide Palella è ambientato nel 2960 dopo Cristo su una Terra ormai deserta. Un gruppo di esseri umani sopravvissuti torna sul vecchio pianeta alla ricerca di uranio, ma trova qualcosa di più.
Attirati dai suoni provenienti da una grotta, i cacciatori di uranio trovano un relitto del passato, una macchina rimasta indietro quando gli esseri umani sono fuggiti dalla Terra. Riavviano la memoria interna e, dopo un momento di confusione, la macchina racconta la sua storia.
Era stata costruita per maneggiare sostanze radioattive che gli uomini non potevano toccare e poi lasciata a lavorare da sola, mentre gli scienziati che l’avevano ideata si dedicavano ad altri progetti. Si era sentita abbandonata. Al momento della catastrofe che aveva spinto gli esseri umani a scappare era rimasta sulla Terra.
Dimenticata dai suoi creatori e rintanata in una grotta per secoli come un vecchio drago da fiaba, la macchina chiamata Mascot ha sofferto tutto il peso della sua lunga solitudine. Ora che gli esseri umani sono tornati, pensa, potranno finalmente ricominciare a lavorare insieme, a ricostruire insieme il pianeta devastato, a immaginare un nuovo futuro. Ma è questa l’intenzione dei cacciatori d’uranio?
Mascot viene caricata su una navicella spaziale. Felice che gli esseri umani siano tornati a prenderla, felice che la portino via con loro, è però tormentata dalla confusione. Cosa significa ciò che gli uomini si dicono tra loro, nella loro antica lingua? Cosa significa che hanno trovato una macchina che li aiuterà a vincere la guerra? Quale guerra?
Nostalgia del futuro
Cacciatori d’uranio è distribuito da Gargantua film ed è stato prodotto da AAMOD – Archivio audiovisivo movimento operaio e democratico in un contesto di residenza artistica presso Unarchive – suoni e visioni. Palella ha realizzato il cortometraggio con l’impiego di materiali d’archivio di Ivrea cinema d’impresa. Questi sono tratti da Re Uranio e Da uranio nasce uranio (1960) di Enrico Franceschelli, Mascot 1̊ (1959) e Un automa per l’atomo (1962) di Enrico Moscatelli, Cacciatori d’uranio (1960) di Pietro Antonelli e Il quarto stato della materia (1967) di Virgilio Tosi. Sara Siniscalco si è occupata di musiche e suoni.
L’utilizzo dei materiali d’archivio dà al cortometraggio un sapore da vecchio film di fantascienza, intrecciando passato e futuro in un’unica narrazione sulla fine della civiltà e sulla catastrofe ambientale. Quella di Cacciatori d’uranio è la nostalgia di una Terra e di un’umanità perduta: tanto che punto di vista, pensieri e emozioni sono espressi esclusivamente della macchina. Ma è anche la nostalgia del racconto di una possibile umanità futura che si trova nei vecchi film, pieno di una speranza ormai sconfessata.
