Un rapporto spesso molto stretto, quello fra le madri e i figli maschi, sempre se la madre è stata amorevole, s’intende, e quando la vecchiaia e la malattia sembrano far desiderare a queste madri ‘buone’ di non essere di peso per i figli, nasce la domanda: meglio lasciarsi morire o piuttosto vivere comunque per darsi reciproco affetto fino all’ultimo istante? Si tratta di decisioni estremamente personali, complesse, legate ai momenti, alle occasioni, alle relazioni che si hanno con i familiari.
In Alivios, il cortometraggio scritto e diretto dal regista messicano Juan Manuel González, presentato con successo al Sedicicorto Film Festival 2025, si racconta proprio una storia che tocca il tema dell’invecchiamento, partendo dalla decadenza fisica di chi amiamo: così sia il genitore anziano e sia i figli, soffrendo dei cambiamenti intervenuti, si trovano a cercare nuove strade per stare in relazione e scambiarsi momenti di affettività, e talvolta sopraggiunga la fatica di una vita ‘limitata’ da vincoli fisici imposti dalla malattia, che fa vacillare l’idea che la vita sia comunque preziosa fino all’ultimo istante.
La scelta dell’anziano di lasciarsi morire o la richiesta silenziosa o palese di essere aiutati a farlo, rientrano nel tema della libertà di scelta, non sempre accettata legalmente, tanto difficile quanto personale, cui ciascuno individuo ha diritto.
Alla ricerca del sollievo
Alivios (Sollievo) rappresenta un’esperienza che potrebbe accadere a ciascuno di noi: l’anziana madre di Carlos, infatti, può alleviare il dolore della sua artrite invalidante solo nelle calde acque dell’idroterapia: ma poiché le piscine termali sono molto costose, Carlos chiede a Layo – un amico, guardia giurata con cui potrebbe avere o meno una relazione, ma non è fondamentale nel corto – di permettergli di accedere dopo l’orario di chiusura al centro idroterapico in cui lavora.
Lì sua madre, entrando con la sedia a rotelle in piscina, sapendo quali sacrifici sta facendo il figlio per lei, gli chiede di lasciarla morire in acqua, di lasciarla andare semplicemente perché non avendo più l’uso delle gambe non riuscirebbe a salvarsi: di fronte a questa offerta, fatta perché il figlio abbia più tempo e meno problemi, Carlos è posto di fronte a un complicato dilemma personale.
“Alivios è una forma di ‘sollievo’ vissuto attraverso i legami di empatia che si possono creare con il pubblico – racconta il regista – è un’opera realista che ci permette di costruire una narrazione fondata sull’esperienza quotidiana. Fin dall’infanzia, il cinema è stato per me uno spazio misterioso e profondamente significativo. Personalmente, Alivios è un cortometraggio che ho voluto perché mi trovo direttamente e sempre più frequentemente nelle situazioni descritte, io ed i miei genitori, che vivono ora i loro ottant’ani, tra le visite mediche mensili, i comuni incidenti domestici, l’incertezza di ciò che potrebbe accadere loro.
E tutto questo si mescola al dolore di non poterli aiutare, di lasciare da parte il dolore che provi, all’impossibilità di essere sempre lì, alla distanza che le vite separate che conduciamo ci impongono. Spesso i sentimenti di fuga e di colpa sono macchiati di ansia e dolore.”
Realismo empatico ed acqua simbolo di trasformazione
Per raggiungere l’obiettivo di un realismo empatico col pubblico, il regista utilizza strategie come la contemplazione della realtà davanti alla telecamera, l’estensione temporale, l’assenza di musica extradiegetica (la colonna sonora) e di tecniche di ripresa ornamentali, l’illuminazione funzionale e una recitazione sobria. Per lui l’esperienza audiovisiva è fondamentale ‘per condividere e discutere le nostre prospettive sulla vita, nel nostro ambiente naturale e sociale, e su come immaginiamo la possibilità della trascendenza’.
“L’acqua, grande simbolo della storia – prosegue il regista – rappresenta un abbraccio avvolgente, una metafora dell’immersione, che calma e conforta. Ma l’immersione parla anche di battesimo e persino di ritorno al grembo materno. Pertanto, è un simbolo della possibilità di trasformazione, una rinascita a nuove possibilità, un portale verso un altro momento della vita. Anche la location contribuisce all’approccio simbolico della storia. Un centro di riabilitazione, associato alla salute e al miglioramento della vitalità, diventa lo sfondo ironico per una storia sulla vita, la morte e il delicato equilibrio tra le due”.