Ai bordi della splendida e crepuscolare Perugia, nel “Bronx” di Ponte San Giovanni, c’è una scuola per adulti dove gli studenti respirano ogni giorno il loro (bi)sogno di imparare, avere un diploma e vivere in quell’Italia che li ha tolti dai guai.
Così, al CPIA 1 di Perugia la virtuosa necessità degli studenti si incontra con con il desiderio dei docenti e professionisti di ascoltare le loro storie e farne qualcosa di più grande, un bene collettivo che ha a che fare con la vita. Giovanni Piperno – che nel suo cinema di vita reale ne ha raccontata tanta – ha abbracciato il Progetto Fuoricampo assieme a professionisti come Pier Paolo Piciarelli, Marco Lucci e Luca Ferretti, nel credo ostinato e assertivo che non esistano luoghi inaccessibili alla cultura.
Il sogno di Tatiana
Il sogno di Tatiana nasce da qui: dalle strade marchiate di Ponte San Giovanni e dalla vita vera di Tatiana, una colf russa a Perugia con le spalle larghe e il vissuto ingiusto. Vorrebbe esaudire l’unico desiderio del figlio Raffaele di andare al Comicon di Napoli, ma l’arrivo di una bolletta salata complicherà i suoi piani.
Ecco che tra questi spaccati reali il cinema si fa largo con la minuzia di una terapia – inscenare la ferita per rimarginarla – una terapia collettiva che riguarda tutti, perché spesso l’arte è la più intrigante delle necessità. Il sogno di Tatiana allora assomiglia a quello dei suoi compagni di classe, uniti nel ricordo di un passato doloroso, dove i racconti personali sono incastonati abilmente in una scena in aula. Il cortometraggio le restituisce delicatamente questa battaglia giornaliera, con una regia pulita e una sceneggiatura lineare che non indugia mai sulla facile compassione verso i suoi personaggi.
La parabola di vita vera segue percorsi circolari sin dall’incipit, con la macchina da presa che non si stacca dai passi di danza della sua protagonista. Piperno posa umilmente la sua camera su dei frammenti, immagini oltremodo evocative – Tatiana che conta le spese per andare a Napoli o l’arrivo della bolletta – mentre insegue la missione di un cinema sociale nei terzi luoghi, bistrattati da quei giudizi e sguardi frettolosi, eppure pieni di vera poesia.