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Pianeta Mare Film Festival

‘The last dive’: Un’amicizia interspecie tra una manta ed un uomo

Un invito urgente a riconsiderare il nostro rapporto con la natura

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In un’epoca in cui i documentari ambientali rischiano di scivolare nel didascalico o nel sensazionalistico, The Last Dive emerge come un’opera rara. Possiamo ammirare un ibrido poetico tra memoria personale, inchiesta scientifica e elegia per un mondo sommerso che stiamo perdendo. Diretto da Cody Sheehy e presentato in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival 2025 proprio l’ 8 giugno in onore della Giornata Mondiale degli Oceani, il documentario verrà proiettato nuovamente l’11 ottobre alle 16 al Pianeta mare film festval.

Kennedy e l’incontro con “Willy Wow”

Al centro della narrazione c’è Terry Kennedy, un ottantatreenne ex associato degli Hell’s Angels e veterano della Marina statunitense, la cui vita è stata segnata da un passato turbolento: galere, vela solitaria e un’anima inquieta. Negli anni ‘80, mentre solcava il Mar di Cortez a bordo della sua barca Erotica, Kennedy incontra “Willy Wow”, una manta gigante oceanica di oltre sette metri di apertura alare. Quello che inizia come un incontro casuale si trasforma in un legame straordinario durato diciannove anni, al largo dell’isola remota di San Benedicto. Kennedy, armato solo di una videocamera subacquea, documenta interazioni che rivelano un’intelligenza inattesa nelle mante. Comportamenti sociali complessi, riconoscimento individuale e una curiosità quasi umana che ribalta le nostre nozioni di “predatore” e “preda”.

Ora, afflitto da una salute precaria, Kennedy intraprende l’avventura della sua vita: un’ultima immersione con amici fidati e l’equipe documentaristica, per esaudire il suo “desiderio finale” di nuotare di nuovo con Willy. Sheehy non si limita a cronaca; intreccia archivi video amatoriali di Kennedy con riprese subacquee mozzafiato, creando un mosaico temporale che collega gli anni ‘80 al presente.

Tra redenzione, Intelligenza Animale e la Fragilità dell’Oceano

The Last Dive eccelle nel tessere fili tematici complessi senza mai predicare. Al cuore c’è la redenzione personale: Kennedy, un “bad boy” tatuato che ha lasciato dietro di sé violenza e isolamento, trova nella relazione con Willy una forma di terapia sommersa. Come rivela Sheehy in un’intervista a Variety, il processo di filmmaking è stato catartico per il protagonista, permettendogli di scavare in traumi sepolti – dal servizio militare alle cadute in prigione – attraverso il prisma di un’amicizia non umana.

Il documentario brilla, però, nel suo impegno scientifico. Kennedy non è solo un eccentrico, ma i suoi video hanno contribuito a studi pionieristici sulle mante, rivelando la loro intelligenza sociale e la capacità di riconoscere volti umani. Sheehy integra esperti come Dawn Wilson e Dan Fitzgerald per contestualizzare. Le mante, creature placide e curiose, sono a rischio estinzione per pesca eccessiva e inquinamento plastico. Il film denuncia sottilmente pratiche obsolete – come cavalcare le mante, un tempo tollerato ma oggi vietato – mostrando immagini crude di interazioni umane dannose, che provocano un brivido etico nello spettatore. In un’era di crisi climatica, The Last Dive non è un’allarmismo generico: è un monito specifico sull’oceano, un ecosistema che Sheehy, lui stesso velista con famiglia, descrive come “il mio backyard che sta morendo”. Il regista, in un’intervista, confessa la sua paura per il futuro di suo figlio: “Voglio che erediti un oceano vivo, non un cimitero di plastica”.

Un’ immersione visiva e narrativa

Sheehy, al suo debutto nel lungometraggio dopo corti acclamati, dimostra una maestria visiva che eleva il documentario a forma d’arte. Le riprese subacquee, girate in 4K con droni e GoPro, sono ipnotiche. Salta all’occhio il blu profondo del Mar di Cortez, che si fa tela per danze eteree di mante, dove la luce filtra come in un acquerello impressionista. La colonna sonora, minimalista e percussiva, amplifica il silenzio oceanico. Grazie all’editing curato con Mark Monroe, co-sceneggiatore, alternano presente e passato con fluidità chirurgica. Sheehy ha scritto una bozza narrativa prima delle riprese, un approccio ibrido che infonde al doc un ritmo da dramma scripted, senza sacrificare l’autenticità.

La produzione, durata otto anni, è nata da un incontro casuale tra Sheehy e Kennedy in Messico. Inizialmente scettico sulle “storie da marinaretto”, il regista è stato conquistato dagli archivi video, che formano il 40% del film.

Significati profondi ed un impatto profondo

In un panorama documentaristico saturo di attivismo urlato, Sheehy opta per l’intimità. Il film ti lascia con un senso di meraviglia mista a malinconia. Ti spinge ad interrogarti sul tuo “Willy” personale, quell’elemento della natura che ti ha salvato senza che lo sapessi.

The Last Dive è un tributo ad un’amicizia interspecie, ed un invito urgente a riconsiderare il nostro rapporto con la natura. Lo sguardo, però, è filtrato attraverso un uomo che ha navigato tra le ombre del passato e le profondità luminose del mare.

Non solo un documentario, ma un’onda che ti solleva e ti riporta a galla, più consapevole del fragile equilibrio sott’acqua – e dentro di noi.

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The last Dive

  • Anno: 2025
  • Durata: 88'
  • Genere: Documentario ambientale
  • Nazionalita: Stati Uniti
  • Regia: Cody Sheehy
  • Data di uscita: 11-October-2025