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Visioni dal mondo

Trieste protagonista a Visioni dal mondo

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L’11° Festival Internazionale del Documentario Visioni dal Mondo si prepara a illuminare il Teatro Litta di Milano con due opere che esplorano l’identità e la cultura italiana da prospettive molto diverse. Da un lato, l’anteprima internazionale di L’ultimo Cabaret di Eugenio Rigacci, un viaggio nelle origini e nell’essenza di un’arte irriverente. Dall’altro, Trieste. Gli anni della psicoanalisi di Giampaolo Penco, che analizza il profondo legame tra una città e una disciplina che ne ha plasmato l’anima.

L’ultimo Cabaret: l’arte dell’irriverenza

Sabato 13 settembre, alle 21:15, il palcoscenico sarà tutto per L’ultimo Cabaret. Il film di Eugenio Rigacci non si limita a raccontare la storia del genere, dalle sue radici nel parigino “Le Chat Noir” fino ai palcoscenici italiani come il Derby e Zelig, ma ne svela il cuore più profondo. Come sottolinea Rigacci, il cabaret è “un linguaggio diretto, a volte spigoloso e persino disturbante, che però riesce ad aprire spiragli di verità profonde”. Il documentario analizza il concetto del ridere non come semplice comicità, ma come strumento di pensiero critico e di trasformazione sociale.

Attraverso un ricco mix di immagini d’archivio e contributi inediti, il film rende omaggio ai giganti che hanno segnato la nostra cultura, da Petrolini a Dario Fo. Ma soprattutto, Rigacci ha coinvolto alcuni dei più grandi nomi del cabaret italiano contemporaneo per svelarne i segreti. Il pubblico potrà ascoltare le testimonianze di artisti del calibro di Ale & Franz, Claudio Bisio, Enzo Iachetti, Luciana Litizzetto e Paolo Rossi, figure che hanno saputo mantenere vivo lo spirito originale e libero di questa forma d’arte. Dopo la proiezione milanese, il film inizierà il suo “road show” autunnale, portando il cabaret nelle sale di tutta Italia.

Trieste. Gli anni della psicoanalisi: una città e il suo inconscio

Due giorni prima, giovedì 11 settembre alle 16:15, il Teatro Litta ospiterà invece un’opera dal respiro più intimista, ma non meno potente. Con Trieste. Gli anni della psicoanalisi, Giampaolo Penco indaga il singolare legame tra la storia della psicoanalisi in Italia e quella di Trieste, una città che, dopo la Prima guerra mondiale, cercava di ricostruire la propria identità.

Penco, presente alla proiezione, ha immaginato i busti di bronzo e pietra degli illustri triestini che popolano il giardino pubblico della città parlare, raccontando la loro ricerca identitaria. Il documentario intreccia immagini d’archivio e riprese contemporanee, affidando la narrazione a voci fuori campo di figure come Franco Basaglia, Paolo Rumiz, Philippe Daverio e Umberto Saba, affiancate dagli interventi di psicoanalisti triestini.

Il film, prodotto da Videoest, si inserisce nel panorama attuale in modo sorprendentemente attuale. Come afferma Giraudi per la Società Psicoanalitica Italiana, il lavoro di Penco descrive un’epoca di vuoto e di crollo delle certezze che trova un’eco potente nel nostro presente. Attraverso questo viaggio nella “coscienza della città”, il documentario ci invita a riflettere su come la psicoanalisi abbia trovato a Trieste un terreno fertile per radicarsi, diventando parte integrante del tessuto culturale.