Haifaa al-Mansour è la prima regista donna dell’Arabia Saudita ed è ritenuta una delle più significative figure cinematografiche del Paese. Grazie al successo dei suoi primi cortometraggi e documentari ha influenzato una vasta gamma di registi in patria. Oltre a questo hanno aperto una discussione sull’apertura di nuovi cinema nel Regno saudita. In Arabia Saudita è sia lodata che diffamata, a causa dei suoi argomenti considerati “tabù” nel Paese, come la tolleranza, i pericoli dell’ortodossia e la critica alla cultura restrittiva araba.
Importante è il padre, il poeta Abdul Rahman Mansour, che la introdusse al mondo dei film attraverso i video, visto che non ci sono cinema in Arabia Saudita.
Degli inizi promettenti
Haifaa al-Mansour iniziato la sua attività di regista con tre cortometraggi Who?, The Bitter Journey, e The Only Way Out. Quest’ultimo ha vinto premi negli Emirati Arabi Uniti e nei Paesi Bassi. In seguito ha realizzato il documentario Women Without Shadows, che ha a che fare con le vite nascoste delle donne in Medio Oriente, ed è stato visto in 17 festival internazionali del cinema. Il film ha ricevuto la Golden Dagger per il miglior documentario al Mascate Film Festival, in Oman e una menzione speciale dalla giuria nella quarta edizione dell’Arab Film Festival a Rotterdam. Inoltre Haifaa al-Mansour è stata ospite al ventottesimo Three Continents Festival a Nantes. Con il film La bicicletta verde ha ottenuto una candidatura ai Premi BAFTA 2014 nella categoria “miglior film straniero”.
Temi controversi
La regista Haifaa al-Mansour all’inizio non era intenzionata a fare film incentrati sulla questione femminile. Con il tempo però maturò in lei la consapevolezza che tale questione fosse troppo importante per non essere affrontata. Sia Who? che Women Without Shadows hanno a che fare con l’uso dell’abaya. Si tratta di un lungo camice nero, di tessuto leggero, che copre tutto il corpo eccetto la testa, i piedi e le mani. Per questi cortometraggi ha ricevuto lettere d’odio e critiche che la accusavano di essere ostile alla religione in generale. La regista ha sempre puntualmente rigettato queste accuse, ma ritiene, tuttavia, che l’Arabia Saudita debba assumere una visione più critica rispetto a determinati aspetti della propria cultura.
Amata e criticata
Nonostante le critiche però ha anche ricevuto richieste da parte di cittadini sauditi che la incoraggiano a discutere di argomenti solitamente considerati tabù. Il suo lavoro è quindi da una parte acclamato e dall’altra denigrato per aver sollevato argomenti in genere considerati tabù, come la tolleranza, i pericoli dell’ortodossia, e il bisogno dei Sauditi di guardare con occhio critico la propria cultura tradizionalista e restrittiva.
Grazie ai suoi film ed ai lavori per televisione, Al Mansour è famosa per riuscire a penetrare quel muro di silenzi che circonda le vite delle donne Saudite, e fornire un palco per le loro voci inascoltate.
5 film per conoscere Haifaa al-Mansour
Haifaa al-Mansour nei suoi anni di carriera ha diretto numerosi film ed episodi di famose serie tv. Di seguito proponiamo una carrellata di 5 film che sono particolarmente emblematici ed importati per la carriera della regista.
Women Without Shadows (2005)

Il documentario indaga sul ruolo della donna nella società araba. La regista cerca di dare una risposta alla domanda: cosa è accaduto al ruolo della donna nella società saudita?
Attraverso una serie di interviste a donne comuni Haifaa al-Mansour cerca di capire cosa è cambiato negli anni nella vita delle donne del suo Paese. Le risposte delle donne espongono alcuni dei problemi che devono affrontare nella loro vita quotidiana e mostrano l’impatto di tradizione e religione. Per i suoi temi controversi e tabù questo documentario è sia amato che criticato in Arabia Saudita.
La bicicletta verde (Wadjda) (2012)

Il film racconta la storia di Wadjda, una simpatica bambina di 10 anni che vive nella periferia di Riyadh, la capitale Saudita. E’ molto intraprendente e decisa a superare i limiti imposti dalla sua cultura. Di nascosto ama divertirsi con la bicicletta del suo amico, ma non ne ha una sua. Un giorno in un negozio vede una bellissima bicicletta verde, e farà di tutto per riuscire a racimolare i soldi per poi comprarla.
L’impresa non sarà facile, la bambina deve sfidare le norme sociali del paese e i numeri pregiudizi nei confronti delle donne. Alla fine però sarà proprio sua madre a regalarle la bicicletta che tanto desiderava.
Mary Shelley – Un amore immortale (2017)

Nella Londra di inizio Ottocento, Mary Wollstonecraft Godwin, appena diciottenne, cerca di farsi largo nel contesto letterario del tempo sfidando il maschilismo degli ambienti culturali. Incontra il poeta Percy Bysshe Shelley e se ne innamora alla follia. Nei primi anni del loro amore i due frequenteranno Lord Byron, presso il quale passeranno alcuni giorni d’estate a Ginevra. Lì, in compagnia anche della sorellastra Claire e del dottor John Polidori, Mary concepirà il romanzo “Frankenstein”.
Il film biopic racconta della nascita di “Frankenstein”, con particolare enfasi sulle difficoltà incontrate dalla scrittrice nel veder accreditato il proprio nome per la maternità del romanzo. Anzi, la lotta per l’affermazione dell’autrice si espande in tutte le direzioni della vita, anche nel rapporto con Percy Shelley e con la famiglia d’origine.
Dacci un taglio (Nappily Ever After) (2018)

Violet è una perfezionista, quasi a livelli ossessivi. Ha la vita perfetta, la sua relazione sta andando bene ed ha un lavoro ben pagato. Pensava che finalmente avrebbe ricevuto la proposta di matrimonio, ma quando non accade decide di rompere con il suo ragazzo. Incoraggiata anche dalle sue amiche comincia ad andare fuori e divertirsi per scoprire se stessa. Un giorno decide di cambiare look, ma l’appuntamento dal parrucchiere non va come sperato. Disperata perché i suoi capelli, che erano per lei un simbolo del suo essere perfetta, sono irrimediabilmente rovinati, decide di rasarsi a zero.
Questo cambiamento radicale la porta a concentrarsi finalmente su se stessa, a capire chi è dietro la maschera della donna perfetta che aveva sempre addosso.
La candidata ideale (The Perfect Candidate) (2019)

Maryam è una dottoressa saudita che ogni giorno deve fronteggiare l’ostilità di pazienti e colleghi uomini che mal vedono una donna medico. A causa di una serie di contrattempi burocratici è costretta a rinunciare a un viaggio a Riyadh dove voleva seguire un meeting, decide di candidarsi alle elezioni per un posto nel consiglio municipale. L’obiettivo del suo programma è quello di far asfaltare la strada che conduce i pazienti al pronto soccorso nel quale lavora.
Questo avvenimento crea scompiglio nella comunità locale conservatrice e patriarcale, non ancora pronta ad accettare la prima donna all’interno dell’amministrazione comunale. Il film è stato presentato in anteprima il 29 agosto 2019 alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia