‘Allelujah: un Ospedale in Rivolta’: il canto dolce e furioso di un ospedale che resiste
Richard Eyre trasforma la pièce di Alan Bennett in un mosaico di umanità fragile e dignitosa, oscillando tra carezza e pugno, tra poesia visiva e manifesto politico
“Affascinante e imperfetta: così Eyre racconta la vecchiaia e la resistenza”
Nella campagna inglese, dove il ticchettio degli orologi antichi incontra la luce tenue delle lampade a vetro, si trova un piccolo ospedale dello Yorkshire, il Beth. Qui, un reparto geriatrico combatte una battaglia surreale contro la burocrazia che minaccia di chiuderlo. É questo lo scenario che fa da sfondo ad Allelujah: un Ospedale in Rivolta, film tratto dalla pièce teatrale di Alan Bennett e portato sullo schermo da Richard Eyre, capace di trasformare ogni corridoio in un’eco di resistenza contro il lento smantellamento dell’ospedale.
Il film, distribuito da Unicorn, sarà nelle sale italiane a partire dal 21 agosto. Nel cast: Jennifer Saunders, Judi Dench, David Bradley, Derek Jacobi, Russell Tovey.
Allelujah: un Ospedale in Rivolta racconta di un piccolo ospedale dello Yorkshire, il cui reparto geriatrico rischia di essere chiuso. Il personale medico continua a lottare, imperterrito. Protagonista è il Dr. Valentine (Bally Gill), la cui passione per il lavoro si evince da ogni gesto. Di fronte a questa minaccia, i dipendenti, con a capo l’incredibile Sister Gilpin, (Jennifer Saunders) decidono di reagire galvanizzando la comunità locale e invitando una troupe televisiva a filmare i preparativi per un concerto organizzato in onore dell’infermiera più illustre dell’ospedale. Cosa potrebbe andare storto?
Una piccola città in miniatura
Il Beth diventa sullo schermo una città in miniatura: ogni stanza è un quartiere, ogni letto una storia, ogni volto un personaggio. La sceneggiatura di Heidi Thomas, nata dalla pièce teatrale di Alan Bennett, cuce insieme frammenti di umanità che a volte combaciano alla perfezione, altre lasciano cuciture a vista. Il problema principale è la narrazione stessa, complicata da una sottotrama su una troupe cinematografica che sta cercando di realizzare un documentario sul Beth ma che inciampa per caso nell’agghiacciante segreto della sua efficienza.
Gli attori sono splendidi, anche se a tratti sembrano intrappolati in un dispositivo narrativo che non sa scegliere se far commuovere o ridere. Judi Dench è perfetta nei panni di Mary Moss, una paziente silenziosa che osserva e registra ogni cosa con lo sguardo; Derek Jacobi è un uomo che affronta la decadenza fisica con un’ironia affilata; Jennifer Saunders, (suor Gilpin), è una donna autoritaria e vulnerabile allo stesso tempo; Bally Gill, il Dr. Valentine, è il punto fermo emotivo che ascolta, comprende, e alla fine prende la parola quando è necessario.
Un film diviso in due parti
Nella prima parte, Allelujah:un Ospedale in Rivolta è una commedia esilarante e spensierata. Richard Eyre porta sul grande schermo un film carico di umanità. Inizia con levità, è ironico, quasi musicale. Un mosaico fatto di telefonate maldestre e risate, finché qualcosa non cambia. Il film si trasforma lentamente in un dramma emotivo, e finisce per franare sotto il peso di un epilogo urlato, consegnando al pubblico un atto d’accusa contro i tagli al servizio sanitario nazionale.
Il film gioca su due fronti. Da una parte, denuncia l’ipocrisia governativa e i suoi elementi corrotti; dall’altra racconta il desiderio di vedere una Gran Bretagna più giusta, con una trasformazione socialista dall’alto verso il basso. Il senso più profondo del film si trova proprio in questa fragile scansione tra ironia e affetto, un sorriso sul volto di chi non rinuncia alla propria umanità.
Ci sono sorrisi, c’è umanità, ma manca il colpo al cuore. Il regista non cerca lacrime facili né applausi, solo uno sguardo attento. E tanto basta per dire, alla fine, Allelujah.
Il trailer del film Alleluja: un Ospedale in Rivolta