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Locarno Film Festival

‘Donkey Days’ di Rosanne Pel: una famiglia tra sogno e memoria

Al Locarno Film Festival, Rosanne Pel firma un racconto teso, divertente e visionario sulle dinamiche di due sorelle, tra memorie distorte e conflitti mai sopiti

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Presentato in concorso al Locarno Film Festival 2025, Donkey Days segna il ritorno alla regia di Rosanne Pel dopo il debutto con Light as Feathers. Si tratta di un dramma psicologico a tinte surreali che esplora le fragili connessioni tra memoria e presente, filtrando il conflitto familiare attraverso una lente visiva ricercata e talvolta disturbante. Protagoniste sono due sorelle, Anna e Charlotte, interpretate rispettivamente da Jil Krammer e Susanne Wolff, riunite nella casa di famiglia dopo anni di distacco. Qui, il tempo sembra sospeso: urne senza nome, ricordi frammentati e la presenza enigmatica di un asino creano un paesaggio emotivo instabile e carico di simboli.

Un sapore dolceamaro

La regia di Pel si muove tra camera a mano e inquadrature studiate, alternando improvvisi avvicinamenti ai volti a momenti di immobilità contemplativa. Il montaggio frastagliato e le sonorità atonali contribuiscono a un’atmosfera sospesa, dove ogni gesto e ogni sguardo diventano parte di un linguaggio emotivo più ampio.

Il film alterna con consapevolezza momenti di tensione drammatica a passaggi più leggeri, quasi venati di un’ironia sottile, costruendo un equilibrio narrativo che avvicina la tragedia alla commedia. Questo continuo slittamento di tono conferisce al racconto un sapore dolceamaro, capace di riflettere la complessità delle emozioni umane: dolore e leggerezza convivono nello stesso respiro. Tale scelta stilistica, non solo stempera la durezza di alcune sequenze, ma contribuisce a dare alla storia un respiro più autentico, permettendo allo spettatore di ritrovare nelle vicende e nei personaggi qualcosa di familiare e di riconoscibile. Ne risulta un realismo emotivo che rende più facile il coinvolgimento, trasformando anche le situazioni più eccentriche o surreali in momenti in cui è possibile rispecchiarsi.

Perdita di intensità

Nonostante la cura formale, la narrazione tende a procedere con lentezza, soprattutto nella prima parte, indugiando su situazioni già chiarite e prolungando conflitti che rischiano di perdere intensità. La scelta di insistere su registri fortemente drammatici porta in più occasioni a interpretazioni volutamente sopra le righe, che possono risultare meno efficaci nel lungo periodo.

A salvare i momenti di calo sono le performance: Hildegard Schmahl, nel ruolo della madre, offre un’interpretazione di grande profondità, mentre il legame tra Wolff e Krammer restituisce in modo autentico la complessità del rapporto tra sorelle. Pel conferma una spiccata sensibilità per i dettagli e una capacità di costruire atmosfere che lasciano il segno, pur senza riuscire sempre a mantenere la stessa forza emotiva per tutta la durata del film.

In definitiva, Donkey Days è un’opera che affascina per la sua estetica e per la volontà di fondere realismo e visioni quasi oniriche, ma che paga lo scotto di una struttura narrativa talvolta ridondante. Un film che resta impresso più per le immagini che per la compattezza del racconto, capace di dividere il pubblico tra chi ne apprezzerà il coraggio formale e chi ne percepirà i limiti di ritmo e misura.

Donkey Days

  • Anno: 2025
  • Durata: 108'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Paesi Bassi, Germania
  • Regia: Rosanne Pel