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IN SALA

Lovelace

Epstein e Friedman, in virtù della loro precisione documentaristica, ci propongo un’opera formalmente semplice, che tuttavia rende bene le atmosfere della cosiddetta Golden Age del genere Hardcore, raccontandone gli anni gaudenti, i quali iniziano proprio con l’uscita di “Gola Profonda” nel 1972

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Lovelace

Anno: 2013

Distribuzione: Millennium Films

Durata: 93′

Genere: Drammatico

Nazionalità: USA

Regia: Rob Epstein, Jeffrey Friedman

Data di uscita: 27 Marzo 2014

Questa è una storia di fama, abuso e tradimento sullo sfondo della rivoluzione sessuale degli anni ’70. Protagonista assoluta è Amanda Seyfried nei panni di Linda Lovelace. Nel 1972, prima dell’avvento di Internet e dell’esplosione dell’industria del porno, Gola Profonda si attestò come un clamoroso fenomeno: si trattava del primo film pornografico pensato per il grande schermo, con una vera e propria trama.

Nel tentativo di fuggire dalla morsa di una famiglia severa, Linda scopre la libertà e la bella vita quando si innamora e sposa il carismatico Chuck Traynor. Spinta dall’uomo accetta di diventare una icona sessuale, ma non una delle solite Playmate, bensì una accattivante ragazza della porta accanto con una capacità notevole nella pratica della fellatio. Totalmente immersa nella sua nuova identità, Linda diviene il simbolo di un edonismo senza freni. Sei anni più tardi l’uscita del film, ella presentò al mondo un’altra versione dei fatti, nella quale emerge la sua Ordalia, che è anche il titolo della sua autobiografia.

Epstein e Friedman sono due documentaristi di primo livello, non solo per gli Oscar vinti, ma anche per il coraggio nell’affrontare tematiche a dir poco scomode, ricordiamo a tal proposito Lo schermo velato (1996): una attenta analisi delle sottotrame omosessuali nel cinema americano; una chicca che non andrebbe persa, come del resto l’omonimo libro (tit. or. The Celluloid Closet, 1981) di Vito Russo che ha ispirato la pellicola. Lontani dal linguaggio documentaristico i due cineasti non hanno però dimostrato, come nel caso della loro ultima opera Lovelace, di possedere capacità registiche di particolare rilievo. Certo, non era facile dire qualcosa di nuovo dopo il documentario Inside Gola Profonda (2005), diretto da Fenton Bailey e Randy Barbato, nel quale si descrivono i cambiamenti portati nella società statunitense dal film diretto dal celebre Gerard Damiano. Infatti, Gola Profonda era all’epoca visto dai progressisti e liberali del paese come un dirompente segnale di apertura culturale, in opposizione alla rigidità morale dei repubblicani. Per farla breve, stiamo parlando di un qualcosa di ben più importante di un semplice film porno! Epstein e Friedman, in virtù della loro precisione documentaristica, ci propongo un’opera formalmente semplice, che tuttavia rende bene le atmosfere della cosiddetta Golden Age del genere Hardcore, raccontandone gli anni gaudenti, i quali iniziano proprio con l’uscita di Gola Profonda nel 1972, per terminare circa a metà degli anni ’80. Nel periodo che vide la Lovelace tramutarsi in una icona anticonformista, il cinema a luci rosse si andava attestando come uno dei tanti generi della Settimana Arte, con una sua dignità e riconoscibilità. È sufficiente, a tal proposito, ricordare che l’italiano Lasse Braun (al secolo Alberto Ferro) portò il suo porno French Blue (1974) al Festival di Cannes!

A dire il vero, la drammatica vicenda della protagonista – abusata, venduta come schiava del sesso, per ritrovarsi alla fine senza un soldo, tutto per colpa del marito aguzzino – non risulta narrata in modo incisivo. Amanda Seyfried è comunque perfetta nei panni della giovane innocente traviata, con il suo aspetto da bambolina seduttrice. Brava anche nel ruolo della madre Sharon Stone, che accetta la sua età e interrompe, almeno in questa pellicola, la sua “guerra” al tempo che passa inesorabilmente persino per lei.

La cosa che desta l’attenzione in questa storia è capire come sia nata la prima prima pornostar: Linda Lovelace. Davvero curioso il fatto che lei sia divenuta tale grazie a un solo film, Gola Profonda, e avendone in generale girati pochissimi. Sosteniamo da tempo come la pornografia sia un inquietante “termometro” sulle abitudini e costumi della società occidentale, come ci ha dimostrato benissimo l’ottimo Don Jon (2013) di Joseph Gordon-Levitt.

La crociata anti-pornografica intrapresa dalla Lovelace dopo aver chiuso con quel mondo lascia, a nostro modesto avviso, il tempo che trova, riteniamo perciò che non valga la pena parlarne. Tuttavia, è giusto segnalare come il film in questione affronti forse troppo brevemente questa seconda parte della vita della donna. Siamo molto lontani da quella che è forse la migliore opera di sempre che abbia affrontato il mondo dell’Hard, ci riferiamo allo spumeggiante e drammatico Boogie Nights (1997) di Paul Thomas Anderson, una pellicola dotata di ritmo, glamour e uno stile registico sì sofisticato, ma assolutamente pulito.

Epstein e Friedman ci regalano comunque un biopic di buon livello e che, attraverso le disavventure della protagonista, ci spinge a una sola, seppur fondamentale, riflessione, sintetizzata dal caso della nostrana Valentina Nappi. Ovvero parliamo delle differenze tra il porno di ieri e quello di oggi. Al tempo della Lovelace, le pornostar vivevano in un mondo di lusso, ma in verità erano vittime di ogni genere di abuso. Il tutto era possibile, poiché si trattava per la maggior parte di giovani sprovvedute che dalla provincia americana si recavano in città, per venire poi “reclutate” dal mondo del porno. In fin dei conti, la sopracitata Golden Age tanto dorata non era: è vero che in molti casi si faceva del vero cinema, malgrado di bassissimo livello, ma la realtà che celava era terribile. Oggi per converso, i tanti Gonzo che si possono vedere in Rete, con scene di sesso intensissime, non sono il risultato di drammi umani, come è accaduto invece per la Lovelace, fagocitata dall’ambiente che la circondava.

Torniamo alla Nappi. Giovane e mediamente attraente ventenne, contatta in prima persona Rocco Siffredi, sostenendo di essere pronta per girare, grazie alla enorme “documentazione” offertale da Internet. Qualche mese dopo, la troviamo a fare un porno dopo l’altro in America. Una ragazza che ha scientemente deciso di fare sesso per soldi, sapendo bene a cosa andava incontro sin nei minimi dettagli: nessuna posizione o tecnica amatoria da imparare; davvero una squallida consapevolezza quella della Nappi.

La Lovelace dal canto suo non sapeva nemmeno cosa fosse un deep throat prima di entrare in quel mondo che l’ha poi distrutta. Le porn babe contemporanee non sono inoltre soggette a sfruttamento, non avendo protettori, anzi curano direttamente i propri siti e profili Facebook, vendendo le immagini ai fan. Costoro sono per giunta tutte “intercambiabili”: stesso seno siliconato, superfisico e disposte a qualsiasi tipo di rapporto, mentre sino a 20 anni fa più della metà delle pornodive si rifiutava di girare scene di sesso anale. Purtroppo per lei, di Linda Lovelace a suo tempo ce ne era solamente una, la prima pornostar, e dunque la si è sfruttata sino alla fine

Riccardo Rosati

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