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CinemAmbiente

‘Il canto del respiro’. Un documentario che esplora i sensi attraverso il suono

L’opera della regista Simona Canonica riscopre la connessione ancestrale tra uomo e natura

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La regista svizzera Simona Canonica realizza un documentario elegante, soave, silente ma potente. Partendo dalla sua esperienza personale della maternità, traduce la sua intimità in un messaggio universale che non incontra confini, ostacoli linguistici, perché si diffonde senza aver bisogno di parole. Basta ascoltare, e sentire con l’anima. Chi, più di una madre, può percepire il proprio respiro come fonte essenziale dell’unione con il suo grembo. Anche nel silenzio, quell’etere genera una melodia che accarezza la nuova vita che si rigenera.

Una produzione Amka Films Productions, in collaborazione con RSI Radiotelevisione svizzera e sostenuta, tra gli altri, dalla Trentino Film Commission, Film Commission Torino Piemonte e dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. Presentato in anteprima al Visions du Réel di Nyon, Il canto del respiro partecipa alla 28ma edizione del Festival CinemAmbiente, la più importante manifestazione italiana dedicata ai film a tema ambientale, organizzata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e diretta da Lia Furxhi.

Tutto ha inizio in un attimo. Si viene al mondo, gli occhi si aprono, ma la vita comincia solo dopo quell’istante di verità…sentire il respiro.

La connessione dell’uomo con la natura

Il lungometraggio è un’opera immersiva che spinge lo spettatore al ricordo primitivo del proprio legame con la Natura, attraverso un viaggio fatto di immagini, storie e scrigni di conoscenza, tramandati nel tempo e nello spazio. Attraversa Paesi, uomini e culture, legati tra loro nella trama interconnessa del Creato, dove il respiro oltrepassa l’emisfero, dove il passato ricerca il presente per darsi futuro.

Lungo il cammino incontreremo un nativo australiano che tramanda la storia del suo popolo attraverso il suono viscerale del didgeridoo; in Mongolia dei saggi anziani ricongiungono i giovani all’ascolto della propria voce; in Italia, dove la musica da ascoltare stavolta è custodita in un abete.

L’elaborazione esperienziale dell’uomo non è singolare, si fonde con lo spazio aperto, che, anche se remoto, ne permette la diffusione, come un seme trasportato dal vento che consegna la sua storia. L’uomo non è posizionato al centro, ma è parte integrante ed integrata del Tutto.

Un cinema sperimentale

La macchina da presa si sposta con leggerezza, preservando quel senso di pace che la natura ci offre e spesso decliniamo. L’ascolto e la visione rispettano i ritmi della meditazione: il tempo necessario per ascoltarsi, concentrandosi sul proprio respiro. L’obiettivo cattura con rispetto l’origine e l’originalità di ogni elemento per generare la percezione, catturare le immagini attraverso i suoni ed i respiri attraverso la forma. Diventa testimone oculare, che, con ossequioso rispetto, guarda, osserva e filtra per condividere.

La parola svolge un compito assistenziale: ridotta all’essenziale, accompagna le immagini alla vera scoperta e conoscenza, esperienze che devono essere prima di tutto percepite, inspirate.  Il suono primeggia sui dialoghi, è la stessa vibrazione che smuove la fotografia, rendendosi visibile.

Il ciclo vitale del respiro

Il documentario offre la consapevolezza di quante forme abbia il respiro. E’ essenza, quando dal nulla genera corpi e materia. E’ l’ossigeno che riempie i polmoni ma anche quella continua ricerca personale della bellezza. Può diventare soffio che genera suoni e melodie che si espandono in un’eco di vibrazioni ma che ritornano come un dono da cui ripartire, per continuare a respirare il canto.

Il canto del respiro

  • Anno: 2025
  • Durata: 110'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia-Svizzera
  • Regia: Simona Canonica