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CinemAmbiente

Intervista a Lia Furxhi, direttrice del Festival CinemAmbiente

Il potere del cinema per un futuro sostenibile

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Con la 28ª edizione in arrivo a Torino dal 5 al 10 giugno 2025, abbiamo avuto l’occasione di parlare con Lia Furxhi, direttrice del Festival CinemAmbiente, dell’importanza delle immagini per sensibilizzare su temi ambientali, delle novità del programma di quest’anno e del potere che hanno i film di generare domande e, forse, anche cambiamenti.

Il cinema può davvero farci cambiare il modo in cui guardiamo il mondo?

Per Lia Furxhi, la risposta è sì.

CinemAmbiente sarà un’importante vetrina del cinema green, ma anche spazio vivo di dialogo, un luogo in cui il cinema può ancora sensibilizzare il pubblico sui temi ambientali.

Il ruolo del cinema può essere molto forte, molto importante. L’emozione che provoca nello spettatore vedere un film, e quindi essere coinvolto nel racconto di una storia, dalle voci di chi vive una situazione, di chi denuncia qualcosa o racconta una buona pratica, è impattante. Si è in sala, al buio, circondati da persone che presumibilmente condividono i tuoi stessi interessi. E quello che vedi e senti sullo schermo può colpire non solo la parte razionale, ma anche quella emotiva. E magari indurti a cambiare abitudini, atteggiamenti, o a desiderare di approfondire un tema.

Non manca lo spazio al cinema italiano, in particolare nella sezione Made in Italy, con storie che dimostrano come anche il nostro Paese si sta muovendo in questi termini di sensibilità.

Sì, assolutamente. I film italiani, a cui da sempre diamo molto spazio, sono sempre più interessanti, coinvolgenti per il pubblico. Raccontano storie di zone marginali del nostro Paese, stili di vita in armonia con la natura, ma anche il rapporto con gli altri esseri viventi, animali e piante. Ci sono film di denuncia, come quello di Rosy Battaglia sull’Ilva, e altri più filosofici o antropologici, che riflettono sulle tradizioni del passato. Il cinema italiano su questi temi è molto vivace adesso.

CinemAmbiente quest’anno si distingue per l’ampiezza dei temi affrontati. Accanto alle tematiche ormai consolidate come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità o lo sfruttamento delle risorse naturali, trovano spazio tematiche meno battute ma sempre più urgenti: l’ecocidio come strumento bellico, i rifiuti spaziali e persino l’ipotesi di dover cercare un altro pianeta su cui sopravvivere.

Sono temi di attualità. Oggi, con l’urgenza della transizione energetica, il dibattito sul nucleare è tornato centrale. E lo stesso vale per la conquista dello spazio: da un lato c’è il tema dei rifiuti spaziali, visto che stiamo inquinando la nostra atmosfera con tutti i satelliti lanciati e abbandonati; dall’altro c’è questa idea di dover conquistare altri mondi, perché il nostro pianeta sarebbe presto invivibile. Sono riflessioni nuove e molto interessanti da analizzare.

Ma cosa spera Lia Furxhi di lasciare questa edizione al suo pubblico?

Io spero sempre che il pubblico si incuriosisca. Che il festival sia un punto di partenza per ricerche, approfondimenti. Che resti la voglia di interessarsi a ciò che succede, vicino o lontano, perché viviamo in un mondo interconnesso e dobbiamo uscire dal nostro cortiletto. Questa è la nostra speranza.