
Il mio negozio, un giorno di fine Settembre, colonna sonora : Danza Macabra di Liszt.
Anche stavolta, sembra che consegnerĂČ il pezzo in perfetto orario, ma non voglio barare e vi dirĂČ subito che in realtĂ questo articolo Ăš praticamente giĂ pronto da un bel po’.
Intendiamoci, non Ăš che non sia piĂč l’adorabile scansafatiche, incostante e inaffidabile che avete imparato a tollerare, ma oggi chiudo il lungo excursus nel cinema horror che mi ha visto impegnato negli ultimi mesi a scorrazzare per mostre e festival dedicati all’argomento.
Tutto con la scusa di lavorare per voi, per il grande capo e per la redazione, quando invece a dir l’onesta veritĂ me la sono spassata di brutto alla faccia vostra, che, chiusi nelle vostre afose case, tentavate invano di nascondere la vergogna sociale del non potersi permettere una vacanza.
Come dicevo, oggi chiudo un ciclo e, a costo di sembrare serio, lo faccio mantenendo una promessa.
Un’intervista con la scheggia impazzita del nuovo cinema di genere Italiano.
Lui, il grande Alex Lucchesi, in carne, barba e insulti!
Il 25 Settembre Ăš stata presentata la sua ultima fatica âAnger of the deadâ del bravo Francesco Picone che io, sfruttando gli immeritati privilegi della mia posizione, ho giĂ visionato.
Il giudizio Ăš decisamente positivo. Conoscevo giĂ lo stile torrenziale e dinamico di Francesco per il suo precedente âEri mortaâ e anche in questo lavoro ritrovo l’attenzione maniacale per il dettaglio sia esso tecnico o narrativo, che rende âAnger of the deadâ uno dei rarissimi corti degni di diventare almeno un mediometraggio.
Appena quindici minuti di questa splendida miniatura lasciano decisamente con la voglia di averne ancora e le opzioni di finale aperto per regalarcene almeno un’altra dose ci sono tutte.
Una bella prova di stile a cui l’unico appunto che mi sento di fare Ăš di trascurare la tradizione e la tipicitĂ del cinema di genere Italiano.
Mi spiego: per chi avesse visto âEaters â rise of the deadâ di Boni/Ristori l’idea di affiancare lo scenario post-apocalittico della metropoli con il tipico paesino medioevale della provincia Ăš a mio giudizio un riuscitissimo esempio di contaminazione.
Sia chiaro, capisco bene che da noi i produttori non brillano certo per coraggio e i distributori si sentono male se nel film c’Ăš appena un goccio di sangue in piĂč di quelli che si riscontrano normalmente nei lungometraggi di Pieraccioni. Quindi, quando si gira, lo si deve fare sempre buttando un occhio al mercato estero, dove, buon per loro, stanno messi meglio di noi, eccezion fatta forse per il Burkina Fasu (ma non ci metterei la mano sul fuoco). PerĂČ la via italiana all’horror ha una storia e un patrimonio considerevole alle spalle, ed Ăš proprio per le sue caratteristiche che Ăš cosĂŹ amata nel mondo. Per questo mi sento di consigliare a Francesco e a tutti gli artigiani della nuova onda un poco piĂč di coraggio nel riscoprire e nel valorizzare le proprie radici.
Per quanto riguarda il pubblico, la sua parte la dovrà fare muovendo il culo e andando nei cinema o nei cineclub e, per i meno spilorci, comprando il film su supporto invece che scaricarlo aggratise dalla rete.
Dopo questa piĂč che meritata sviolinata per Picone, passiamo al boccone ghiotto di questo mese: Alex.
GiĂ da un po’ aveva attirato la mia attenzione, riscoprendo una figura nobilissima dell’immaginario cinematografico, il caratterista.
Ma Ăš stato dopo il Fantafestival, quando l’ho visto impegnato in Extreme Jukebox, che ho capito che il personaggio che Lucchesi stava creando ha basi solide e di sicuro tutte le carte in regola per imporsi in maniera definitiva nel magmatico universo del nuovo cinema di genere oltre che tracciare una via che sia di esempio per altri giovani attori.
Da qui la volontĂ di avvicinarlo per sapere un po’ di piĂč sulle intenzioni di questo losco figuro che si sta ritagliando un nome a colpi d’ascia, motosega e fucile a canne mozze.
Il primo contatto, devo dirlo Ăš stato un scoraggiante.
La richiesta di un faccia a faccia viene declinata e sulle motivazioni uso le sue stesse parole:
âNon amo particolarmente le interviste live. Ovviamente non Ăš per te, e spero francamente che il tono di questa mail non ti risulti strano o antipatico, Ăš piĂč semplicemente che in generale, con chi mi contatta per questi motivi, amo mettere le mani avanti. (âŠ) amo le cose fatte con cura… una cura che spesso non vedo neanche nei prodotti a cui prendo parte. E parlandoti di “cura” lo farĂČ nel modo ad entrambi piĂč congeniale: – Il fucile Ăš la prima arma che si impara ad usare, perchĂ© ti permette di mantenere una certa distanza dal cliente, piĂč ti avvicini a diventare professionista… piĂč ti avvicini al cliente, il coltello per esempio… Ăš l’ultima cosa che si impara!…- The Professionalâ
Ora chi mi conosce sa quanto poco mi piacciano le interviste epistolari, il video in fondo Ăš un filtro che ti impedisce di cogliere tutta una serie di particolari che reputo importantissimi per mettere veramente a fuoco l’oggetto della discussione.
PerĂČ a freddo, piĂč rileggevo la risposta di Alex e piĂč mi convinceva, fino a che non l’ho trovata perfettamente in linea con il personaggio che ho imparato ad apprezzare sullo schermo, e alla fine credo che un atteggiamento troppo condiscendente mi avrebbe deluso.
Di contro Alex si Ăš dimostrato disponibilissimo nel tenere col sottoscritto un lunghissimo rapporto di corrispondenza, durato praticamente tutta l’estate, dove, abbandonati gli atteggiamenti e gli stereotipi asettici dell’intervista via mail, mi ha permesso di conoscerlo meglio, dovendo alla fine fare solo la piccola fatica di ordinare un minimo la nostra corrispondenza per avere e quindi darvi il quadro d’insieme che di seguito vi espongo.

Da buon pennivendolo mi sono andato a documentare su Anger of the dead. ti prego, segnalamelo non appena sarĂ disponibile.
Spero non sia impossibile da trovare come Zombie massacre in cui fai una amichevole partecipazione.
Francesco Picone sta curando personalmente ogni aspetto che riguarda il lancio ufficiale di Anger of the Dead. Ti posso dire senza compromettere il lavoro svolto fino ad ora, che la data di rilascio avverrà sicuramente a breve. Da poco si Ú concluso tutto il missaggio audio. Quindi, se Francesco non ha vincoli particolari riguardo alla partecipazione di un qualche festival, prevedo che massimo ad ottobre ne avverrà il rilascio sulla rete.
A proposito, come ci si sente ad essere chiamati per le partecipazioni, con la consapevolezza che ormai il tuo nome dĂ lustro al film? Senti l’ombra di Donald Pleasance aleggiarti sulle spalle?
Sentirti affiancare il nome Donald Pleasance al mio, non puĂČ che farmi sentire onorato. Ma devo ancora guadagnarmela questa onorificenza. Spero francamente di non deludere mai le aspettative e sicuramente da parte mia c’Ăš e ci sarĂ sempre una forte volontĂ di “poter” e “voler” dare il massimo nel prodotto a cui prendo parte. Io faccio la mia parte ma per la buona riuscita del film serve “anche” la forte volontĂ da parte di tutti (Attori, maestranze varie e registi) a dare il massimo. Il film Ăš un gioco di squadra e se lo schema non Ăš perfettamente organizzato il risultato non sarĂ mai dei migliori. Quando avrĂČ fatto almeno un film “perfetto”, sarĂČ lieto di risponderti festeggiando alla Grosso guaio.
Wang Chi: Il triplo o niente!?
Jack Burton: il doppio o niente!?Â
Wang Chi: Il triplo o niente! Te lo meriti!
Jack Burton: Si! me lo merito! (guardando l’assegno)
Qual Ăš la tua formazione?
L’essere onesto con me stesso Ăš il mio piĂč grande bagaglio formativo, mi ha guidato sempre a fare le scelte che reputo piĂč giuste e senza mai scendere a nessun tipo di compromesso con realtĂ false e ipocrite che non mi rappresentano e di cui non faccio parte.Â
Come ti sei ritrovato nel ruolo di caratterista? Â
Fondamentalmente non ho mai creduto a quella bufala che un interprete debba saper svolgere qualsiasi ruolo per sentirsi completo. Â
Preferisco interpretare pochi ruoli ma buoni.Â
Ho sempre adorato i caratteristi e il vero cinema non sarebbe sopravvissuto al tempo se non fosse per quei personaggi “spalla” che hanno reso celebri molti grandi del passato.Â
Inoltre essere un caratterista mi permette di sperimentare in modo quasi maniacale gesti, sguardi e atteggiamenti del caso per sottolinearne la natura molto ricercata dei miei personaggi. Â
Natura che spesso viene additata con il termine dispregiativo di: “sopra le righe”. Â
Quanto Ăš importante salvaguardare il proprio stile!?
Avere uno stile aggiunge sfumature al nostro cinema. Una volta il cinema si faceva con le facce giuste. Io sono un caratterista per molti Ăš una limitazione. (Per molti Ăš la mia piĂč grande limitazione)Â
-io sono pronto a dire: Â Questo Ăš il mio punto di forza.- Â
La coppia con Favilla sembra ricalcata sul tipo delle grandi coppie di caratteristi complementari del vecchio cinema. E’Â casuale o voluta? Â
Il destino lo ha voluto! Io stavo creando la mia strada che spaziava dal teatro alle piccole produzioni video realizzate da me stesso. Un amico comune ci mise in contatto per un lavoro di gruppo e cosĂŹ diventammo grandi amici sul set di “Mandorle” (1998) il primo lungometraggio girato in 8mm dei Licaoni.
Vuole essere un omaggio a quel tipo di cinema?
Non solo! Per ottenere ottimi risultati l’affiatamento fra interpreti Ăš fondamentale.
Quando tutti gli “Attori” della nostra nazione lo capiranno, il nostro cinema tornerĂ a far tremare i pilastri del cielo.
Visto che la Coppia con Favilla Ăš di particolare effetto, hai in mente altri lavori con lui?
ChissĂ ! Ancora non mi Ăš capitato. E colgo l’occasione per sottolineare una veritĂ che mi riguarda. Io ho conosciuto questi grandi maestri in un etĂ piĂč matura della mia vita ed ho imparato ad amarli con il tempo, ma la mia vera passione verso questo lavoro e dove si rispecchia maggiormente il mio percorso formativo la si deve a Carpenter che con il suo attore feticcio Kurt Russell, ci ha fatto dono di quei grandi personaggi icona rimasti nell’ideale collettivo come: “Snake Plissken, Jack Burton, R. J. McReady”.
Inoltre mi sento in dovere di aggiungere per completare il tutto: McTiernan con i suoi due Die Hard e l’indimenticabile Predator, Ridley Scott e James Cameron con la saga di Alien e Terminator, Zemeckis con la trilogia di Ritorno al futuro, Leone con l’epicitĂ di tutti i suoi spaghetti western, tutto il cinema fantapolitico di Verhoeven, e chiudo questo mio percorso con Kurosawa, Walter Hill, Milius e Spielberg.
Qualcuno ti definisce giĂ il piĂč cazzuto survivor man del nuovo cinema di genere italiano. Una bella responsabilitĂ questa, come ti ci rapporti?
Se per alcuni vesto giĂ questo ruolo, sarĂ importante per me non deluderli mai.
Il 6 giugno 1995 ho giurato a me stesso che sarei diventato un interprete di livelloÂ
eccezionale. Ho affrontato mille battaglie per giungere fin qua e mille altre ancora dovrĂČ affrontarne per seguire il mio obiettivo. Il mio pubblico sa che io gli sono fedele e sa anche che sarĂ cosĂŹ per sempre.
Esiste quindi secondo te un nuovo cinema di genere italiano che sta cercando di bucare la palude di oblio che perdura dalla fine degli anni 80? e se si, cosa dovrebbe fare per emergere?
Le cose stanno giĂ cambiando.
Durante questi anni in giro per l’Italia a lavorare per produzioni indipendenti ho conosciuto validissimi: interpreti,mestieranti e addetti ai lavori di ogni genere. Presto molte di queste forze coalizzeranno e spazzeranno via tutto ciĂČ che Ăš il marcio del nostro cinema.
Domanda di rito:Â Progetti in cantiere?
In questo preciso momento sto lavorando a diversi progetti, ad ottobre se tutto va come deve, dovrei chiuderne un paio.Â