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IN SALA

Cha Cha Cha

L’investigatore privato Corso, bello e tenebroso, tormentato e di poche parole, deve seguire gli spostamenti di un giovane rampollo della Roma bene, figlio di un’attrice una volta bella, sua amica e forse qualcosa di più. Una sera il sedicenne, uscendo in fretta e furia da una festa in maschera, viene investito da un suv nero che sembrava aspettarlo al varco

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Cha-Cha-Cha-recensione

Anno: 2013

Nazionalità: Italia

Durata: 90′

Genere: dramma noir

Regia: Marco Risi

Distribuzione: 01 Distribution

Uscita nelle sale: 20/06/2013

Come sarebbe un noir ambientato nell’Italia di oggi, in questa Italia quasi post berlusconiana dove la giustizia è ad personam, dove il benessere è vivo oramai solo dietro ad affari loschi che molto spesso sono svolti sotto gli occhi conniventi di poteri complici? A questa domanda risponde con il lungometraggio Cha Cha Cha Marco Risi che torna a dirigere un film a quattro anni di distanza dal suo ultimo lavoro Fortàpasc.

Corso (Luca Argentero) è un detective privato che rispecchia alla perfezione il canone cinematografico del noir e del thriller dell’eroe solitario e tormentato. Un incidente stradale che ha come vittima Tommy il figlio adolescente di Michelle (Eva Herzigova) vecchia fiamma di Corso ora legata sentimentalmente all’avvocato Argento (Pippo Delbono) un uomo potentissimo. La morte di Tommy che sembra casuale in realtà non convince Corso: lo stesso giorno infatti viene ritrovato il cadavere di un ingegnere che avrebbe dovuto dare vita a un appalto per un grande aeroporto. Le due cose apparentemente molto distanti non lo sono poi così tanto. Attorno alla bella attrice e al protagonista girano molti altri personaggi funzionali alla trama e ai colpi di scema che ne derivano: l’intercettatore, il fotografo degli scandali e soprattutto l’Ispettore Torre (Claudio Amendola), ex collega di Corso che indaga sui suoi stessi casi.

In una Roma cupa, blues, oscura e fitta d’intrighi Risi ambienta un thriller che sembra più di matrice mittel europea che italiana e che nasconde nella sua sceneggiatura anche una venatura politica estremamente contemporanea. Strizzando l’occhio a Romanzo Criminale la serie nella costruzione di alcune scene e ricordando in alcuni punti la regia di Michele Placido, che in Italia per il thriller è diventata scuola dopo Il Cecchino, il cineasta da vita a noir coraggioso e interessante per la trama e per i temi che affronta senza banalizzarli mai e inserendo all’interno di un puzzle perfetto di azioni e conseguenze un giudizio forte sulla società di oggi.

Dietro la frase che il protagonista, interpretato da un convincente e sempre più maturo Luca Argentero, che dice “Non ho prezzo” c’è un intero mondo in cui è conseguente all’ammissione del protagonista che molti, al posto suo, un prezzo ce l’hanno e che, per una manciata di soldi o di favori, è possibile comprare qualcuno o il suo silenzio.

Vi sono telecamere e cimici ovunque nella Roma di Risi che in alcuni punti è effervescente e grottesca come quella de La grande bellezza di Paolo Sorrentino, ma che a differenza della città che il regista di Il divo descrive invece di essere invasa dal nulla è invasa dalla corruzione.

Il giudizio di Risi si palesa poi nel confronto finale fra Corso e Argento dove l’eroe, di questi tempi, risulta non essere più colui che ha coraggio ma colui che ha quello che dovrebbero avere tutti: una morale.

Il ritmo è incalzante, i paesaggi in cui a volte il cineasta si sbizzarrisce sono funzionali al genere della pellicola e la scena centrale del film in cui Corso, totalmente nudo in casa, lotta è la metafora di chi non ha paura di mostrarsi e di combattere senza la corazza dell’immoralità che rende difendibili, più forti ma sbagliati.

Cha cha cha è un noir che funziona a partire dal titolo che rievoca un ballo, presente nel film, che nell’immaginario comune appartiene all’Italia buona. A un’Italia che forse non c’è davvero più.

Sandra Martone

 

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