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‘Faces of Agata’: la regista Małgorzata Kozera tra arte e dolore

In 'Faces of Agata', la regista Małgorzata Kozera mostra un ritratto intimo e personale di una donna che ha fatto del dolore la sua forza

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Una telefonata che sembra una chiacchierata tra amiche. Perché Małgorzata Kozera, regista e sceneggiatrice polacca, è proprio così. Ti mette subito a tuo agio e si racconta. Con quell’accento marcato, ti mostra un universo che non conosci, dove l’arte, la sofferenza, la malattia e la speranza coesistono. Perchè è questa, in sintesi, la storia di Agata Di Masternak, l’artista polacca protagonista del documentario Faces of Agata, una donna capace di incanalare la sua terribile malattia, una rara forma di emangioma, nella creatività. Dopo vent’anni e più di trent’anni interventi chirurgici al viso, Agata ha vinto la sua battaglia e la sua vita è diventato un documentario.

Il documentario Faces of Agata è stato presentato in anteprima internazionale al Sole luna doc Film Festival.

La regista Małgorzata Kozera, realizza un’opera forte, a tratti illuminante, dove le immagini si fondono tra i filmati delle operazioni e opere d’arte e dove la creatività restituisce la dignità del dolore.

Arte e fragilità

Lei porta sullo schermo una donna forte, ma piena di fragilità. Possono coesistere questi elementi insieme?

«Agata ha dovuto essere forte per sopravvivere. Sin da bambina, ha fatto i conti con la violenza del padre e ha conosciuto la durezza della vita. È una donna piena di fragilità e credo che questa sia la chiave e il segreto della sua forza. Certo, è difficile vedere e definire il mondo con i suoi occhi, ma di certo trae grande forza dalla sua debolezza. Quindi sì, credo che possano coesistere.»

Perché per Agata Di Masternak l’arte è così importante?

«Per Agata l’arte è tutto, è vita. È qualcosa che sente dentro, una voce interiore più grande di lei. La vive in maniera quasi spirituale e le serve per comunicare le emozioni, soprattutto nei momenti difficili della vita. È un’artista nel vero senso della parola. Non fa arte per sentirsi o diventare importante e ha anche avuto un’ottima educazione artistica.»

E invece cos’è per lei l’arte?

«Tutto quello che faccio è storytelling. Sono differenti linguaggi e probabilmente è anche l’arte più astratta e difficile da fare perché racconta qualcosa. Nei miei lavori cerco di far vedere più di quello che si può vedere. È quasi come rivelare un segreto. Si può sentire, percepire, ma non raccontare in modo scientifico. Con lo storytelling il film si fa arte e mostra qualcosa di più. Nel caso del documentario Faces of Agata cerco di raccontare le cose nel modo più profondo e ampio possibile. In questo modo esce qualcosa di diverso, un misto tra arte e vita personale, dove non c’è alcuna scissione.»

Faces of Agata: la forza di non mollare

Che difficoltà ha riscontrato nel fare il documentario Faces of Agata?

«Ci sono state difficolta a livello di produzione. Ovviamente, come in tutti i lavori, il budget. Ma le difficoltà maggiori sono emerse via via che giravamo, anche se poi hanno migliorato il film. Ho incontrato Agata quando aveva già compiuto trent’ anni, per cui mancavano soprattutto i momenti cruciali della sua vita. Lei è una donna dalle mille sfaccettature e così tante fragilità che è difficile riuscire a prendere tutto e a restituirlo sullo schermo, quindi ho riflettuto molto su come lavorare. Ho deciso di inserire le scene più creative e artistiche per raccontare il suo passato e le sue emozioni. E questo ha reso il documentario molto interessante.

Un altro grande problema è stato il Covid. Agata era rimasta in Polonia e non potevamo vederci, quindi ho lavorato sui video che mi mandava. E devo dire che questo ha aggiunto uno sguardo più personale e intimo al mio lavoro. C’è da dire che quando ho iniziato a lavorare al documentario, eravamo certi della guarigione di Agata. Invece, durante le riprese, la malattia è tornata, più forte di prima. Mi sono domandata più volte se fosse il caso di continuare a seguirla considerando la fragilità di quel momento. Abbiamo deciso di proseguire, cercando di non andare troppo oltre e di non abusare della protagonista. Alla fine credo di aver fatto un ottimo lavoro.»

Perché ha deciso di raccontare la storia di Agata?

«Agata è una persona che ispira molto, ti insegna a non mollare. È una che non si arrende. Quando sono venuta a conoscenza della sua storia, ho pensato che sarebbe stato difficile raccontarla in una maniera appropriata, ma dopo averla conosciuta sono rimasta affascinata. Del resto il documentario serve proprio a conoscere e ad approfondire una storia e quindi è stato tutto molto naturale. Una scelta di sicuro non razionale ma molto emozionante.»

Il trailer del documentario Faces of Agata

Qui il link della recensione del documentario Faces of Agata

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Faces of Agata

  • Durata: 72
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Polonia
  • Regia: Małgorzata Kozera