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IN SALA

Les Misérables

Toulon, 1815. Jean Valjean è il prigioniero numero 24601, condannato a diciannove inverni di lavori forzati per aver rubato un pezzo di pane sfamando un nipote affamato. Rilasciato a seguito di un’amnistia prova a ricostruirsi una vita e una dignità nel mondo, nonostante gli avvertimenti e le intimidazioni di Javert, integerrimo secondino della prigione convinto che un ladro non possa che perseverare nel male. Convertito al bene dall’atto caritatevole di Monsignor Myriel, Valjean prende coscienza dei suoi peccati e decide di mondare il suo destino, assumendo il nome di Monsieur Madeleine…

Publicato

il

Anno: 2012

Durata: 152′

Nazionalità: Gran Bretagna

Genere: Musical

Regia: Tom Hooper

Distribuzione: Universal Pictures

Uscita: 31/01/2013

Parigi. Sullo sfondo di una città sudicia che trasuda povertà da ogni angolo, Victor Hugo decise di raccontare, in un arco di tempo lungo vent’anni, le vite di alcuni personaggi sventurati, miserabili e soli, che tentano di sopravvivere al loro inesorabile destino. Era il 1862, e Les Misérables, ottenne un successo favoloso, tanto da essere trasformato poi, nel 1980, da Boubil e Schönberg in un musical. Rappresentato nei teatri di Londra e di New York e di tutto il mondo dal 1985, Les Misérables è diventato il musical più popolare di sempre, insieme a The Phantom of The Opera.

Oggi, dopo quasi trent’anni di messe in scena in teatro, Les Misérables è pronto per il grande schermo e domani, dopo tanta attesa, gli italiani, potranno vederlo al cinema. Chi ha preso in mano questa patata bollente è Tom Hooper, regista premio Oscar per Il discorso del re. Il prodotto è in parte riuscito, ma in parte ha deluso di molto le aspettative. Un musical così a lungo rappresentato da cantanti e attori di tutto il mondo, doveva aggiungere, inventare, qualcosa che il teatro non ha, invece, da regista ossessionato dai primi piani, Hooper è rimasto troppo incollato ai suoi personaggi, trascurando tutto il resto, in primis il montaggio.

Protagonista della storia è Jean Valjean (Hugh Jackman), appena uscito di prigione in cerca di redenzione. Sotto falso nome, diventa un fortunato imprenditore e sindaco di una città della provincia francese. Perseguitato da uno spietato ispettore, nonché suo ex secondino durante il periodo in prigione, Javert, (Russel Crowe), Valjean è costretto a fuggire nuovamente, portando con sé la piccola orfana Cosette (Amanda Seyfried) , che promette di allevare come una figlia, alla madre Santine (Anne Hathaway), in letto di morte.

Questa la storia di un romanzo, e poi di un musical e poi di un film, che di certo incanta per la sua grandissima forza evocatrice, per i protagonisti del film, in particolare Hugh Jackman e Anne Hathaway, i quali dimostrano una straordinaria capacità attoriale, intensa e vibrante, che aiuta Hooper a risollevare le sorti del suo film. Da un lato, siamo dunque propensi a giudicare positivamente questa enorme produzione, complici le scenografie meravigliose, gli autentici costumi, le musiche portentose; e ancora, il breve ma intenso piano-sequenza in cui la Hathaway incanta tutti con l’assolo più commovente del film, la divertentissima e folle sequenza in cui Helena Bonham Carter e Sacha Baron Cohen, in un inedito duetto, cantano con irresistibile accento cockney, Master of the House. Ma tutto ciò non basta. La trasposizione cinematografica di un musical che prima ancora era stato un romanzo, deve aggiungere non registrare. Anche l’ultimo atto di un film che fin dall’inizio ha mostrato i suoi limiti, non convince, presentandoci Cosette ormai maggiorenne, innamorata di Marius, un giovane studente che lotta per la costituzione della Repubblica. Un momento storico che nonostante appassioni di per sé, non arriva a emozionare l’ultimo destinatario: il pubblico.

Insomma, Tom Hooper poteva fare di meglio, o forse avremmo preferito un regista più visionario, chi lo sa? Di sicuro c’è che aveva tra le mani una storia affascinante, potente e avvincente, grazie alle parole di un intellettuale immortale nella nostra memoria, ma nonostante questo Les Misérables non sarà ricordato, se non come un’occasione mancata.

Valentina Calabrese

 

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