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Asian Film Festival

‘Ripples’: lo zen e l’arte della manutenzione del femminile

Il film della pluripremiata regista Naoko Ogigami, presentato all’Asian Film Festival 2024 nel Japan Day, racconta la condizione delle donne nel Giappone patriarcale, con uno sguardo ai temi sociali ed ambientalisti.

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Una casa signorile in stile giapponese, un quartiere della borghesia medio-alta, un bellissimo giardino pensile pieno di fiori: la regista  Naoko Ogigami – già nota per l’attenzione a personaggi femminili in evoluzione – apparecchia la scena partendo dal un contesto apparentemente sereno, quasi sospeso, per entrare a poco a poco nel vivo di una storia con risvolti drammatici ed ironici al tempo stesso, mantenendo una complessiva visione zen dello scorrere del tempo e dei cambiamenti esistenziali.

Le immagini si susseguono come quadri, in ciascuno dei quali la regista indugia per dare agio allo spettatore di gustare l’estetica e capire il messaggio del momento presente, il qui ed ora che sta per diventare altro, e poi di nuovo ciò che è altro, che diverrà altro ancora. Il senso ultimo dell’impermanenza. Un film bellissimo, che appartiene profondamente, interiormente ed esteriormente, alla cultura giapponese.

Il film è stato presentato in anteprima al 21° Asian Film Festival, diretto da Antonio Termenini, presso il Cinema Farnese Arthouse di Roma.

Ripples: increspature della terra e dell’anima

Yoriko, la protagonista, una donna sulla cinquantina, prepara un pasto, il figlio adolescente ciondola sul divano col cellulare in mano, il marito guarda la TV, dalla quale giungono notizie drammatiche in merito all’inquinamento dell’acqua potabile: a causa di un terribile terremoto, infatti (realmente avvenuto nel Giappone orientale nel 2011), un disastro ambientale incombe sulla cittadina deserta, fotografata per scatti contigui, case, strade, palazzi, al quale farà da eco il dramma della protagonista, inaspettato, che si trasformerà poi in volano della sua rinascita.

L’acqua potabile è razionata, tutti hanno paura di restare in città, si parla di una seconda Chernobyl per le possibili conseguenze delle radiazioni. Fra le conseguenze generate dal terrore, una in particolare tocca da vicino la protagonista: il marito Osamu (nel ruolo Ken Mitsuishi) fugge nella notte, senza una parola, abbandonando la moglie, il figlio Takuya ed il vecchio padre malato di Alzheimer, di cui si prende cura, suo malgrado, Yoriko, dato che il vecchio suocero, benché allettato e imboccato, tenta ancora delle molestie sessuali nei suoi confronti. Passa il tempo, il giardino sfiorisce, il figlio parte per l’Università e la donna resta sola, prigioniera e bloccata nel suo ruolo familiare, con il carico emotivo della casa, della solitudine e dell’ambiente ostile.

Qui già emerge l’affondo della regista sulla condizione della donna, ma anche la sua sottomissione/soggezione secolare ad un sistema vetero-patriarcale, al quale Yoriko neppure si ribella, per il momento almeno, cercando solo di reagire e riemergere dal dolore e dall’angoscia: per l’aspetto concreto trova lavoro part-time in un supermercato, per l’aspetto spirituale della sua anima , inizia a prendersi cura di sé come seguace di un culto particolare, una sorta di setta o nuova religione conosciuta come “Ryokumei-kai”, alla quale dedica tempo, studio, preghiera, trovando pace, conforto ed accoglienza nel gruppo dei praticanti.

Piano piano inizia a ricostruire la sua vita, occupandosi di comporre la sabbia e la ghiaia rimaste nel suo giardino e finanche andando a casa di una signora, sua nuova amica che, al suo opposto, dopo il terremoto, vive come sospesa nel disordine e nell’immondizia, almeno quanto Yoriko è ossessionata dall’ordine, segno dei diversi modi in cui le persone reagiscono ai traumi.

Ripples: ricominciare a vivere, tra ritorni, ribellioni e catarsi

La pace di Yoriko durerà poco: dopo qualche tempo infatti torneranno sia il marito, malato di cancro, e bisognoso di cure e dell’eredità del padre, sia il figlio con una fidanzata più grande di lui e con qualche problema. La nostra protagonista si avvinghia alla religione (porta perfino il marito ad una seduta del gruppo) e riempie la casa e gli altari familiari di bottiglie di un’acqua miracolosa (presunta e spacciata come tale) della Green Life Water Society, oltre ad avere numerose sedute con una psico-santona che le raccomanda di non avere pensieri negativi e di mantenersi in equilibrio psico-fisico.

Ma Yoriko riesce sempre meno a controllare le sue reali emozioni e, mentre prega, immagina di uccidere il marito, sogna ad occhi aperti di potersi liberare con atti inconsulti dal dolore e dalle ingiustizie subite, non nasconde la sua insofferenza neppure verso il gatto della vicina che rovina le ‘increspature’ della ghiaia da lei appena rastrellata, o verso il vecchio acido che chiede continui sconti al supermercato per una merce che ritiene ‘danneggiata’. Sopporterà tutto o quasi, con malcelata impazienza e rabbia sottesa, la nostra protagonista, finché la vita stessa le offrirà soluzioni catartiche.

Proprio l’humor nero, una cifra che appartiene a tutte le narrazioni della regista, è la parte più originale del film, che pur lasciando emergere temi scabrosi ed attuali, puntando il suo silenzioso riflettore su drammi quotidianamente vissuti dalle donne nipponiche (e non solo), e sulle paure diffuse fra la gente per la propria vita a causa di terremoti e continui disastri ambientali,  riesce a passare dai toni del dramma alla commedia, miscelando sguardi, situazioni, simbolismi e falsi miti, costruendo un ponte contro i pregiudizi sociali per rifugiarsi nell’intelligenza, nell’ironia, nella speranza.

Bravissima ed estremamente intensa l’attrice Tsuitsui Mariko, nel ruolo della protagonista, le cui espressioni, corrucciate, sbigottite, feroci, incredule, rabbiose, divertite, evidenziano spesso le reali intenzioni o pensieri di Yoriko/Mariko, anche senza proferire parola, rispetto a situazioni a lei sgradite, spiazzanti o aborrite alle quali è spesso costretta ad adeguarsi.

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  • Anno: 2023
  • Durata: 120'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Giappone
  • Regia: Naoko Ogigami