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IN SALA

Taken – La Vendetta

Ex uomo della CIA, Bryan Mills è obiettivo della vendetta di un gruppo di criminali albanesi, imparentati con i rapitori uccisi per sua mano nella liberazione della figlia Kim qualche tempo addietro. Quella che poteva essere una rilassante vacanza ad Istanbul, per l’esperto agente in pensione, per l’ex-moglie Lenore e per la risoluta figlia, si trasformerà in una nuova caduta nell’incubo tra scontri a mani nude, pallottole, bombe, sevizie e corse in automobile per i vicoli della città turca.

Publicato

il

Anno: 2012

Distribuzione: 20th Century Fox

Durata: 91′

Genere: Azione

Nazionalità: Francia

Regia: Olivier Megaton

Uscita: 11/10/2012

Il padre più premuroso del mondo torna nelle sale.

Stiamo parlando del Brian Mills di Liam Neeson, protagonista dell’ action movie Io vi troverò (2008), successo al botteghino che confermò come il fiuto vincente del produttore/sceneggiatore Luc Besson sia ben in linea con le scelte degli spettatori dai gusti forti.

Stavolta, l’agente segreto in pensione si trova coinvolto direttamente in un rapimento: insieme alla moglie Lenore (Famke Janssen), infatti, viene sequestrato dai parenti delle sue vittime passate, coloro che avevano osato rapirgli la figlia Kim (Maggie Grace) per indurla alla prostituzione.

Ed è proprio facendo affidamento su quest’ultima Kim (Maggie Grace) che Brian finisce per muoversi, in una lotta verso la salvezza che gli permette di tirare fuori capacità al di fuori dell’immaginabile.

Però, ciò che si temeva nel primo capitolo, ovvero uno sconfinamento verso il ridicolo involontario, qua diventa una realtà e Taken-La vendetta, a conti fatti, risulta immediatamente un sequel non all’altezza del predecessore.

Il problema risiede principalmente nella scelta registica, che vede il nome di Oliver Megaton (Transporter 3) in sostituzione del bravo Pierre Morel (From Paris with love), peccando non poco in mancanza di  coinvolgimento.

La trama riprende praticamente la struttura del capostipite, solo che alcune situazioni sono talmente assurde da non riuscire a essere prese sul serio (tutta la manovra che fa Kim per orientare il padre sulla sua posizione) e i cattivi, stereotipati criminali dell’est Europa (per non parlare della risibile descrizione di Istanbul), appaiono meno credibili del solito.

Di conseguenza, le scene d’azione risultano dirette in modo alquanto confusionale, senza permettere di capire  bene alcuni momenti di lotta e sparatorie, mentre l’ironia è più palesemente ammiccante, a volte anche troppo per questi standard action.

Certo, si alza il livello di assurdità, ma senza mai bilanciarla con qualcosa che renda più realistico e moderato l’insieme; obiettivo che l’interpretazione di Neeson riuscì a raggiungere nel primo capitolo.

Qui il protagonista di Schindler’s list-La lista di Schindler (1993), per quanto ormai sia in parte, non compie il miracolo di alzare di livello lo standard da film action senza fronzoli, ma, anzi, sembra trasformarsi nella vittima di una certa mediocrità di fondo che la mano di Megaton non fa altro che accentuare.

Per i prossimi sequel, se mai ci saranno, speriamo che prendano in considerazione il ritorno dietro la macchina da presa di Morel (recuperate anche il bel B-13 per farvene un’idea).

Mirko Lomuscio

 

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