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Ce n’è per tutti

“Ce n’è per tutti è un film sul male di vivere, pieno di spunti interessanti, dall’incomunicabilità moderna allo strapotere dei mass media che invadono le nostre vite senza chiederci permesso. In una Roma all’apice del caos”.

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Ce n'è per tutti Ambra

Ce n’è per tutti, scritto e diretto da Luciano Melchionna (esordiente al cinema quattro anni fa con Gas), è un film sul dolore interiore e sul disadattamento. Gianluca (Lorenzo Balducci) è un ragazzo con una sensibilità fuori dalla norma, una condizione privilegiata rispetto al resto della gente, ma che lo confina in una sorta di isolamento ed estraniazione dalla realtà e lo fa soffrire in modo costante.

Quando decide di dare un colpo definitivo al suo senso di disagio, sale su fino alla cima del Colosseo, monumento che ricorda a tutti i suoi visitatori la storia millenaria della capitale: da qui osserva una Roma caotica, che si arrabatta tra suoni, voci e rumori confusi, senza una direzione precisa. Forse Gianluca si vuole buttare giù, vuole farla finita, e i suoi amici accorrono per salvarlo (ma non sembrerebbe), o solo per avere qualcosa di cui poi parlare la sera quando tornano a casa (da una citazione della pellicola).

Questo gruppo di strampalati e bislacchi rappresentanti della società attuale è composto da: una coppia di infermiere, Eva e Isa (Ambra Angiolini e Micaela Ramazzotti), un binomio di personalità più contrastanti impossibile, l’una svampita, appariscente e caricaturale, l’altra arrabbiata, cupa, pessimista e “repressa” come la definisce l’amica. Poi ci sono Daniele (Jordi Mollà) e  Claudia (Alessandra Muccioli), un operaio e un’attrice precaria, cinica e ninfomane, di cui il primo è innamorato da sempre. Ancora,  Mauro e Bruno (Francesco De Vito e Marco Aceti), due venditori di aspirapolveri, che girano per la città tutto il giorno concludendo poco e niente.

I genitori di Gianluca (Giorgio Colangeli e Giselda Volodi), una coppia arida che vive in una totale incomunicabilità insieme a un graziosissimo nonno un po’ rimbambito (Arnoldo Foà), vengono invece catapultati loro malgrado nel circo mediatico che strumentalizza le sofferenze umane sottomettendole alla volontà dell’audience – un mito dei nostri tempi – spinti dalla conduttrice televisiva interpretata da Anna Falchi: uno schermo gigante li metterà in collegamento con Gianluca sul cornicione del Colosseo, e gli lanceranno un appello poco convinto. L’unica persona che riesce a parlare davvero con questo ragazzo è la nonna, una straordinaria Stefania Sandrelli, che fino alla fine non svela la sua verità (rivelata solo in chiusura del film). Con lei Gianluca, che le dedica poesie e mangia la parmigiana che gli prepara, può esprimere il suo disagio ed essere finalmente capito. La nonna, una donna di altri tempi, resa concreta da una vita difficile, che non ha avuto tempo per deprimersi – dice lei – perché ha dovuto crescere tanti figli, dà una lezione di vita a tutti, nipote e amici – o presunti tali – che vagano persi nel quotidiano senza una meta.

Ce n’è per tutti è un film sul male di vivere, pieno di spunti interessanti, dall’incomunicabilità moderna allo strapotere dei mass media che invadono le nostre vite senza chiederci permesso. In una Roma all’apice del caos, intossicata da un traffico infernale, dipinta con una fotografia spettrale, Melchionna, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Luca De Bei, ci ricorda che è necessario fermarsi e ascoltarsi, senza perderci in una corsa inutile. L’operazione riesce in parte: non tanto per il messaggio (che è chiaro e condivisibile), quanto per il modo in cui viene trasmesso, troppo teatrale e grottesco, con non pochi intoppi nel ritmo. Forse ha una struttura più adatta al teatro che non al grande schermo.

Ilaria Mariotti

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