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Vive le cinéma

Catherine Breillat Anatomia di una trasgressione

Nella sua lunga carriera la regista francese tiene stretto l’erotismo con l’assenza di morale. Lontana dalle convenzioni e vicina all’assenza di ogni forma di tabù

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Presentato in anteprima italiana a Vive le cinèma, il film scandalo che ha sconvolto Cannes 2023. L’Etè dernier è anche l’ultimo capitolo dell’idea di cinema di Catherine Breillat. Una filmografia anti-puritana ma nemmeno pornografica in senso stretto. Uno sguardo alla sessualità che riflette sulle dinamiche interne dei rapporti personali. Rinnovati o creati. Punti nevralgici del suo cinema erotico.

 

 

L’Etè dernier – Catherine Breillat

La prima impressione di L’Etè dernier è quella di un romanzo erotico e famigliare lontano da ogni forma di conformismo, teso a ricostituire il concetto di famiglia francese, svuotandone la componente sacrale. Nel vortice di passione e segretezza tra una mamma e un figlio, si nasconde la cifra dello scandalo e l’eredità che Catherine Breillat ci lascia e continuerà a lasciarci. Il rapporto con la carne e la voglia dei suoi personaggi riconducono la regista francese al cuore di un cinema datato, antico ma ancora vivo. Quello della Nouvelle Vague, in cui ogni istinto deve essere esplicito e ogni tentazione si palesa ricostituendosi attraverso il corpo. I primi passi della Breillat col suo maestro Bernardo Bertolucci ( Ultimo tango a Parigi) formano il pensiero della regista di L’Etè dernier. Un cinema lussurioso, fatto di interni che attendono il corpo. E l’asticella che quest’ultimo spezza continuamente.

Una commedia erotica non pornografica

Se il cinema francese attuale vive di dolce e amaro, di un colpo al cerchio e uno alla botte, quello di Catherine Breillat no. Non ha pause, parentesi o aperture verso variegate direzioni. I suoi film sono drammi. Drammi erotici. Che a volte vedono Rocco Siffredi come il modello sessuale per la gola di una giovane donna ( Pornocrazia). E a volte la Breillat trasformarsi nella versione femminile e francese di Tinto Brass nella sua personale decostruzione del romanzo erotico (Romance).

Difatti la filmografia e la composizione dei suoi film corrono il serio rischio di far passare Catherine Breillat per una regista pornografica. L’equivoco è dovuto alle sue opere che viaggiano tra i due mondi. Quello del porno e quello dell’eros. Le scene di sesso di L’Etè dernier sono esplicite in tal senso. I protagonisti, Annè e Theò, riproducono la lotta del desiderio e della passione. Coi lunghi amplessi che costituiscono l’esempio del cinema erotico pornografico della Breillat. L’amplesso è un lungo tragitto verso la calma e l’appagamento della protagonista. In cui la concretezza sessuale viene attenuata dall’eros che si fa pace emotiva della carne e dei sensi.

 Il sesso come strumento

Nel dramma erotico di Catherine Breillat il viso ha una componente importante. In tutte le sue opere, l’insistenza della m.d.p sullo sguardo del piacere si inserisce nel corpo come reazione a un desiderio realizzato. Ed è in quest’ottica che il sesso diventa strumento di piacere, e composizione di una considerazione nuova che l’individuo sociale fa attraverso il cinema della Breillat. I protagonisti dei suoi film partono tutti da una situazione di sottomissione, disagio, rallentamento, per poi trovare attraverso la soddisfazione della passione carnale il proprio posto identitario. Distante dalla vergogna, dal moralismo ma anche lontano dall’amore. I drammi erotici di Catherine Breillat rifuggono ogni forma di sentimentalismo, abbracciando il piacere amoroso che si fa travolgere da un irrefrenabile istinto primordiale.

E forse il sunto della poetica erotica di Catherine Breillat risiede proprio nell’ultima scena di L’Etè dernier. L’accordo per evitare il processo, l’allontanamento di Thèo , e le bugie mischiate a verità, non possono nulla rispetto alla fiamma della carne. Che si accende e si consuma al sol contatto dei due corpi di Anne con suo figlio.

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