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‘Dalla parte sbagliata’ intervista con il regista Luca Miniero

La tragedia del Melarancio raccontata attraverso ricordi e parole dei sopravvissuti

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luca miniero dalla parte sbagliata

Dalla parte sbagliata è il documentario diretto da Luca Miniero, presentato all’interno della sezione Concorso Italiano al Festival dei popoli 2023. Il film racconta un tragico evento attraverso i ricordi dei superstiti. I sopravvissuti della “tragedia del Melarancio” dell’aprile 1983, quando un pullman con due classi della scuola media Nicolardi di Napoli in gita verso il lago di Garda si schiantò all’interno del tunnel nei pressi di Firenze contro un automezzo che procedeva in senso opposto, raccontano l’accaduto. A Luca Miniero, regista di Dalla parte sbagliata abbiamo fatto alcune domande.

La genesi di Dalla parte sbagliata di Luca Miniero

Come uno dei protagonisti ti chiedo “perché”? Com’è nata l’esigenza di raccontare questa storia? È vero che c’è la ricorrenza dei 40 anni dall’incidente, ma com’è nata l’idea? E cosa significa portare questo film proprio a Firenze?

L’idea nasce dal fatto che quei ragazzi facevano parte del mio quartiere, Arenella.

Quella tragedia colpì tutti all’epoca, anche me che avevo un paio di anni di più. Poi nel corso degli anni ho incontrato persone che erano direttamente o indirettamente collegate alla tragedia. Da lì mi è venuto in mente di raccontare come le persone che erano sopravvissute a questa tragedia erano andate avanti con la loro vita. Anche perché è un film sui sopravvissuti; il taglio è quello, non è il ricordo della tragedia.

Era nato in qualche modo per essere portato al Festival dei popoli? Sapevi già che sarebbe approdato a Firenze?

No, una serie di coincidenze hanno fatto sì che il film fosse pronto prima del Festival dei popoli e abbiamo provato a mandarlo in concorso. A Firenze devo dire che è stato molto emozionante.

La struttura del documentario

All’inizio hai scelto di far parlare una madre invece dei ragazzi e poi, invece, è come se facessi parlare le immagini. Scegli di mostrare foto di gruppo per far vedere tutti gli alunni insieme e con la voce fuoricampo contestualizzi la vicenda con i sopravvissuti che si organizzano per la rimpatriata. Crei, quindi, un doppio livello: sembra che tu riesca in qualche modo a ridare vita a chi non c’è più (come se le foto parlassero) e, intanto, gli altri si organizzano per vedersi, tra chi accetta e chi no sottolineando come non sia cambiato nulla da 40 anni.

L’idea era quella di mostrare una rimpatriata che poi piano piano si è trasformata in un ricordo. C’è molto della nostalgia, ma anche molto di una città che in quegli anni era particolare. C’erano psicologi, c’era un modo diverso di approcciare alla vita. Questo emerge nel documentario quando i ragazzi raccontano le conseguenze dell’incidente.

Giochi molto sul discorso dell’empatia, però alla fine è la speranza ad avere la meglio.

Esatto, l’idea non era strappare le lacrime, anche se per certi aspetti il film è emozionante perché tratta dei bambini. Io lo vedo molto come una storia, un racconto che non ha nessuna intenzione di far piangere. Addirittura ho anche tolto alcuni punti che sembravano più commoventi, però allo stesso tempo volevo raccontare qualcosa di vero.

luca miniero dalla parte sbagliata

Anche la tragedia, nella sua crudezza, viene raccontata per esempio nella scena della valigia perché l’idea era dare onore ai sopravvissuti di aver visto, come dice la madre che è il personaggio forse più emozionante del film.

La mano di Luca Miniero in Dalla parte sbagliata

Una scena che mi ha colpito particolarmente è quella nella quale ricordano la canzone di Claudio Baglioni che ascoltavano un attimo prima dell’incidente. Come nei film di finzione, il momento musicale è quello centrale e più evocativo. Anche qui viene utilizzato per mostrare gli scritti e i ricordi di chi non c’è più.

Sì, l’idea era quella di una rimpatriata diversa dalle altre, quindi quel momento voleva dire giocare con il genere. C’è una colonna sentimentale che poi, però, va in un’altra direzione.

Non so se quella che faccio è una riflessione influenzata, in qualche modo, dai tuoi film precedenti (film di finzione, commedie), ma secondo me è evidente la tua mano in questo film nonostante sia un documentario e nonostante sia un tema comunque delicato. Il modo in cui lo racconti e lo strutturi richiama altre tue storie e cerchi di dare un taglio, come detto, non troppo drammatico e tragico.

Sì, credo che il film paradossalmente derivi dalla mia esperienza di commedia. Ha una struttura quasi per atti, ed è montato come se fosse un film di finzione. C’è una prima parte, una seconda parte, poi un recupero finale. Questo forse anche inconsapevolmente deriva dalla mia difficoltà al cinema di essere attento, mi annoio subito.

I protagonisti

Sei stato molto abile nel far intervenire non soltanto gli alunni superstiti, ma anche tutti coloro che, direttamente o meno, sono stati coinvolti nell’incidente e nelle immediate conseguenze. Come hai trovato tutti i personaggi?

Sicuramente una modalità, una volta messa in giro la voce, è stata attraverso i social: è stato facile rintracciare le persone.

Poi devo dire che mi ha aiutato molto Daniela, che aveva perso il fratello nell’incidente. Ci teneva molto a non perdere la memoria di quell’evento. Ho utilizzato molti suoi contatti in partenza, poi nel giro di 2/3 mesi, durante i quali mi sono attrezzato per preparare il documentario, è diventato un fenomeno a macchia d’olio. Anche perché la storia non è dimenticata, è solo che molti la tengono nella parte del cervello che non viene fuori.

Quindi si può dire che c’è una sorta di ciclicità che ritorna nel film, sia per come è strutturato sia per come è nato il documentario e come si è sviluppato. E poi il fatto che i sopravvissuti ripartiranno e rifaranno questo viaggio.

Sì, anche se alla fine questo viaggio li ha portati a Firenze, al festival dei popoli e non sul lago di Garda. È stato quasi una profezia, quasi una chiusura del cerchio vedere il film tutti insieme al cinema, come se fossero andati sul lago.

Sono Veronica e qui puoi trovare altri miei articoli

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Dalla parte sbagliata

  • Anno: 2023
  • Durata: 80'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Luca Miniero