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In Sala

La guerra è dichiarata

Film-rivelazione alla Settimana della Critica di Cannes 2011, candidato francese agli Oscar 2012, sei nomination ai César, selezionato al Torino Film Festival, arriva nelle sale, grazie alla sempre attenta Sacher Distribuzione di Nanni Moretti, “La guerra è dichiarata – La guerre est déclaré”

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Anno: 2011

Durata: 100

Genere: Drammatico

Nazionalità: Francia

Regia: Valérie Donzelli

 

Film-rivelazione alla Settimana della Critica di Cannes 2011, candidato francese agli Oscar 2012, sei nomination ai César, selezionato al Torino Film Festival (e chi più ne ha più ne metta), arriva nelle sale, grazie alla sempre attenta Sacher Distribuzione di Nanni Moretti, La guerra è dichiarata – La guerre est déclarée, doloroso racconto autobiografico dell’attrice-regista Valérie Donzelli (alla sua seconda prova autoriale dopo La reine des pommes del 2009) e del suo ex-compagno Jérémie Elkaïm, alle prese con la battaglia più dura da affrontare: la lotta per la vita del loro piccolo Adam, al quale viene diagnosticato un raro tumore al cervello a 18 mesi. “Sui nomi scelti per i protagonisti del film Jérémie ed io, nella sceneggiatura scritta a 4 mani, abbiamo ragionato molto – afferma Valérie, oggi vittoriosa sulla malattia del figlio tanto da trasporre la sua esperienza sul grande schermo – il nome del bambino, Adam, richiama quello del primo uomo, così come quelli dei due genitori, Roméo e Juliette, vengono associati nella coscienza collettiva al prototipo degli innamorati. In questo modo, al di là della nostra storia, reale, volevo rendere il racconto universale, rappresentandoci solo come una donna, un uomo e un bambino”.

La prima parte del film, infatti, volutamente spensierata e vitale, è dedicata alla storia d’amore di Roméo e Juliette: dall’incontro in discoteca, alle passeggiate parigine, agli amici, alla casa insieme, all’arrivo del bimbo. Il cambiamento arriva, brusco e quasi irreale, con la sentenza della prima risonanza magnetica, e si dipana per il resto del film fra corridoi di ospedali, attese interminabili, domande senza risposta (‘si può guarire da questa malattia?’), vite sospese e conti in rosso per tutti gli anni della malattia di Adam. Ma nonostante ciò, la vitalità non viene meno, né la cifra ritmica del film: simbolica la scena in cui, non riuscendo a dormire la notte prima dell’operazione del figlio, i due giovani ascoltano alla radio la notizia della guerra in Iraq e Juliette esclama ‘la guerra è dichiarata’, ma il piano si sdoppia, è la sua guerra, la loro guerra contro la malattia ad essere dichiarata, una trafila lunghissima ed irta di difficoltà che porterà alla guarigione del bambino, ma anche ad inevitabili rotture nella coppia, chiamata a mettere in campo tutta la propria energia, creatività, forza, fino allo sfinimento.

La scrittura del film – continua Valérie – è nata dai diari in cui appuntavamo ciò che accadeva in quegli anni, per seguire le tappe della malattia e ricordare le parole precise dei medici. Credo che la mia presenza nel film, come attrice e donna direttamente coinvolta, oltre che come regista, abbia aggiunto qualcosa di spontaneo ed energico, ma non è stato facile. Il cinema dà un’immensa libertà, dovevo rispettare delle regole, certo, ma erano le mie regole, i miei gusti, è stata un’esperienza liberatoria e non ho avuto il sentimento di ‘rivivere’ la mia storia, ma di fabbricarne una nuova e di condividerla con tanta gente, come dice Jérémie: con questo film abbiamo eliminato tutto il brutto e abbiamo tenuto solo il bello”.

Interessante la descrizione delle due famiglie d’origine di Roméo e Juliette, lui ha una mamma single ed anticonvenzionale che frequenta un’altra donna, lei due genitori borghesi e tradizionalissimi che leggono Le Figaro: “Ammetto di aver attinto al personale – conclude la regista – farcito di fantasia: volevo rappresentare due famiglie agli antipodi, che non si sarebbero mai incontrate se non ci fosse stata la malattia del nipotino ma che, di fronte ad essa, non hanno interesse a giudicarsi, si accettano per un bene più alto.”

Successo di pubblico in Francia, il film è stato girato integralmente con luce naturale grazie ad una macchina fotografica Canon che fa riprese in HD, utilizzata anche per mantenere il massimo della riservatezza e della discrezione richieste nelle tante scene girate in ospedale (“la sanità francese, pubblica e gratuita, funziona!” afferma Valérie che ha conosciuto gli ospedali di Parigi, Marsiglia e Villejuif), e solo nel finale, una scena al mare girata al ralenty, ha richiesto la nitidezza del 35mm. L’uso di tre voci off, la chiusura dell’iride, le canzoni scritte ed eseguite dai protagonisti e le arie di Vivaldi, le luci psichedeliche della discoteca ed il neon degli ospedali, tutto è al servizio di una storia che si sbaglierebbe ad immaginare angosciosa e deprimente, e che emana, all’esatto opposto, spregiudicatezza, dinamismo e vigore.

Elisabetta Colla

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