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Mubi Film

Il passato-La recensione del film di Asghar Farhadi

Un film che si muove tra il melodramma e il giallo per raccontare l'inafferrabilità dei sentimenti

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il passato

Il passato, scritto e diretto da Asghar Farhadi, è stato presentato in concorso alla 66ma edizione del Festival di Cannes ed è valso a Bérénice Bejo il Prix d’interprétation féminine. È ora disponibile su Mubi.

IL PASSATO E LA DISTANZA

Quando Amhad torna a Parigi dopo quattro anni per firmare il divorzio con Marie, si ritrova coinvolto in una crisi familiare che riapre le porte del passato e dell’irrisolto e lo pone di fronte a vecchi sentimenti e nuove scelte.
La scena d’apertura suggerisce già molte cose. Un muro invisibile, di vetro, separa i personaggi e ne sopprime i dialoghi. Sono costretti a intercettare il labiale dell’altro e a gesticolare. Si tratta di un espediente che manifesta esplicitamente il rapporto di incomunicabilità tra i due o, se si preferisce, la distanza emotiva. Ci sono poi altri indizi che il regista sparge in questa sequenza iniziale. Da un lato abbiamo il personaggio di Ahmad, che ritorna dopo tanto tempo (concettualmente dal passato) ed è rappresentato come confuso e disorientato; dall’altro lato Marie, che al contrario lo vede dall’altro lato del vetro e lo orienta, lo riporta nella sua vita.

il passato marito

TRA IL MELODRAMMA E IL GIALLO

Farhadi riesce abilmente a costruire un melodramma familiare in cui i rapporti interpersonali tra i membri della famiglia sono in qualche modo misteriosi. Che si tratti di lontananza, rifiuto o apprensione, ciò che traspare dai piccoli gesti, dagli sguardi e dalle azioni dei personaggi non trova mai una semplice spiegazione. È attraverso questi sottili vuoti di senso che lavora Il passato, costruendo un melodramma in cui i sentimenti celati coprono le tracce di un mistero che sembra irrisolvibile.
È così che, lentamente, mentre i personaggi tentano di capire meglio la vicenda da cui sono travolti, il melodramma familiare sembra diventare un giallo, o meglio, un giallo dei sentimenti.

il passato fouad

Per quale motivo la moglie di Samir ha tentato il suicidio? Questa domanda sembra stringere in una morsa i personaggi. Tutti avvinghiati nel senso di colpa e troppo coinvolti per districarsi da soli, il personaggio di Ahmad, seppur vicino emotivamente, è l’unico che può innescare un ingranaggio che assomiglia a una detection per venirne a capo.
Ogni indizio che emerge porta a un cambiamento di prospettiva e di rapporti tra i personaggi, si manifestano le contraddizioni e le intenzioni si fanno nebulose.

IL PASSATO RIESCE NEL SUO INTENTO?

Il passato, come si è detto, si svolge a metà tra il melodramma e il giallo, in un certo senso attuando una detection sui sentimenti. Giunti alla fine dell’intreccio mystery e resi chiari gli antefatti della tragedia, ciò che suggerisce il film è in realtà che l’intimità della coscienza e delle emozioni che definiscono le azioni dei personaggi sono inafferrabili. Lo spettatore avrà tutte le risposte ma nessuna soluzione, un giallo concluso ma un melodramma irrisolto.

il passato figlia

Se si tiene conto dell’impianto che ha costruito Farhadi e di alcune implicazioni di fondo, emergono però alcune contraddizioni che indeboliscono il film.
Il passato, infatti, che vorrebbe mettere in scena la nebulosità dei sentimenti e l’impossibilità di comprenderli, cade spesso in dialoghi che risultano eccessivamente razionali e poco realistici, a volte persino didascalici. Allo stesso modo, alcune sequenze incorrono in questa superficialità, che si tratti della vetrata all’inizio del film o di una lacrima nascosta dalla prospettiva.
Alla fine si ottiene un effetto che è opposto all’intento, con scelte che dichiarano, palesano e razionalizzano eccessivamente.

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Il passato

  • Anno: 2013
  • Durata: 130'
  • Regia: Asghar Farhadi