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‘Mirabilia Urbis’ Recensione

Al festival UNARCHIVE, il cortometraggio sulla lotta di Antonio Cederna contro la speculazione edilizia capitolina del secondo dopoguerra, vincitore 2017 del Premio Zavattini.

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Le Mirabilia Urbis erano antiche guide turistiche per pellegrini, nate nel Medioevo. Da queste mutua il proprio titolo l’omonimo cortometraggio di Milo Adami – vincitore della II edizione (2017) del Premio Zavattini, promosso e organizzato dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico – e proiettato al festival UNARCHIVE di quest’anno.

È un film per sola voce narrante di Giuseppe Cederna, l’attore che, sfogliando letteralmente le pagine di riviste e quotidiani, nonché le foto degli abusi edilizi della Roma degli anni Cinquanta e Sessanta, ci guida fra le battaglie combattute dal padre Antonio Cederna, ambientalista, giornalista, politico, intellettuale.

Dalla grande bellezza di Roma allo scempio edilizio del secondo dopoguerra

Il cortometraggio, ispirato alla sua indefessa testimonianza e lotta, ci porta infatti fra le mostruosità (nella doppia accezione del termine latino monstrum, sia orrore, cioè, sia prodigio) dell’edilizia romana del secondo dopoguerra. Portentosa e avveniristica avrebbe dovuto essere la Roma moderna, una metropoli che propagandisticamente la politica connivente con i palazzinari millantava di voler realizzare. Orrorifica sarà invece nei fatti la bolgia di casermoni affacciati sul nulla delle borgate, che ancora oggi allungano la loro funesta ombra sul degrado disperato della città eterna.

Antonio Cederna, giornalista d’inchiesta

Antonio Cederna affida la sua pervicace denuncia a foto in cui la figura esile dell’allora bimbo Giuseppe si perde a fianco di palazzoni senza anima. Con parole di fuoco verga i suoi articoli in cui non tace i nomi dei responsabili dello scempio e del degrado. Prima, dal 1949, sul settimanale indipendente e progressista «Il Mondo», poi su «Il Corriere della Sera» e «Repubblica», Cederna si occupa «di inchieste, denunciando soprusi e abusi sul patrimonio storico-artistico di Roma e tutte le speculazioni edilizie dei padroni della città.»

Voce di figlio

Nei primi piani del figlio Giuseppe, che ripercorre con dolce malinconia e rabbia contenuta le lotte del passato, si legge la medesima spigolosità del padre, la cui agenda di nomi e appunti rende la fatica senza tregua di una lotta impari. Ad Antonio Cederna il figlio presta anche le mani, che additano facce di celluloide della primissima Repubblica, e una voce che fa i nomi di liberali, fascisti, monarchici e democristiani costruttori di un ‘deserto di pietra’.

Fra immagini di repertorio e arte letteraria e filmica

Ai volti segnati del padre (in immagini di repertorio) e del figlio Cederna, si alternano preziosi filmati del Giornale Luce (1931-1935), della Settimana Incom (dal 1948 al 1958) e di altre opere propagandistiche e di testimonianza storica della progettazione. A queste il montaggio affianca immagini dei recenti mega-insediamenti urbani e commerciali costruiti a Roma nell’ultimo decennio. Tutti documenti che giocano a rimpiattino con le sequenze di film quali Le mani sulla città di Francesco Rosi (1963) e l’opera di Pasolini.

Immagini pasoliniane

Riecheggiano infatti, nel corto, i servizi giornalistici e i docufilm pasoliniani, per esempio, sulla quotidianità dei ‘ragazzi di vita’ e il modo in cui questi riuscivano a sopravvivere. Ma anche le pagine dei suoi romanzi Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (1959) e le poesie de Le ceneri di Gramsci e L’Usignolo della Chiesa Cattolica, così come le sue prime sceneggiature e l’esordio alla regia di Accattone (1961).

“Pianificare è modernità”

Uno sguardo sulla città, quello dei Cederna e di Milo Adami, che insiste su ciò che è stato voluto ‘brutto’, quindi un luogo con una forte simbologia del decentrato, del diverso. Antonio Cederna si è invece strenuamente battuto affinché il paese crescesse con regole urbanistiche concordate, nel rispetto della qualità di vita delle persone e nella tutela dei vincoli paesaggistici e storico artistici: “Pianificare è modernità”, amava ripetere, e tanti con lui. Non era e non è solo.

In nome dell’Art. 9

Il cortometraggio restituisce così alla memoria del Paese la figura di un uomo che ha strenuamente difeso i valori espressi dall’Articolo 9 della Costituzione: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

 

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Mirabilia Urbis

  • Anno: 2018
  • Durata: 22'16"
  • Distribuzione: Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Milo Adami