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‘Giovanni e la bicicletta’: L’indifferenza del mondo al BAFF 23

Il BAFF 2023 ospiterà ben 10 diversi cortometraggi. Ora è il turno di Giovanni e la Bicicletta, un corto intenso in B/N di soli 6 minuti pieno di dubbi, riflessioni e rabbia. Regia di Gianpaolo Pupillo.

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Giovanni e la Bicicletta

Giovanni e la Bicicletta – Recensione del corto in B/N intenso e spietato di Gianpaolo Pupillo, tra i finalisti al BAFF 2023.

Giovanni e la Bicicletta rappresenta l’avventura di Tino (Tino Giaconelli) che ha solo dieci minuti per arrivare al lavoro ed evitare il licenziamento. Non saranno gli imprevisti a ostacolarlo perché il suo acerrimo nemico lungo la strada è proprio sé stesso. Si tratta di un corto che va a toccare le corde di Mi Vedete?, anch’esso in finale; e nonostante la sua breve durata, riesce a essere accattivante e feroce.

Giovanni e la Bicicletta – Quattro chiacchiere sul mondo

Fin dai primi secondi, Tino riceve un’importante chiamata di lavoro. Ma il suo capo lo mette già in guardia. Anche se non è del tutto convinto, Tino decide di chiedere aiuto al suo amico Giovanni e parte. In pochi minuti, il regista ci trascina, grazie a diversi piani sequenza e carrellate, nel mondo e nella mente di Tino mentre cammina per le via della cittadina. 

Proprio come Travis Bickle di Taxi Driver (capolavoro di Martin Scorsese), Tino fa quattro chiacchiere sul mondo: si interroga sulla sua vita, su ciò che gli sta intorno, sul fatto di ottenere il lavoro o meno. Tuttavia, complice la fotografia in B/N e le frequenti ‘pause’, la sua visione è tutt’altro che ottimista, anzi: ne esce un esame di coscienza crudo, spietato e interiore sull’indifferenza del mondo.

La cosa che colpisce di più però è il fatto che, oltre a Tino, tutti gli abitanti che incontriamo sembrano arrabbiati e smarriti. Il punto di vista può sembrare surreale e banale, ma così facendo, tutti gli abitanti diventano protagonisti. Il regista ci regala un assaggio delle vite umane. Tutti hanno pregi e difetti, e ognuno ha la propria vita. E a volte, i problemi si devono risolvere da soli.

L’indifferenza e l’identità

Sotto certi aspetti, il corto di Pupillo ricorda molto Ladri di Biciclette del maestro Vittorio De Sica. In entrambi i film, la bicicletta è metafora di vita e di lavoro. Anche la bicicletta apre a una riflessione circolare che lascia spazio a diverse tematiche. Non solo da parte di Tino, ma di tutta la cittadina. Le vie strette e la voce del protagonista lasciano spazio all’indifferenza e un vuoto pieno di dubbi, pregiudizi e sconforto.

Tino, inoltre, fa i conti con l’identità. Le tenebre e le vie oscure verso cui si dirige, indicano la sua discesa sociale e spirituale. E la scelta delle inquadrature, spesso spaventose, colpiscono in pieno petto lo spettatore. Ma Tino diventa anche l’emblema di una giovane generazione stanca e annoiata, presa dal vizio di forma. 

Una generazione che tende spesso a isolarsi e non arrivare a destinazione. Ma l’uomo, senza il lavoro, cosa è? Questa è una buona domanda che il regista ci lascia. E sta a ognuno di noi riflettere su quale strada prendere. Del resto, come diceva anche Ligabue in una sua storica canzone, ‘si viene e si va’. 

Tra tutti i 10 corti in concorso al BAFF quest’anno, Giovanni e la Bicicletta è il più corto più breve (quasi 6 minuti). Eppure, il regista è riuscito a costruire qualcosa di spietato e feroce. Una critica che riguarda tutti da vicino.

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