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3 film con Elio Germano da vedere assolutamente

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Elio Germano

Elio Germano è uno dei migliori attori italiani contemporanei insieme a Servillo e Favino.

Nel corso della sua carriera, ha ottenuto ben 4 David di Donatello per la categoria di miglior attore protagonista per Mio fratello è figlio unico, La nostra vita, Il giovane favoloso e Volevo nascondermi.
Oltre a vincere per la stessa categoria il premio anche a Cannes per La nostra vita e a Berlino per Volevo nascondermi.
Ha lavorato con tanti registi importanti come: Scola, Abel Ferrara, Salvatores, Guadagnino, Virzì, Martone, Sollima e Pietro Marcello. Ha partecipato anche a serie televisive e opere teatrali.

Favolacce (Fratelli D’Innocenzo, 2020)

Il film è ambientato nella periferia romana dove seguiamo la vita di alcune famiglie. I coniugi Rosa che hanno una figlia alla quale non dimostrano tanto affetto. La famiglia Placido, con il padre (interpretato magistralmente da Elio Germano) a tratti affettuoso con i propri figli e a tratti violento. I due genitori reagiscono con indifferenza alla notizia che i figli stanno costruendo una bomba. Vilma, una ragazza giovane e incinta che non ha il futuro molto chiaro; Amelio, che vive col figlio timido Geremia, l’unico tra gli adulti che riempie di vero affetto il proprio figlio nonostante vivano nella miseria culturale e materiale.
Il film quindi narra tutte le vicende delle varie famiglie che si intrecciano tra di loro.

Il collegamento principale è che i figli sono tutti compagni di classe tra loro. Un giorno, dopo una lezione del Professor Bernardini, decidono di costruire una bomba.
L’opera ha delle somiglianze con Brutti, sporchi e cattivi di Scola e Il villaggio dei dannati di Rilla Wolf.
Ha degli echi del primo film dei D’Innocenzo (La terra dell’abbastanza“) e di Gomorra e Dogman di Garrone  (i fratelli hanno partecipato alla sceneggiatura).
La cittadina surreale di periferia che i D’Innocenzo creano potremmo accostarla alla Twin Peaks di Lynch.
La sessualità è molto presente ed è disturbante, dai due ragazzini che vogliono fare sesso la prima volta ma non riescono dall’imbarazzo, alla ragazza incinta che vuole prostituirsi col ragazzino, ai due padri di famiglia che commentano volgarmente cosa farebbero a una delle altre madri, ad Amelio che si masturba in giardino consapevole che il figlio lo sta guardando dalla finestra.
La differenza tra gli adulti insoddisfatti e arrabbiati col mondo si contrappone alla curiosità e all’innocenza dei bambini.
Favolacce è una fiaba grottesca dove a farla da padrone sono lupi affamati anziché Principi e Principesse, dove c’è un clima surreale ma che narra qualcosa di realistico.
Il finale si ricollega all’inizio della storia creando ciclicità.

“Favolacce è un racconto sul nostro mondo in forma di favola, di parabola se vuoi, anche se è un film che non porta in sé nessun giudizio. È piuttosto una forma di specchio. Pasolini può essere un riferimento utile in questa accezione di realtà protesa a una forma di poesia oltre il reale, ma non ha altri elementi in comune. Ci sono gli esseri umani al centro, non attori, non fantasmi, non folletti, non è un film di fantascienza, è qualcosa di molto terreno”
-Elio Germano

Ha vinto il premio come miglior sceneggiatura al festival di Berlino.

America latina (Fratelli D’Innocenzo, 2021)

Il protagonista, interpretato da Elio Germano, è Massimo, un dentista che vive con la moglie Alessandra e due figlie e passa la sua vita alternando il lavoro alla famiglia, più qualche uscita con l’amico Simone e qualche visita al padre con il quale però ha un rapporto pessimo.
Un giorno Massimo scendendo in cantina a casa sua trova una bambina legata e imbavagliata.

Il padre di famiglia è sconvolto perché non sa chi possa averla portata lì e quindi per proteggere sé stesso e la sua famiglia decide di tenerla nascosta senza dire nulla nemmeno ad Alessandra e le figlie.

Inizialmente sospetta dell’amico Simone, ma non sembra c’entrare nulla.

Tutta questa faccenda lo turba psicologicamente anche perché Massimo soffre di vuoti di memoria per via dell’abuso di alcol e psicofarmaci.
Il film dal punto di vista visivo è incredibile, ha una fotografia magistrale e i colori sono utilizzati in maniera intelligente.
Ma anche tutto il reparto sonoro è veramente ben studiato, con suoni super enfatizzati per farci immedesimare meglio nel protagonista.
Noi spettatori siamo dentro alla testa di Massimo e viaggiamo insieme a lui, vediamo ciò che vede e quindi anche noi non sappiamo cosa sia vero e cosa no.

La scena del pianoforte vale da sola tutto il film, è di una potenza incredibile, con un magistrale uso di suono e fotografia. E anche la scena sotto la doccia è visivamente emozionante.
Una delle migliori interpretazioni di Elio Germano in un film che a tratti sembra quasi un horror.

Un po’ Eraserhead, un po’ Memento, anche Massimo ha una mente che cancella e ha vuoti di memoria che gli creano problemi.
É un film sul doppio, ma il doppio di Massimo vive dentro di sé e quindi è una continua lotta interna.

“Abbiamo scelto di raccontare questa storia perché, semplicemente, era quella che ci metteva più in crisi. In crisi come esseri umani, come narratori, come spettatori. Una storia che sollevava in noi domande alle quali non avevamo (e non abbiamo, nemmeno a film ultimato) risposte che non si contraddicessero l’una con l’altra. Interrogarci su noi stessi è la missione più preziosa che il cinema ci permette e America Latina prende alla lettera questa possibilità, raccontando un uomo costretto a rimettere in discussione la propria identità”.
-Fratelli D’Innocenzo

Volevo nascondermi (G.Diritti, 2020)

Volevo nascondermi è un film biografico incentrato sulla vita del pittore e scultore Antonio Ligabue, uno dei più sottovalutati del nostro patrimonio culturale italiano, partendo dalla storia della sua infanzia fino alla sua morte.

Fin da piccolo Antonio aveva problemi psicofisici, tra cui il rachitismo ed è stato ricoverato più volte in manicomio, trovando sollievo solo nella pittura e nella scultura. Inoltre veniva vessato ed aggredito dai propri coetanei e non poteva difendersi in alcun modo.
La fotografia è veramente incredibile, i colori sono ben studiati e utilizzati per assomigliare allo stile dei quadri del pittore e in più la regia è molto ben gestita con ottime scelte di inquadrature.

“Quando ho iniziato a parlare con il direttore della fotografia, abbiamo riflettuto su come trasmettere la sensazione dei suoi dipinti attraverso le immagini, senza mostrare sempre i dipinti stessi. Lo facciamo occasionalmente nel film, ma era importante esprimere il senso dei suoi dipinti, e le fonti di ispirazione, attraverso i colori e l’inquadratura”.
Giorgio Diritti

La scenografia e i costumi sono molto realistici.

Il film parla di solitudine, dolore, amore e libertà e ci vuole mostrare come il diverso, il disadattato, secondo la società, debba invece essere ascoltato e integrato. Il pittore era istintivo, naif, mostrava la sua anima fanciullesca.
Elio Germano ha dovuto studiare tutti i movimenti fisici del pittore e non solo; ha dovuto studiare anche il modo in cui parlava e ha ottenuto una delle sue migliori interpretazioni. Infatti, per questo film ha vinto il David di Donatello e l’orso d’argento a Berlino per il ruolo di miglior attore.

“Elio è il migliore! Ogni artista deve provare amore quando vuole raggiungere un risultato artistico e, naturalmente, ciò significa che devono essere fatti dei sacrifici, ed è una lotta per arrivarci. Sì, il sacrificio di Elio è stato di sottoporsi a quattro ore di trucco prostetico ogni giorno, e il mio sacrificio è stato quello di avere meno tempo sul set per girare ogni giorno. Elio ha esattamente l’anima giusta e la sensibilità per interpretare Ligabue. Al di là della tecnica, era essenziale avere un approccio emotivo al personaggio, ciò in cui Elio è particolarmente talentuoso”.
-Giorgio Diritti

Il film ha ottenuto 15 candidature ai David di Donatello vincendo ben 7 premi (miglior film, miglior regia, miglior attore, miglior fotografia, scenografia, acconciature e suono).
Sulla tomba del pittore si legge: «Il rimpianto del suo spirito, che tanto seppe creare attraverso la solitudine e il dolore, è rimasto in quelli che compresero come sino all’ultimo giorno della sua vita egli desiderasse soltanto libertà e amore».

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