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Claudio Santamaria: tutti i film di uno splendido quarantottenne

Il 22 luglio l'attore ha compiuto 48 anni: una carriera lunga e luminosa che non mostra segni di cedimento, continuando ad offrire ruoli di alto profilo

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Nato a Roma il 22 luglio del 1974, potrà fare quello che vuole, migliorarsi sempre (come sta facendo), provare a stare dall’altra parte della macchina da presa e continuare a cantare sempre meglio: ma quasi sicuramente, per i suoi tantissimi fan, la statura di interprete di Claudio Santamaria  continuerà ad essere visibile a tutti nel momento in cui innesca il suo fascino magnetico nello sguardo del non vedente ossessionato dalle note di Almost Blue nel film omonimo, bellissimo e forse troppo accantonato, di Alex Infascelli.

L’esordio sul palcoscenico a teatro risale al 1997 nientepopodimeno che con Paola Cortellesi per la compagnia Aria Teatro, per passare fugacemente nello stesso anno nei Fuochi D’Artificio di Leonardo Pieraccioni. Senza ruolo, eccolo comparire anche ne L’Ultimo Capodanno di Marco Risi, ne L’Assedio di Bertolucci e in Ecco Fatto di Gabriele Muccino, accanto a Silvio, primo film che gli permette di farsi notare.

Ma sarà il citato Almost Blue a permettergli di fare il grande salto: nomination ai Nastri D’Argento per Claudio, la cui popolarità esploderà letteralmente da lì a poco nel cult generazionale L’Ultimo Bacio: il film di Muccino regalerà all’attore la sua prima candidatura ai David di Donatello, consacrandolo definitivamente come un nuovo divo del cinema italiano.

Non solo fascino nel suo sguardo malinconico e soffuso, ma anche tanto, tanto talento: nel 2002, il SNGCI applaude alla sua interpretazione nel film Paz!, di Renato de Maria, altra pellicola-fenomeno che rielabora la vita del fumettista Andrea Pazienza.

Il cinema sembra essersi innamorato del suo viso, delle sue prove in scena, della sua grinta camaleontica che gli permette di passare senza soluzione di continuità dal ragazzo disturbato di Muccino all’impegno civile di Michele Placido nel suo film ad oggi più compiuto, Romanzo Criminale.

Tratto dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo, l’opera è una fusione agile tra il cinema d’impegno, una ricostruzione cronachistica e una lirica rivisitazione letteraria della Storia: il Dandi di Santamaria è uno di quei personaggi che riescono a centrare l’obiettivo ed imprimersi nella memoria di pubblico e critica, e infatti ottiene il Nastro D’Argento come miglior interprete (ex-aequo con altri due pezzi da novanta della pellicola, Pierfrancesco Favino e Kim Rossi Stuart).

Ma la bravura di Claudio è, come sopra, prima di tutto camaleontica: e lui sa come non farsi ingabbiare da un ruolo riconoscibile, pop e schiacciante come quello del Dandi con facilità e leggerezza, vestendo subito dopo in tv i panni di Rino Gaetano nella fiction Rai Ma Il Cielo É Sempre Più Blu.

L’estro e la diversità di uno dei più grandi autori di musica italiana è tratteggiato con delicatezza e mai con prepotenza, in un’opera dall’impianto biografico che sa non scadere mai nell’agiografia anche grazie alla duttilità di Santamaria, che si rivela  dotato di una bellissima intonazione musicale: e aderisce intimamente al personaggio, lo fa suo, si diverte e soffre con il musicista calabrese, canta i pezzi con la sua voce e non lascia un attimo l’obiettivo del regista Marco Turco.

Sono anni frenetici: perché Claudio compare anche in Aspettando il Sole di Ago Panini, Fine Pena Mai di Davide Barletti e Lorenzo Conte, Il Caso dell’Infedele Klara di Roberto Faenza; nel 2010 torna nel sequel (caso più unico che raro per un film italiano) Baciami Ancora di Muccino, nel secondo lungo di Matteo Rovere Gli Sfiorati, nel bellissimo e intenso Diaz di Daniele Vicari, uno dei resoconti cinematografici più riusciti sui fatti di Genova.

Nel 2005 presta la voce a Christian Bale in Batman Begins: e la cosa sembra piacergli, visto che da lì a poco sarà protagonista di un altro film epocale, spartiacque per il cinema italiano, Lo Chiamavano Jeeg Robot si Gabriele Mainetti.

Questa volta è un piccolo delinquente che diventa invulnerabile al dolore e decide di usare questo potere per la sua carriera da criminale, un cammino che sarà incrinato dalla forza dei sentimenti: il film rende Mainetti una superstar (preparandogli la strada verso l’attesissimo ma non riuscito Freaks Out) e rilancia il genere cinecomic declinato in un’ottica e secondo una sensibilità tutte italiane.

Santamaria è perfetto a tratteggiare il personaggio principale: outsider da tutto, un po’ rintronato e un po’ selvaggio, avido e pornofilo, ma dotato di una qualità morale migliore e profonda: e infatti vince il David di Donatello come miglior attore protagonista.

Versatilità e incredibile capacità di passare dai toni della commedia a quelli del dramma, con in più quella capacità canora non indifferente, lo rendono perfetto per il piccolo capolavoro moderno di Gabriele Salvatores Tutto Il Mio Folle Amore; ma Muccino non lo dimentica, e lo vuole anche nel suo Gli Anni Più Belli.

Negli ultimi anni, Claudio ha iniziato a rarefare la sua presenza sul grande schermo, scegliendo solo ruoli bigger than life (vedi il citato Freaks Out), concentrandosi sui ruoli per la televisione, che gli permettono di continuare a passare da un registro all’altro, sempre con classe e intelligenza (come L’Ora – Inchiostro Contro Piombo, serie tv ambientata a Palermo tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 con al centro il lavoro del direttore e dei giornalisti che svelarono i legami della mafia con la società, o Christian, supernatural crime surreale ed emozionante liberamente ispirata al fumetto Stigmate di Lorenzo Mattotti, con atmosfere a metà strada tra il Jeeg Robot di Mainetti e il Dogman di Matteo Garrone).

 

 

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