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CANNES

‘Un petit frère’: la disgregazione portata a compimento

Tutto il senso del migrare, nella perdita di identità di una famiglia, in una pellicola struggente e meravigliosa.

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Un petit frere

Léonor Serraille con Un petit frère realizza un film acuto e denso di umanità, accompagnando l’arrivo e la vita di una madre venuta in Francia Dalla Costa d’Avorio insieme ai suoi due figli piccoli.

Già Camera d’Or a Cannes con Jeune Femme (2017), Léonor Serraille con Un petit frère conferma un riuscito percorso di un cinema di realismo sociale vivo e sensibile, accurato nell’analisi e nei sentimenti.

La decostruzione di una famiglia

Quando Rose (la inquieta ed intensa Annabelle Lengronne) arriva in Francia, Jean ha dieci anni e il suo fratellino Ernest, cinque. In Africa hanno lasciato un padre (con cui Rose non ha più niente da dirsi) e molti altri fratelli. “Bisogna essere campioni, lavorare ancora di più a scuola e non piangere mai davanti a nessuno, anche se puoi piangere di nascosto”: così la madre ammonisce i figli, ancora storditi, incapaci di comprendere appieno dove sono e come sarà la loro vita in Francia. Rose è una donna mai appagata, alla ricerca di un uomo con cui completarsi e dare (anche) stabilità alla famiglia.

Passano gli anni e i tre si trasferiscono a Rouen, sempre per scelte sentimentalmente discutibili di Rose. È Jean, il fratello maggiore (Stéphane Bak) a fare, di fatto, da padre a Ernest (Kenzo Sambin), che ora ha tredici anni : la donna resta a lavorare a Parigi e rientra solo nei week end. Jean, brillante negli studi e prossimo all’età adulta, rigoroso e sensibile, patisce più di tutti una dimensione spezzata: le origini africane e l’inadeguatezza in Francia, dove avverte sempre la distanza tra sé e il contesto che lo contiene. Sarà lui a perdere la direzione che stava quasi raggiungendo. Ernest ne raccoglierà l’eredità intellettuale e spirituale, gettando un seme ancora carico di tensioni e solitudine di una integrazione amara, di una futura ricostruzione del senso e del fine di una famiglia.

Un petit frere

 

Un flusso di coscienza e di vita

Strutturato in tre capitoli che si fondono in un unico racconto, che abbracciano un arco temporale dal 1989 al 2005, ognuno incentrato sui tre protagonisti, sul loro adattamento e la loro reazione a una realtà familiare, sociale, esistenziale completamente compromessa nei sogni e nei desideri. Un petit frère ha una potenza evocativa altissima, grazie a una sceneggiatura e a un visivo fotografico (il direttore della fotografia Hélène Louvart crea uno stato di grazia di un Cassavetes, degli stessi Dardenne a inizio carriera) capace di trasporre uno stato emotivo disvelato da qualunque illusione: sottile, malinconico, smarrito, frustrato, sofferente.

Respiriamo, tocchiamo, la scissione, l’esserci a una distanza costante, palpabile. La disgregazione portata a compimento.

Una pellicola che si candida pienamente alla Palma d’Oro di questa 75° edizione.

 

 

 

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Un petit frère

  • Anno: 2022
  • Distribuzione: Mk2 Films
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Léonor Serraille