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ALICE NELLA CITTA

Armageddon time storie di famiglia a tinte ‘vintage’

Il film del regista James Gray descrive la relazione unica e irripetibile fra il regista giovanissimo ed il nonno materno, immigrato negli States per fuggire ai pogrom russi.

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armageddon time

Un nostalgico, ironico ritratto dell’infanzia del regista James Gray.

Torna a sorprenderci, ad Alice nella città, l’elegante regista James Gray  – habitué di Cannes con The Yards (2000), Two Lovers (2008) e The Immigrant (2013) – con un dramma familiare dal titolo Armageddon time basato sui temi cari al regista, qui in veste intimista, quasi un ritorno a casa: la famiglia, il rapporto con le regole e la legge, la fine dell’innocenza, la ribellione alle imposizioni, le ingiustizie sociali e il razzismo. Ma stavolta si tratta di un film ispirato all’infanzia, all’educazione e alle avventure pre-adolescenziali del regista stesso, cresciuto nel Queens a New York in una famiglia ebrea. Lo sguardo è quello di Paul, il Gray bambino (nel ruolo del regista pre-adolescente il giovanissimo ed apparentemente naïf Michael Banks Repeta), con i capelli rossi e gli occhi azzurri sgranati del bravo ragazzino, in realtà un piccolo, adorabile e incontenibile ribelle, già conscio di voler essere artista.

Nonni e nipoti

Centrale, nel film e nella vita di Gray, la figura del nonno materno, un Anthony Hopkins vecchio, saggio e malato (in stato di grazia attoriale come sempre), adorato dai nipoti (Gray ha un fratello più grande). Un riferimento unico per il Gray bambino e per la relazione affettiva e umana creatasi fra i due. Il nonno, che racconta al nipote la fuga dal paese d’origine ( la Russia (dopo la guerra civile ed i pogrom) e l’arrivo ad Ellis Island con la nonna tanti anni prima, insegnerà al piccolo James ad intervenire in difesa delle minoranze o delle vittime di razzismo o ingiustamente perseguitate.

La perdita del nonno sarà un momento di passaggio dall’infanzia al mondo quasi adulto, un punto di svolta nella vita del ragazzo e dell’intera famiglia. La nonna commenterà, dopo l’elezione di Reagan: “meno male che il nonno è morto e non vede questo abominio”.

Armageddon (time)

In senso biblico l’armageddon – termine di probabile origine ebraica – è una sorta di giudizio finale, una battaglia apocalittica fra il bene e il male, a volte sinonimo di disfatta o catastrofe. Il titolo scelto da Gray si riferisce sia ad un ambito personale e privato, legato al fallimento dei suoi progetti di fuga (dal museo, dalla scuola, dal Queens verso la Florida) ed alla mancata realizzazione delle sue fantasie di ribellione verso la legge e le regole sociali, sia al contesto storico-politico, visto il momento chiave che l’America stava vivendo all’inizio degli anni Ottanta con l’elezione di Ronald Reagan, quindi un momento di grande oscurantismo per il regista, nel finale del film.

Scuola, famiglia, amicizie ‘sbagliate’

Il film di Gray si concentra soprattutto su due focus. Il rapporto di James con il nonno e con i genitori, nella casa di famiglia, ed il suo difficile rapporto con la scuola pubblica. Nel primo caso, nonostante le numerose ‘prodezze’ del figlio, i genitori sono piuttosto comprensivi con lui: Il padre più severo (nel ruolo un concreto Jeremy Strong), che vorrebbe che il figlio imparasse un buon mestiere, la madre più comprensiva e amorevole (interpretata da Anne Hathaway con la sua consueta capacità di evidenziare sfumature attoriali non comuni), spesso schierata dalla parte del ragazzino nonostante il suo essere riottoso e disubbidiente.

La scuola pubblica, d’altro canto, costruirà barriere invece che ponti. Sarà qui che il Gray bambino conoscerà un ragazzo di colore, Johnny, affidato alla nonna malata priva di mezzi, emarginato sostanzialmente dalla scuola, che diventerà il suo migliore amico. Con lui compirà molte azioni proibite, come fumare, rubare, fuggire. I suoi genitori decideranno perciò, per allontanare i due ragazzi, e per prendere le distanze dalle cattive compagnie, di mandare Paul/ James alla scuola privata del fratello, non prima di un’ultima, eroica impresa. Della nuova scuola, la Kew-Forest School, è alunno anche Donald Trump – futuro presidente degli Stati Uniti – il cui padre Fred Trump siede nel consiglio scolastico.

Armageddon time: atmosfere vintage

Le colpe di quasi tutti gli ‘eventi critici’ compiuti da Paul e Johnny ricadranno sul ragazzino di colore – nonostante la lealtà di Paul /James verso l’amico – del quale nessuno si occupa, e che presto verrà affidato ai servizi sociale e alla polizia. Gray, con alle spalle una solida famiglia e dei risparmi, si salverà e prenderà la sua strada. Ma l’iniziazione del regista ragazzino lascerà le sue tracce per sempre, contro ogni ipocrisia e contro la cosiddetta ‘normalità’, tanto invocata dal padre.

La confezione del film è più che godibile, accompagnata da una scenografia che ricostruisce nel dettaglio oggetti e costumi dell’epoca e da una fotografia perfettamente vintage, che contribuisce a dare un senso di inafferrabile nostalgia all’intero film: quel virato seppia che pervade gli Anni Settanta e Ottanta dilatandosi sulla casa dei Gray e sugli States in generale.

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Armageddon time

  • Anno: 2022
  • Durata: 1 h. 55'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Stati Uniti
  • Regia: James Gray