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‘Erasing Frank’ il punk come protesta e via di fuga

Dalla Settimana Internazionale della Critica a Venezia al Soundscreen Film Festival

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Già presentato alla Settimana Internazionale della Critica a Venezia 78, Erasing Frank di Gábor Fabricius è in concorso al Soundscreen Film Festival 2021 (qui per il programma del festival). Uno spaccato di storia e un tentativo, più che riuscito, di far emergere sempre la propria libertà. A qualunque costo.

Erasing Frank: la trama

Frank è il carismatico leader di un gruppo punk bandito nella Budapest di inizio anni ’80. Il protagonista cerca, in tutti i modi, e con ogni mezzo (in primis quello della musica) di opporsi al regime totalitario che opprime lui e tutta la popolazione. Cerca di dar voce alla sua generazione e a chi lo segue. Ma questi suoi tentativi di contrastare il regime gli si ritorcono contro e Frank viene rinchiuso dalla polizia in un ospedale psichiatrico. Questo nella speranza che cessino le manifestazioni alle quali dà continuamente vita. Ma Frank è pronto a tutto pur di essere libero e di affermare ciò in cui crede.

Libertà contro oppressione

Al centro di Erasing Frank c’è sicuramente, oltre alla musica e all’impatto che essa ha nella narrazione, nel protagonista e nei personaggi in generale, un’opposizione molto forte. Per tutta la durata del lungometraggio si fronteggiano libertà e oppressione. Da una parte c’è il regime totalitario che soffoca continuamente qualsiasi forma contraria. Dall’altra c’è il tentativo, da parte di tutti gli altri, di evadere e far valere i propri diritti.

Anche la musica è politica

Così il regime giustifica la reclusione del protagonista, considerato uno dei più pericolosi oppositori.

erasing frank

Musica e libertà soffocate

L’altro elemento, già accennato, che contraddistingue Erasing Frank è la musica. Una musica che diventa protagonista. E una musica che, inizialmente, è strabordante, potente ed energica, ma che, con l’andare avanti della storia, si affievolisce fino praticamente a spengersi, in un certo senso.

Nel momento in cui Frank viene privato della propria libertà, anche la musica, in generale, cambia e “si adatta” alla situazione. Il protagonista è portato al soffocamento e all’omologazione. Emblematico a tal proposito il parallelismo tra la sequenza inziale e quella finale.

La scelta del bianco e nero in Erasing Frank

Non solo la musica, ma anche i colori la fanno da padrona. Per il suo primo lungometraggio Gábor Fabricius sceglie di ricorrere al bianco e nero. Non solo per dare spazio alla voce, a quella voce spesso soffocata e che, invece, avrebbe bisogno di emergere senza distrazioni e, quindi, senza colori. Ma anche perché la scelta del bianco e nero è simbolica. La forza del bianco e nero e il ricorso a un forte chiaroscuro arriva a logorare Frank, chi gli sta intorno e anche lo spettatore.

I personaggi

Una menzione speciale va, per forza di cose, a Frank, costantemente e freneticamente seguito dalla macchina da presa che non perde un istante del cantante, con numerosi primi piani a cercare di cogliere ogni sfumatura. E, nell’ambito dei personaggi, ma a proposito dell’omologazione alla quale si è fatto riferimento, c’è da tenere d’occhio il rapporto tra il protagonista di Erasing Frank e la giovane che incontra nell’ospedale psichiatrico. Una sorta di sua alter ego, ma anche antitesi allo stesso tempo.

Con una strizzata d’occhio, in una scena allo specchio, al personaggio di Joker e, in particolare, a quello di Todd Philips, Erasing Frank è, senza dubbio, un film che colpisce. E un film che mette in guardia, anche e soprattutto adesso. E forse è proprio questo il suo punto a favore.

Sono Veronica e qui puoi trovare altri miei articoli

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