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The Walking Dead: dalla recensione della stagione 11 alla storia di un successo

Hilltop e Alexandria sono le due città che resistono all'avanzata dei Sussurratori: riusciranno Daryl, Carol e gli altri a fermarne l'avanzata?

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La stagione 11 di The Walking Dead è disponibile dal 23 agosto 2021 su Disney Plus, che la rilascia a cadenza settimanale.

Da agosto, tutte le dieci stagioni di The Walking Dead sono disponibili sulla piattaforma.

La Trama

Rick Grimes è un vice sceriffo vittima di un incidente durante uno scontro a fuoco con dei fuorilegge: colpito alla schiena, va in coma, lasciando tra le lacrime la moglie Lori e il figlio Carl. Il risveglio, poco tempo dopo, è traumatico: l’ospedale è distrutto ed è pieno di cadaveri. Rick non ci metterà molto a capire la situazione: il “virus”, che sembrava essere controllato prima del suo incidente, ha preso piede. I morti si risvegliano e attaccano i vivi, la cui presenza è sempre minore. Il vice sceriffo sfrutterà tutte le sue abilità di sopravvivenza e di capacità con le armi per sopravvivere e uscire dalla città, trovando altri superstiti rifugiati tra i boschi; tra questi, ritrova la famiglia e il suo migliore amico Shane. Costretti continuamente a spostarsi, presto si accorgeranno che i primi e veri nemici non sono i morti che camminano, ma sono proprio gli esseri umani, che sono spinti unicamente dall’istinto di sopravvivenza.

Dove eravamo rimasti…

Nella decima stagione, sono passati sei anni dalla scomparsa di Rick Grimes. Rimangono sostanzialmente solo Alexandria e Hilltop. C’è stato un non meglio specificato litigio tra i leader. Maggie se n’è andata col figlio per seguire Georgie, la donna che ha scambiato con lei le istruzioni per un mondo nuovo. Daryl se n’è andato subito dopo la presunta morte di Rick, ma non ha mai smesso di cercarne il cadavere in compagnia di Dog, un cane, per l’appunto.

Judith Grimes ha circa dieci anni e ora ha un fratellino, RJ, nato da suo padre Rick e da Michonne. La ragazzina ha il coraggio del padre e la destrezza della matrigna con la katana. Riporta infatti un gruppo di sopravvissuti ad Alexandria: Magna, Yumiko, Connie, Kelly e Luke. Michonne è sospettosa e decide di spedirli ad Hilltop. Jesus è stato votato leader di Hilltop, ma non è esattamente quello per cui è nato. L’uomo viene però ucciso durante uno scontro con un gruppo di non morti, ma il colpo fatale sembra proprio provenire da uno degli zombie armato.

Scopriamo che sono i Sussurratori, capeggiati da Alpha; travestiti da non morti, guidano orde di zombie, che sembrano considerare in qualche modo parte del ciclo vitale. Per saperne di più sul nuovo nemico, Michonne e Daryl prendono in ostaggio uno di loro, che si rivela essere Lydia, la figlia di Alpha, vittima di indicibili sofferenze fisiche e psicologiche da parte della madre. Henry e Lydia formano un legame immediato.

Le comunità, intanto, si riuniscono e firmano lo statuto tenuto segretamente nascosto da Ezekiel per tutti quegli anni. Ma Alpha si infiltra alla festa travestita e, uno per uno, attira a sé dieci personaggi che vengono poi legati e uccisi dalla sua gente, e le loro teste rianimate impalate su dei bastoni, a segnare un confine invalicabile tra loro e i Sussurratori. Tra questi c’è anche Henry. Anche Siddiq è stato catturato, ma viene lasciato in vita da Alpha in modo che possa dire agli altri cosa è accaduto. Contro le aspettative, il suo racconto di come ognuno abbia combattuto fino alla fine si rivela un edificante racconto di unione. Incapace di far fronte al loro dolore per la morte di Henry, Carol rompe con Ezekiel e torna ad Alexandria, mentre il Regno cade definitivamente.

Quindi un gruppo di membri di Hilltop e di Alexandria aiuta a scortare le persone a Hilltop prima che una tempesta di neve renda il percorso impraticabile, ma questo avviene prima del previsto e i nostri sono costretti ad attraversare il confine di Alpha. Judith scappa nella neve per cercare Dog e quasi muore congelata, ma Negan le salva la vita. L’ex leader dei Salvatori era fuggito dalla sua cella ma, trovando il Santuario abbandonato, ha deciso di tornare ad Alexandria e cercare di conquistare la fiducia del gruppo per diventare parte di loro.

Dopo che Eugene e Rosita hanno installato un’antenna radio, Hilltop e Alexandria possono comunicare tra loro, ma una voce misteriosa gracchia dall’altoparlante.

La situazione si fa surreale, perché nonostante i Sussurratori non si vedano da mesi, la loro minaccia è palpabile. Prevalgono sentimenti negativi, per lo più rivolti ai due outsider: Lydia e Negan. Parte di questo clima paranoico è fomentato in segreto da Dante, un medico aiutante di Siddiq, ma in realtà una spia di Alpha che cerca di sabotare il gruppo dall’interno manomettendo anche l’impianto idrico di Alexandria e arrivando ad uccidere lo stesso Siddiq quando lo scopre.

Nel frattempo, Negan viene apparentemente fatto evadere. Scopriremo che ciò fa parte del piano di Carol per sabotare a sua volta i Sussurratori dall’interno. Negan si infiltra così tra i ranghi dei Sussurratori e si guadagna duramente la fiducia di Alpha, ma mai pienamente quella di Beta, suo luogotenente. L’asso nella manica di Alpha è un’orda di zombie che tiene radunata in segreto e che i nostri fanno di tutto per trovare. Una traditrice tra i Sussurratori rivela che l’orda si trova in una caverna e Carol, carica di odio e desiderosa di vendetta, si lancia alla volta di quel luogo, facendo intrappolare i compagni e rischiando la loro vita maneggiando della dinamite per distruggere l’orda, la cui esplosione seppellisce Magna e Connie sotto uno strato di macerie.

Alpha decide di attaccare Hilltop con i suoi zombie e la battaglia distrugge completamente l’avamposto. Daryl e compagni sono preparati, ma il numero dei non morti è semplicemente superiore, e non aiutano le bombe di resina lanciate dai Sussurratori, che devastano gli edifici e gettano nel panico i sopravvissuti. Intanto, Michonne conosce Virgil, un uomo che le offre delle armi in cambio di un passaggio sulla sua isola. Lì, però, non c’è traccia di armi e Michonne deve affrontare la disperazione di Virgil, profondamente mutato dopo aver perso la famiglia. In compenso la donna rinviene tracce di Rick e decide così di mettersi alla sua ricerca congedandosi da Judith e dalla serie.

Avevamo lasciato Negan tra i Sussurratori, ma il suo scopo si materializza quando ha l’occasione di trascinare Alpha con l’inganno in un luogo isolato. L’uomo decapita letteralmente la mente dei Sussurratori e consegna la sua testa a Carol, che però non vuole ancora reintegrarlo nel gruppo, come da accordi. Beta scopre la morte di Alpha, impazzisce e progetta l’annientamento definitivo di Alexandria. Solo che i nostri si sono rifugiati in un ospedale abbandonato, dove però Beta li raggiunge, non prima di aver raso al suolo Alexandria.

Daryl e compagni progettano di attirare l’orda e i Sussurratori lontano dall’ospedale e in parte ci riescono, al punto che Daryl e Negan danno il colpo di grazia a Beta. All’ospedale, intanto, Gabriel guida l’ultima resistenza contro i Sussurratori rimasti e viene soccorso da Maggie, che salva la situazione all’ultimo momento. Lydia e Carol guidano l’orda verso una scogliera oltre la quale disperderla, e quest’ultima desidera sacrificarsi per i sensi di colpa acculati nel corso degli ultimi eventi, ma Lydia la dissuade da quell’obiettivo e la convince a vivere.

L’orda di Alpha precipita e i nostri sono salvi. Il ritorno di Maggie riaccende il conflitto tra lei e Negan, allontanando ulteriormente le possibilità di riscatto di quest’ultimo, e porta con sé una nuova minaccia, quella dei Mietitori; i misteriosi antagonisti che l’hanno costretta a tornare e che sembrano perseguitarla senza ragioni. Inoltre, nessuno lo sa, ma Connie è sopravvissuta alla caverna e si è imbattuta in Virgil.

Nel frattempo, Eugene, Ezekiel e Yumiko sono partiti per una missione molto precisa; incontrarsi con Stephanie, la voce misteriosa conosciuta via radio da Eugene, che ha fissato insieme a lui la data e il luogo dell’incontro. Lungo la strada, i tre fanno la conoscenza di Princess, una ragazza dal passato difficile che ha vissuto troppo a lungo da sola in quel mondo profondamente mutato. Insieme a lei proseguono verso la meta ma, una volta giunti a destinazione, vengono catturati da un gruppo di soldati in armatura e imprigionati alle porte del Commonwealth.

La Recensione

Poche serie probabilmente hanno il proprio destino legato ai loro showrunner così come The Walking Dead. Nata tra le pagine di un fumetto (omonimo) ideato da Robert Kirkman, è stato lo stesso autore che ha curato inizialmente la trasposizione sul piccolo schermo, mettendo in chiaro fin da subito che, sebbene i personaggi sarebbero stati gli stessi, le linee narrative degli albi e delle puntate tv sarebbero state differenti.

E così è stato, almeno per i particolari: perché a grosse linee, lo sviluppo drammaturgico di TWD ha avuto dei paletti di confine rispettati in entrambi i media.

Fulcro dell’operazione, nonostante il titolo, non sono mai stati gli zombi -che nel serial non vengono mai chiamati così, bensì appunto vaganti– ma le reazioni dei sopravvissuti e il loro lento tentativo di ripristinare una società civile.

Sul lungo termine, arrivati all’undicesima stagione, si può dire che quest’intento è stato raggiunto: dopo le visioni apocalittiche con le quali si era aperta la serie, dopo diciassette anni di narrazione siamo arrivati alla costruzione di (almeno) due centri abitati, Hilltop e Alexandria, e la ripresa delle attività contadine.

Tutto questo sullo sfondo delle guerre umane, delle pochezze esistenziali di sparuti gruppi di uomini che nel disperato tentativo di sopravvivere tornano alla legge numero uno, ovvero quella delle giungla. O muoiono cercando di non sottostarvi.

Showrunner di successo

Il peccato di TWD però, come si diceva sopra, è sempre stato originale. La prima stagione è partita con la benedizione di Kirkman stesso, mentre come showrunner c’era Frank Darabont, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico che aveva nel suo carnet robe come Il Miglio Verde, The Mist e Le Ali Della Libertà (alcuni tra i migliori adattamenti da Stephen King) nonché il serial capolavoro The Shield (correva l’anno 2007 e Michael Chiklis rivoluzionava con Shawn Ryan il genere poliziesco detection ispirandosi allo scandalo Rampart).

La serie partì allora a razzo, collezionando premi e riconoscimenti nonché applausi fra pubblico e critica decretando un successo incredibile e mai visto per una serie tutto sommato horror; il primo episodio fu visto da 5,3 milioni di telespettatori diventando l’episodio pilota su AMC con più ascolti in assoluto, l’ottavo della seconda raggiunse quasi 9 milioni di spettatori, mentre tale record venne nuovamente superato dalla premiere della terza, vista da 10,9 milioni di spettatori.

Il quarto episodio della quarta totalizzò 16.111.000 utenti, record battuto successivamente dalla premiere della quinta che ne fece invece 17.286.000. TWD era insomma lo show più visto della tv via cavo, ma proprio in quel momento (quando si è in cima o si cade o si rimane faticosamente, ma più dall’alto cadi più fai rumore) qualcosa si è spezzato.

Montagne russe zombi

Insomma, l’equilibrio tra showruner e serie tv è molto fragile.

Come in un meccanismo particolarmente complesso nella sua elementarità: se un pezzo si rompe l’intero sistema si sfascia. Sono stati diversi gli show che hanno visto, in corso d’opera, rivoluzionare i propri team creativi, corsi totalmente nuovi di volta in volta che magari ne hanno migliorato la scrittura, riconquistare la fiducia di fan dispersi per strada o firmato anche la condanna a morte (vedi cancellazione).

Sin dal suo esordio nel 2010 TWD è stata al centro di un inarrestabile susseguirsi di showrunner. Darabont fu quindi mandato via dopo la prima stagione, a sua detta date le insistenze del network sostanzialmente per ridurre il budget di ogni episodio per poter produrre più episodi possibili, puntando conseguentemente sulla quantità invece che sulla qualità.

Parole dure, quelle spese da Darabont e confermate dal suo successore, ovvero quel Glenn Mazzara già membro del team di autori originale: che, già a conoscenza di meccanismi e dinamiche, ha aiutato e contribuito a mantenere alt(issim)o il livello con cui la serie si era presentata.

La terza stagione resta infatti ad oggi la migliore per pathos e incastri tra relazioni private e orrori pubblici, confermando The Walking Dead come una delle novità più interessanti dell’allora nuovo panorama seriale televisivo. Tutto questo non fermò la produzione che infatti decise un altro turnover, al quinto anno fuori Mazzara dentro Scott M. Gimple.

Lo show è diventato allora una montagna russa, almeno all’inizio: momenti esaltanti si alternavano a sequenze di stanca, iniziando a mostrare qualche crepa.

È stato anche quello il momento in cui le storie si sono allontanate pericolosamente troppo dai solchi tracciati dal fumetto (che invece veleggiava con successo oltre il numero 100, risultato eccezionale se si pensa che era un prodotto della Image Comics). Il tonfo era quindi nell’aria: sesta, settima e ottava stagione sono state un disastro annunciato.

Lunghe pause narrative, ellissi ingiustificate, il ritmo si dilata e la serie si impantana iniziando a perdere spettatori. Tanto che, all’alba della nona stagione, arriva Angela Kang: che subito tenta il tutto per tutto, serve una sterzata rapida e un cambio drastico.

Vuoto di potere

Sotto le sue direttive, infatti, il protagonista assoluto, Rick Grimes (Andrew Lincoln) -fulcro assoluto della serie a fumetti tanto che nelle intenzioni dell’autore tutta la storia era la storia di Rick- con un coup de theatre inaspettato esce di scena lasciando il posto di “guida narrativa”.

E inaspettatamente (o forse no), TWD riprende quota: come nel fumetto, un altro protagonista (Carl, figlio di Rick) lascia il set, e le storie tornano ad essere due rette parallele ma non perpendicolari.

Certo è che il danno è fatto: gli ascolti d’oro sono un ricordo, il panorama seriale in dieci anni è stato rivoluzionato così come la grammatica che proprio The Walking Dead stava contribuendo a (ri)scrivere, e farsi strada in un luogo così affollato è sempre più difficile.

Nel frattempo, due spinoff sono nati (Fear The Walking Dead e The Walking Dead: The Word Beyond) e l’effetto novità della creazione di Kirkman è bello che passato. Resta il fatto che i primi episodi della stagione undici, nelle intenzioni l’ultima prima di intraprendere un percorso cinematografico con Grimes protagonista assoluto, sono un definitivo ritorno alla qualità, con una scrittura precisa e un tratteggio nei personaggi raffinato e di livello: in particolare, tra questa e la decima, è stato ottimo il trattamento riservato a Negan (Jeffrey Dean Morgan, perfetto), uno dei villain più tragici e spaventosi della serie, e quello ad Alpha, leader dei Sussurratori.

I confini che superiamo

Ad oggi, le trame sembrano lentamente iniziare a convergere verso uno showdown assoluto, ma con quello stile affascinante e perturbante che aveva decretato il successo del serial all’inizio: ovvero la scelta straniante di silenziare le musiche e far parlare i personaggi, usare l’orrore come sfondo e posizionare in prima linea i personaggi, ma soprattutto diluendo il tempo dell’azione in lunghe sequenze discorsive dal tono riflessivo.

Se, come diceva qualcuno, nella mia fine è il mio principio, resta da vedere come Kirkman e la Kang decideranno di mettere la parola fine ad una delle storie che hanno irrimediabilmente segnato l’immaginario dell’audiovisivo moderno.

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The Walking Dead

  • Anno: 2021
  • Durata: 11 stagioni, 177 episodi
  • Distribuzione: Disney Plus, AMC
  • Genere: horror
  • Nazionalita: Stati Uniti
  • Regia: aavv
  • Data di uscita: 23-August-2021