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Biennale del Cinema di Venezia

Spencer: la recensione del nuovo film di Pablo Larrain

Dopo Jackie, l'autore cileno firma un altro biopic, su Lady D

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Pablo Larrain torna alla Mostra del Cinema di Venezia con Spencer, nella selezione ufficiale, attesissimo biopic su Lady D con un’interprete d’eccezione, Kristen Stewart.

La trama

Il matrimonio della principessa Diana e del principe Carlo è da tempo in crisi. Sebbene le voci di tradimenti e di divorzio abbondino, in occasione delle feste di Natale nella residenza reale di Sandringham viene decretato un periodo di pace. Si mangia e si beve, si spara e si caccia. Diana conosce il gioco, ma quest’anno le cose saranno molto diverse.
Spencer immagina cosa potrebbe essere accaduto durante quei pochi giorni decisivi.

La recensione

Post Mortem.

Sembrano partire da qua (film e concetto) le ricognizioni di Pablo Larrain, autore cileno tra i più suggestivi e interessanti degli ultimi anni, sul corpo e sul significato di alcune icone dell’immaginario collettivo.

Dopo la trilogia anti-Pinochet (Post Mortem, appunto, Tony Manero e No-I Giorni Dell’Arcobaleno), che ha mostrato un cinema capace di passare con disinvoltura dal pubblico al privato, mostrando come siano strettamente interconnessi, Larrain, figlio dell’ex presidente dell’Unione Democratica Indipendente Hernàn Larrain, si è calato nei panni di un biografo del presente.

A metà strada tra l’entomologia e l’autopsia, ha indagato (sul)la morte degli ideali e dei sogni mostrando l’eviscerazione del mito: prima Pablo Neruda (in Neruda), poi Jacqueline Kennedy (in Jackie), arrivando adesso a Spencer (“una favola da una tragedia vera”, come dice la frase che apre il film su Lady D).

spencer

La storia si svolge durante un weekend di Natale, l’ultimo prima della separazione, che si dipana però immaginario e immaginato, e che Diana Spencer trascorre insieme al marito -già notoriamente ritornato in amore con Camilla-, alla suocera -monade fissa in un’immutabile passato sempre presente-, e i due figli -unico faro in una vita di ombre-.

Larrain prende Lady D, ma decide di non raccontare quello che è successo, immaginando invece cosa sarebbe potuto succedere se quel corpo, quel totem, avesse trovato la forza di sfuggire al suo destino: Spencer è allora un tuffo nell’immagine emotiva di chi fosse Diana in un momento di svolta fondamentale. Un’affermazione fisica della somma delle sue parti che inizia proprio dal suo nome di nascita, Spencer.

Prevedibilmente, però, il film fallisce su più fronti.

Prima di tutto, nella forzata coincidenza (secondo il regista, fin dal casting) tra il corpo di Diana e quello della sua interprete, quella Kristen Stewart scelta, si dice, perché anche lei, per Larrain, è stata vittima di una fortissima pressione mediatica, capace allora di prendere su di sé i dolori e gli strazi della principessa del Galles.

Ma viviamo in un’epoca che fa dello stimolo sensoriale e delle suggestioni visive il suo fulcro: è inevitabile che la Lady D dell’attrice di Twilight venga messa a confronto con la Emma Corrin di The Crown in una lotta impari. Le modeste doti della Stewart non reggono il peso di un personaggio così complesso e compromesso, che obbliga a confrontarsi con un intero immaginario.

La mente torna inevitabilmente allo spessore che Natalie Portman, sempre a Venezia, sempre con Larrain e sempre in un biopic, dava alla Onassis, mostrando un’infinità di sfumature che evadevano dal ritratto agiografico, emozionando fino in fondo.

La pazzia, il passato, un senso costante di oppressione, sono alcuni dei temi che la filmografia di Larrain porta nel suo dna: e li ritroviamo puntuali in Spencer, ma snaturati, depotenziati, smarriti e diluiti in un percorso che si fa fantasmatico (la tenuta natìa di Diana sembra una ghost house, e gli spettri del passato sembrano pesare su tutto il film), ma che non trova un baricentro nel mettere a fianco diverse suggestioni e diverse posizioni.

E non aiuta neanche la circostanza che, tenendo in mente sempre The Crown per come ha raccontato i reali, Spencer sembri un film che perde continuamente la traccia: pur se il regista decide di prendere un sentiero laterale, la declinazione che fa di Diana sembra costantemente in bilico sul già detto, insistendo su una sua fragilità e mostrando ripetutamente una coazione a ripetere che, sul lungo percorso, diventa grottesca (i suoi ritardi, gli attacchi di bulimia) e giocata sempre sulla scarsissima presenza scenica della protagonista, che, a parte un’innegabile somiglianza fisica con il personaggio, non va oltre a smorfie e alzate di spalle con occhi lucidi e tremanti.

Conducendo il film a fondo, fino a un finale posticcio che strappa un sorriso per ingenuità e banalità.

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Ema

Jackie 

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Spencer

  • Anno: 2021
  • Durata: 111
  • Distribuzione: Leone Film Group
  • Genere: biopic
  • Regia: Pablo Larrain