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Geometrie inverse: il curioso caso di Benjamin Button

La storia di Benjamin Button è intrisa di mistero e di non senso come tutte le storie fantastiche che sovvertono l’ordine naturale delle cose.

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La storia di Benjamin Button è intrisa di mistero e di non senso come tutte le storie fantastiche che sovvertono l’ordine naturale delle cose. L’idea di un uomo che al momento della nascita ha tutte le fattezze di un’ottantenne e ringiovanisce man mano che passano gli anni, rappresenta un paradosso che sfida la linearità del pensiero logico e richiede la complicità di quella parte di noi che è ancora in grado di vibrare di fronte al racconto di una favola. Le arti visive hanno compreso meglio di ogni altra forma di espressione artistica che le contraddizioni, i paradossi e le inversioni delle normali geometrie che regolano la nostra vita hanno il potere di gettare confusione e scompiglio nella consolante ripetitività del pensiero razionale. Quando questo accade e la logica vacilla ci accorgiamo che entra in gioco un altro modo di vivere e vedere le cose. Analizzare, discernere, differenziare e calcolare sono tutte azioni mentali estremamente utili per fronteggiare la vita quotidiana, ma appaiono inadatte per confrontarsi con i misteri della vita affettiva. Le verità più profonde relative alle dinamiche esistenziali che caratterizzano lo sviluppo dell’uomo, scelgono percorsi criptici e tortuosi per manifestarsi e la loro comprensione arricchisce la coscienza di nuove possibilità trasformative. Quindi un caso curioso come quello di Benjamin Button può risultare un paradosso assurdo e lontano dall’umana esperienza, se osservato con gli occhi della razionalità, mentre può essere una finestra che permette di affacciarsi a stati interiori universali se consideriamo l’immagine come la versione drammatizzata di movimenti interni. La vicenda di Benjamin Botton infatti ci racconta dell’inquietudine, assai diffusa sia nella normalità che nella patologia, che prende forma quando ci troviamo a vivere delle fratture che ci impediscono un contatto completo con noi stessi e con gli altri. La potenza del personaggio di Benjamin risiede proprio nel fatto che il suo strano cammino a ritroso nel tempo lo pone nelle condizioni di disarmonia sia nei confronti di se stesso che nei confronti degli altri. In ogni istante della sua vita i suoi vissuti mentali e il suo aspetto fisico sono in costantemente scoordinati. Quando la sua mente infantile è bramosa di conoscere il mondo, il suo corpo minato dalle patologie delle senescenza determina un disequilibrio interno di difficile soluzione. Invece quando il suo corpo vive il vigore della giovinezza la sua mente è appesantita da esperienze, ricordi e perdite. Le stesse sfasature Benjamin le vive nel suo rapporto con gli altri che si trovano spesso in imbarazzo nei confronti di queste discrasie. L’esperienza interna di Benjamin è quella di una continua impossibilità di far corrispondere i propri desideri e bisogni con le reazioni che il suo aspetto suscita negli altri. Entrando nella storia di Benjamin con uno sguardo immaginale orientato a sentire piuttosto che a capire, è possibile avvertire la profonda comunanza tra la narrazione fantastica e la vita reale delle emozioni. È infatti esperienza comune di ognuno sperimentare degli stati di scarsa sintonizzazione con se stessi che poi si ripercuotono nelle relazioni con gli altri. Ma la storia di Benjamin Button non consente soltanto di identificarsi con l’esperienza continua dello scarto lacerante che ci divide da noi stessi e dagli altri, ma consente anche di apprezzare come ogni relazione tra due persone è costellata da momenti di rottura e di intensa unione. Quando Benjamin incontra una ragazzina, che successivamente diventerà sua moglie, il suo aspetto esteriore rende impossibile quell’incontro, ma con il passare degli anni lentamente le loro età iniziano a coincidere e la loro unione sarà permessa dall’allineamento delle dimensioni interne ed esterne di lui e di lei. Purtroppo però il progredire del tempo li allontanerà di nuovo consegnando lei all’invecchiamento e lui alla fanciullezza. Anche quest’ultimo aspetto rende il caso Button estremamente vicino all’esperienza comune in cui due partner impegnati in una relazione vivono degli stati di disunione eternamente alternati a stati di intensa intimità. L’apparente assurdità del caso Button ci dischiude i segreti delle spesso insanabili scissioni che albergano in noi e dei parallelismi intangibili che ci allontanano dalle persone che sentiamo più vicine.

Damiano Biondi


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