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FOCUS ITALIA

Walter Veltroni dirigerá un biopic su Pio La Torre

Nel 2022 verrà prodotto il documentario di Walter Veltroni dedicato a Pio la Torre. Ad annuciarlo è la Minerva Pictures.

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Sono passati quasi quarant’anni dall’uccisione di Pio La Torre (segratario regionale del PCI siciliano) e del suo autista e amico Rosario di Salvo per mano di Cosa Nostra.

Sarà Walter Veltroni a dirigere il biopic su un uomo importantissimo, figura simbolica della storia italiana, che ha dedicato la sua vita alla lotta contro la mafia e le varie forme in cui essa si è manifestata nel corso dei suoi anni.

La società di produzione e distribuzione cinematografica, Minerva Pictures, attiva nel mercato cinematografico e audiovisivo da oltre sessant’anni, produrrà il documentario scritto da Walter Veltroni.

Per Minerva Pictures è un onore portare all’attenzione del pubblico storie come quella di Pio La Torre. Un uomo guidato da grandi valori umani e civili e da un grande senso di giustizia sociale, tema anche oggi al centro del dibattito. La sua visione, a quarant’anni dalla scomparsa, assume un significato e un valore ancora più ampio. Sono particolarmente felice che sia un grande autore come Walter Veltroni a firmare questo doveroso, primo omaggio. Non escludiamo di lavorare anche su un film di finzione incentrato sulla figura di Pio la Torre. Atto dovuto per un uomo che tanto ha dato alla vita democratica del paese.”Gianluca Curti, Amministratore Delegato di Minerva Pictures.

Il sesto documentario per Walter Veltroni…

Con questo film biografico Veltroni firmerà il suo sesto documentario, le cui riprese si svolgeranno tra Palermo e la Sicilia, e Roma.

La vita di Pio La Torre emergerà da interviste, registrazioni di processi, testimonianze, archivi delle tv locali siciliane, interventi ai congressi di partito o in parlamento, come quello dopo la tragedia di Punta Raisi del 1979, e la vita privata, dai ricordi e dalle immagini inedite condivise dalla famiglia.

L’infanzia a Palermo, insieme a quattro fratelli in una famiglia contadina, gli anni della giovinezza, delle lotte sociali accanto ai braccianti siciliani per il diritto alla coltivazione delle terre.

Il tragico epilogo, la mattina del 30 aprile 1982, quando viene assassinato a Palermo a bordo di una macchina guidata dal compagno di partito Rosario Di Salvo, che perde la vita insieme a lui.

Nel 2007, la Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha emesso l’ultima di una serie di sentenze, che hanno individuato in alcuni boss di Cosa Nostra i mandanti dell’omicidio.

Ma alcuni documenti di Giovanni Falcone recentemente desecretati riconducono l’uccisione di La Torre, come quelle di altri esponenti politici tra il 1978 e il 1982, anche all’interno del citato filone di delitti politico-mafiosi, che intrecciano le istanze congiunte di criminalità, terrorismo nero, segmenti deviati dello Stato.

 

Conoscevo da anni Pio e gli volevo bene. Occuparmi della sua vita e dell’assassinio suo e di Rosario di Salvo è un onore e una grande responsabilità. Con la collaborazione dei suoi figli Franco e Filippo e dei suoi tanti amici e compagni cercheremo di ricostruire la vita di un dirigente della sinistra, di un uomo che non ha mai smesso di combattere mafia e poteri forti, che ha aiutato il paese a comprendere e combattere il sistema mafioso.” Walter Veltroni

Ricordiamo la storia di Pio La Torre, un breve riassunto della sua carriera politica fino al suo omicidio.

Pio La Torre (Palermo, 24 dicembre 1927–Palermo,30 aprile1982) è stato un politico e sindacalista italiano.

Il suo impegno politico comincia con l’iscrizione al Partito Comunista nell’autunno del 1945 e con l’apertura di una sezione del partito nella sua borgata e in quelle vicine. Il periodo tra il 1945 e il 1950 è caratterizzato dalla lotta per l’effettiva applicazione dei decreti Gullo, provvedimenti legislativi emanati dal ministro dell’agricoltura del governo Badoglio che garantivano ai contadini maggiori diritti e più terre da coltivare. Pio la Torre, che nel 1947 era divenuto funzionario della Federterra, partecipò attivamente a queste proteste.

Durante luglio del 1949 il Consiglio Federale del PCI (del quale La Torre era divenuto membro) dà via alla slogan:

La terra a tutti”.

La protesta prevedeva il censimento delle terre giudicate incolte o mal coltivate e l’assegnazione in parti uguali a tutti i braccianti che ne avessero bisogno.

Il 29 ottobre in Calabria, precisamente nel comune di Melissa, le proteste dei contadini erano sfociate in tragedia con l’uccisione da parte delle forze dell’ordine di tre persone, tra cui un bambino e una donna, più quindici feriti e altri numerosi arresti. 

Proprio il giorno della strage di Melissa, Pio La Torre celebrava con rito civile al municipio di Palermo il suo matrimonio con Giuseppina Zacco, figlia di un medico palermitano. Informato dal segretario della federazione di Palermo, Pancrazio De Pasquale, interrompe il suo piccolo viaggio di nozze e rientra in città per preparare l’imminente lotta per le terre.

La strage di Melissa convinse i dirigenti del PCI palermitano ad anticipare la data dell’occupazione delle terre fissandola al 13 novembre successivo.

L’arresto a Bisacquino e la detenzione.

Il 10 marzo 1950 il movimento dei contadini è a Bisacquino; La Torre è alla testa del corteo formato all’incirca da 6.000 persone. Si prevedeva di occupare i quasi duemila ettari di terreno del feudo Santa Maria del Bosco. Arrivati sul feudo si procede con l’assegnazione di un ettaro di terreno a testa fissando i limiti di divisione. Durante la via del ritorno, i manifestanti vengono circondati dalle forze di polizia inviate dal prefetto Vicari.

La battaglia continua fino a sera quando, insieme ad altre centinaia di contadini, anche La Torre viene arrestato. È accusato, ingiustamente, dal tenente Caserta di averlo colpito con un bastone. La Torre viene ammanettato e condotto al carcere dell’Ucciardone di Palermo dove, all’alba dell’11 marzo, viene incarcerato.

Pio La Torre rimane in carcere per circa un anno e mezzo: dall’11 marzo 1950 al 23 agosto 1951.

Ritorno all’azione

Nel 1952 assume la carica di dirigente alla Camera confederale del lavoro e  organizza una massiccia raccolta di firme per la campagna universale a favore dell’appello di Stoccolma, lanciato dal movimento internazionale per la pace, che chiede la messa al bando delle armi atomiche.

Nello stesso anno fu eletto per la prima volta al Consiglio comunale di Palermo dove resterà fino al 1966. Nel 1959 diventa segretario regionale della Cgil e successivamente del PCI siciliano (1962-1967). Nel 1963 viene eletto all’Assemblea regionale siciliana. Nel 1969 viene chiamato a Roma dal partito alla Direzione centrale del PCI dove ricopre l’incarico di vice responsabile della Sezione agraria e della Sezione Meridionale.

Nel 1972 è eletto al Parlamento dove resterà per tre legislature, facendo parte delle Commissioni Bilancio e programmazione Agricoltura e Foreste, della commissione parlamentare per l’esercizio dei poteri di controllo sulla programmazione e sull’attuazione degli interventi ordinari e straordinari nel Mezzogiorno, ma soprattutto della commissione Antimafia.

La Torre, insieme al giudice Cesare Terranova, redasse e sottoscrisse come primo firmatario la relazione di minoranza che metteva in luce i legami tra la mafia e importanti uomini politici (in particolare della Democrazia Cristiana). Alla relazione aggiunge la proposta di legge “Disposizioni contro la mafia” tesa a integrare la legge 575/1965 e a introdurre un nuovo articolo nel codice penale: il 416 bis.

Fino ad allora il fenomeno mafioso non era riconosciuto come passibile di condanna penale.

ll 416 bis introduce il reato di associazione mafiosa punibile con una pena da tre a sei anni per i membri, pena che saliva da quattro a dieci nel caso di gruppo armato. Stabiliva la decadenza per gli arrestati della possibilità di ricoprire incarichi civili e soprattutto l’obbligatoria confisca dei beni direttamente riconducibili alle attività criminali perpetrate dagli arrestati.

Pio La Torre ha una grande conoscenza del fenomeno mafioso e del suo sistema di potere ed è consapevole delle sue trasformazioni.

Non ha paura di fare i nomi e i cognomi dei conniventi politici (famosi i suoi giudizi su Vito Ciancimino).

Dalla sua analisi del rapporto tra il sistema di potere mafioso e pezzi dello Stato emerge la sua convinzione che

“[la] compenetrazione è avvenuta storicamente come risultato di un incontro che è stato ricercato e voluto da tutte e due le parti (mafia e potere politico)…La mafia è quindi un fenomeno di classi dirigenti”.

La strategia mafiosa di intimidazione dei rappresentanti più impegnati nell’azione di contrasto da parte dello Stato contro la mafia, era al massimo fulgore: sono stati uccisi illustri rappresentanti dello stato come il giudice Cesare Terranova (il 25 settembre 1979), il procuratore della repubblica Gaetano Costa (6 agosto 1980) e il presidente della regione Piersanti Mattarella (6 gennaio 1980)

L’ultima battaglia contro l’installazione dei missili NATO

Il governo italiano aveva annunciato il 7 agosto del 1981 l’accordo con la NATO per l’installazione degli euromissili nucleari cruise nella base militare di Comiso in provincia di Ragusa.

Siamo in piena guerra fredda. La Torre dà forza e organizzazione ad un movimento crescente di protesta contro l’istallazione dei missili che vedeva il progetto di installazione come minaccia alla sicurezza (non solo siciliana) e non come possibile fonte di ritorno economico.

La Torre lanciò dal Circolo della Stampa di Palermo una petizione nell’ambito di un convegno a cui parteciparono esponenti di ogni orientamento politico, culturale e religioso. L’obiettivo era raccogliere un milione di firme. La prima grande manifestazione fu fissata per l’11 ottobre 1981, a Comiso, con un gran numero di partecipanti provenienti in marcia da Palermo.

Il successo della protesta fu enorme e la raccolta di firme straordinaria. Lo stesso La Torre spiegò in un articolo postumo, pubblicato su “Rinascita” il 14 maggio 1982, che la ragione della contrarietà ai missili era basata sulla assoluta contrarietà alla

“trasformazione della Sicilia in un avamposto di guerra in un mare Mediterraneo già profondamente segnato da pericolose tensioni e conflitti. Noi dobbiamo rifiutare questo destino e contrapporvi l’obiettivo di fare del Mediterraneo un mare di pace”.

L’assassinio

Il 30 aprile del 1982 , alle nove del mattino Pio La Torre (che aveva richiesto di riassumere la carica di segretario del PCI nell’autunno del 1981), insieme a Rosario Di Salvo, sta raggiungendo in auto, una Fiat 132, la sede del partito. In via Turba, di fronte la caserma Sole, si affiancano alla macchina due moto di grossa cilindrata: alcuni uomini coperti con il casco e armati di pistole e mitragliette sparano decine di colpi contro i due. La Torre muore all’istante mentre Di Salvo ha il tempo di estrarre la pistola e sparare alcuni colpi in un estremo tentativo di difesa.

 

Fonte: Minerva Pictures, Pio La Torre Onlus

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  • Distribuzione: Minerva Pictures
  • Genere: Documentario, biografico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Walter Veltroni